analisi su 905 report di sostenibilità csrd
Efrag: Esrs nella fase di consolidamento
La rendicontazione di sostenibilità secondo gli European Sustainability Reporting Standards (Esrs) entra nella sua fase di consolidamento. È quanto emerge dalla seconda edizione dello State of Play Report pubblicata da Efrag, che analizza 905 bilanci di sostenibilità relativi all’esercizio 2025, tutti sottoposti ad assurance esterna. Il campione, più ampio rispetto alle 656 rendicontazioni esaminate nella prima edizione, offre una fotografia dello stato di attuazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd).
MATERIALITÀ E STRATEGIA
Il quadro che emerge è quello di una sostanziale continuità rispetto al primo anno di applicazione. L’82% delle imprese ha aggiornato la propria Double Materiality Assessment (Dma), ma prevalentemente attraverso affinamenti metodologici o modifiche legate a cambiamenti del perimetro societario, senza rivoluzioni nell’impostazione complessiva. Resta dominante l’approccio “ibrido”, adottato dal 67% delle società, mentre il metodo bottom-up è utilizzato dal 28% e quello top-down rimane marginale (5%).
Anche la mappa dei temi materiali cambia poco. Clima (E1), forza lavoro propria (S1) e condotta aziendale (G1) continuano a rappresentare gli standard più frequentemente considerati materiali, rispettivamente dal 99%, 99% e 95% delle imprese analizzate. In media ogni società individua 6,4 temi materiali sui dieci previsti dagli Esrs e circa 30 impatti, rischi e opportunità (Iro), concentrati soprattutto proprio sugli standard climatici e sociali.
Uno degli elementi più interessanti del rapporto riguarda però la distanza tra la valutazione di materialità e la gestione strategica dei temi individuati. Sebbene le imprese dichiarino mediamente 6,4 temi materiali, fissano obiettivi quantitativi soltanto per 3,3 di essi. Inoltre solo il 63% collega gli obiettivi di sostenibilità ai sistemi di incentivazione del management.
CLIMA E GOVERNANCE
Sul fronte ambientale prosegue la diffusione dei Climate Transition Plan. La quota di imprese che dichiara di aver adottato un piano di transizione climatica sale dal 55% rilevato nel primo anno al 69% del campione 2025. Parallelamente, il 57% delle aziende dichiara obiettivi di decarbonizzazione compatibili con il limite di 1,5 °C, mentre cresce leggermente anche la rilevanza attribuita ai temi ambientali diversi dal clima, come inquinamento, acqua, biodiversità ed economia circolare.
Per la prima volta il report analizza anche le disclosure di governance. Oltre l’80% delle imprese che considera materiali i rapporti con i fornitori dichiara di utilizzare criteri Esg nei processi di selezione, prevalentemente attraverso codici di condotta.
SOCIAL E DISCLOSURE
L’analisi dedica inoltre un approfondimento agli aspetti sociali. Il divario retributivo medio non corretto tra uomini e donne si attesta al 14,3% a favore degli uomini, ma solo il 12% delle imprese accompagna questo dato con il calcolo del gender pay gap “aggiustato”, che confronta le retribuzioni tenendo conto di fattori come ruolo, livello professionale e distribuzione geografica della forza lavoro. Sul fronte dei diritti umani, l’89% delle società dispone ormai di policy dedicate ai lavoratori nella catena del valore e alle comunità interessate dalle proprie attività.
Infine, confrontando lo stesso campione di imprese presenti nelle due edizioni di analisi dell’Efrag, la lunghezza media dei report passa da 108 a 103 pagine, mentre la sezione dedicata alla sostenibilità rappresenta in media il 34% dell’intero annual report. Solo il 6% delle imprese introduce un executive summary.
Giulia Bandini
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