La Bce introduce i climate factor nelle garanzie bancarie
La Bce ha introdotto i climate factors nel proprio framework di valutazione delle garanzie. La misura è entrata in vigore il 15 giugno.
I climate factor si applicano ai corporate bond utilizzati dalle banche come collateral nelle operazioni di rifinanziamento con la Bce e incidono sul valore loro riconosciuto. Per le obbligazioni emesse da società maggiormente esposte ai rischi della transizione climatica viene infatti applicato un haircut più elevato, riducendo il valore del collaterale. Di conseguenza, a parità di obbligazioni presentate in garanzia, una banca potrà ottenere un ammontare inferiore di liquidità se l’emittente è considerato più vulnerabile agli shock legati alla transizione climatica.
Dato l’attuale contesto di bassi livelli di indebitamento e il limitato utilizzo di obbligazioni societarie come garanzia, la Bce prevede che l’effetto immediato dei fattori climatici sulle banche sarà limitato.
I fattori climatici saranno comunque rivisti periodicamente dal Consiglio direttivo, alla luce dell’evoluzione dei dati disponibili, della regolamentazione e delle metodologie di valutazione del rischio.
Poiché molti degli effetti futuri dei cambiamenti climatici sono senza precedenti, la Bce non può semplicemente fare affidamento sui dati storici per valutarne il potenziale impatto. Al contrario, svolge un’analisi di scenario prospettica, utilizzando un approccio in due fasi.
PRIMA FASE
Per ogni obbligazione societaria viene calcolato un uncertainty score, un punteggio di incertezza che le banche possono utilizzare come garanzia.
Questo punteggio tiene conto di tre elementi che, nel loro insieme, determinano la sensibilità di un’obbligazione agli shock di transizione:
- la componente di stressor, che cattura il potenziale impatto di uno shock di transizione sul valore degli attivi finanziari per i diversi settori
- l’Exposure della singola impresa sulla base di emissioni, target di decarbonizzazione e disclosure climatica
- la Vulnerability del titolo, collegata anche alla sua scadenza residua
SECONDA FASE
Nella seconda fase, il punteggio di incertezza specifico dell’attività viene trasformato in un climate factor. I fattori climatici vengono quindi riscalati in modo da variare entro un intervallo ristretto stabilito dal Consiglio Direttivo.
I settori delle utility, dei materiali e dei trasporti tendono ad avere climate factor bassi, a causa della loro elevata esposizione alla transizione, dell’intensità di capitale, della sensibilità normativa e della dipendenza dai combustibili fossili. Un basso fattore climatico riflette un’elevata incertezza e implica una riduzione relativamente elevata del valore delle garanzie.
Al contrario, i settori del software e dei servizi al consumo tendono ad avere climate factor elevati, poiché questI settori sono meno dipendenti dai combustibili fossili e quindi meno esposti agli shock di transizione.
BceClimate FactorClimate Transitioncollateralhaircut