Australia, stop miniera di carbone: troppe emissioni esportate

26 Ott 2026
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La Corte Suprema australiana si è pronunciata contro l’ampliamento di un’importante miniera di carbone, ritenendo che le autorità preposte alla pianificazione non avessero garantito che le emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale, fossero «ridotte al minimo nella misura massima possibile».

Gli attivisti ambientalisti hanno definito la sentenza emessa mercoledì la prima decisione giudiziaria in materia di cambiamenti climatici. Hanno affermato che essa costituisce un «precedente nazionale vincolante» che impone di valutare l’impatto sul clima al momento di valutare i progetti relativi ai combustibili fossili.

Il caso è quello denominato Mach Energy Australia Pty Ltd verso Denman Aberdeen Muswellbrook Scone Healthy Environment Group Inc e riguarda la miniera di carbone Mount Pleasant nel Nuovo Galles del Sud.

Mach Energy intende estrarre dal sito un totale di 444 milioni di tonnellate di carbone, quasi raddoppiando la quantità attualmente prodotta ogni anno, fino al 2048.

Poiché il carbone termico è destinato all’esportazione, le oltre 870 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica equivalente causate dalla sua combustione si verificheranno in altri Paesi.

Si tratta delle cosiddette emissioni scope 3, che non vengono conteggiate nell’inventario dei gas serra dell’Australia.

I residenti del Denman Aberdeen Muswellbrook Scone Healthy Environment Group si sono battuti per bloccare l’espansione, sostenendo che tali emissioni «a valle» causeranno danni legati al clima anche a livello locale e avrebbero dovuto essere prese in considerazione nell’ambito del processo di pianificazione.

 

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