Il report di ShareAction

CA100+ accusata di greenwashing sul clima

26 Mag 2022
Notizie SRI Finance Commenta Invia ad un amico
ShareAction ha analizzato le attività di stewardship e rendicontazione dei 60 maggiori membri della Climate Action 100+ e ha rilevato una scarsa qualità di engagement da parte degli investitori e scarsi progressi compiuti dalle imprese interessate dall'iniziativa. La ong ammonisce sul rischio di greenwashing da parte degli aderenti

Le insidie del greenwashing minacciano anche la Climate Action 100+, la più grande iniziativa di investitori al mondo sul cambiamento climatico. Invece di utilizzare davvero la loro influenza per spingere le aziende responsabili delle maggiori emissioni di gas serra ad intraprendere azioni, infatti, c’è il rischio che gli investitori utilizzino l’adesione alla CA100+ per comunicare in modo ingannevole un impegno per il clima che non trova riscontro nella realtà. È quanto emerge dal report “Power in Numbers? An assessment of CA100+ engagement on climate change” di ShareAction che ha analizzato le attività di stewardship e rendicontazione dei 60 maggiori membri del network, rappresentativi della provenienza geografica e del tipo di investitore.

Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 298 “CA100+, ShareAction avverte contro il greenwashing”), i risultati dello studio mostrano un’attività di engagement sui cambiamenti climatici di scarsa qualità e altrettanto scarsi progressi compiuti dalle imprese interessate dall’iniziativa. Per questo motivo, nel documento ShareAction sottolinea che la Climate Action 100+ deve stabilire chiare aspettative e standard di engagement. Inoltre, ammonisce che deve riuscire a utilizzare la sua influenza per guidare un cambiamento dell’economia reale, se vuole evitare di contribuire al greenwashing.

LE CRITICITÀ

L’analisi di ShareAction ha rilevato che le strategie di engagement per il clima sono spesso articolate in modo inadeguato, o non lo sono affatto. In più, il reporting aggregato sull’engagement è incoerente e vago. Dal report emerge anche che i case studies sull’engagement climatico sono di bassa qualità. E che i firmatari spesso mettono in evidenza il loro coinvolgimento con l’iniziativa CA100+, ma raramente riportano i dettagli delle attività effettivamente svolte e dei risultati ottenuti.

In particolare, dei 60 membri esaminati, 49 non hanno specificato alcun obiettivo, né le fasi di escalation; 37 non hanno fornito le statistiche aggregate. Mentre due terzi degli investitori coinvolti nell’analisi hanno fornito case studies, solo 30 hanno citato le società coinvolte nell’attività di engagement e la qualità delle informazioni fornite «variava in modo significativo». E appena tre membri hanno nominato tutte le società per cui hanno portato avanti l’impegno di engagement sui cambiamenti climatici.

Bnp Paribas Asset Management è stato l’unico investitore a rivelare tutte le società su cui stava esercitando la sua influenza e il numero di attività di engagement che stava portando avanti. Il report di ShareAction mette anche in evidenza esempi di best practice nel reporting e nella stewardship, tra cui l’approccio di engagement graduale (step-by-step) di Dws e la disclosure delle statistiche di engagement da parte di Pimco e Ubs Asset Management.

La ong sottolinea anche che, secondo la stessa CA100+, solo il 12% delle 167 aziende aderenti ha adeguati obiettivi a breve termine di riduzione delle emissioni e nessuna ha allineato completamente il proprio capex con uno scenario futuro di 1,5°C. I firmatari mostrano scarse performance anche sul fronte del voto nelle società su cui stanno focalizzando il loro impegno, con molti investitori che hanno votato attivamente contro le risoluzioni ambientali durante le assemblee dei soci.

LE RACCOMANDAZIONI

Il report fornisce anche consigli e suggerimenti agli investitori su come rafforzare l’engagement per i cambiamenti climatici e le pratiche di reporting. Inoltre, ShareAction fornisce un “Best Practice Engagement Reporting Template” per facilitare una rendicontazione solida e comparabile sulle attività di engagement Esg e sul clima.

Infine, la ong rivolge cinque raccomandazioni alla CA100+ per migliorare gli standard minimi di engagement. In primis, suggerisce di stabilire requisiti minimi di trasparenza sulle policy in materia di cambiamento climatico. In secondo luogo, invita a stabilire aspettative minime di escalation. La terza raccomandazione è di pubblicare un elenco di investitori “leader” che si sono impegnati a supportare la transizione delle aziende per ciascuna società coinvolta nell’iniziativa. Quarto, il network dovrebbe pubblicare un elenco di obiettivi di engagement e delle tappe intermedie da raggiungere. Infine, la ong suggerisce di pubblicare statistiche aggregate sulle attività di engagement, sui risultati raggiunti, e sui case studies.

Alessia Albertin

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