L'analisi della LONDON SCHOOL OF ECONOMICS

Clima, sei strategie in tribunale

ET.Pro
30 Set 2021
Notizie SRI Finance Commenta Stampa Invia ad un amico
Crescono non solo i contenziosi legali correlati ai cambiamenti climatici depositati a livello globale, ma anche i casi “strategici” che puntano a provocare cambiamenti sociali. Il report della Lse individua 6 diverse tendenze nei motivi di discussione dei ricorrenti e analizza se i contenziosi avanzano o minano l’azione per il clima

I contenziosi legali sono la nuova strategia per promuovere o ritardare un’azione efficace sui cambiamenti climatici. Lo rivela il report “Global trends in climate litigation: 2021 snapshot”, pubblicato da The Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics and Political Science (Lse), che scatta una fotografia di questa nuova tendenza globale.

Nel primo approfondimento che ETicaNews ha dedicato al rapporto (Vedi l’articolo “Cambiamenti climatici, lotta di contenziosi”), si è messo in luce come non solo sono in crescita i contenziosi legali correlati ai cambiamenti climatici depositati a livello globale, ma stanno aumentando anche i casi “strategici” che puntano a provocare cambiamenti sociali. In questo secondo approfondimento, dedicato alla seconda parte dello studio, verranno identificare e analizzate le diverse tendenze nei motivi di discussione dei ricorrenti.

Il paper analizza i principali sviluppi globali nelle controversie sul clima nel periodo cha va da maggio 2020 a maggio 2021. La fonte principale dei dati è il database Climate Change Laws of the World (Cclw), gestito dal Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment, che include casi depositati davanti a tribunali di 39 Paesi e 13 tribunali internazionali o regionali. Questi dati sono stati integrati anche dallo United States Climate Litigation Database, gestito dal Sabin Center for Climate Change Law.

le controversie strategiche

Il rapporto mette in luce che, tra le controversie sul clima, stanno emergendo sempre più casi con intenti strategici, incentrati direttamente sul cambiamento climatico. L’analisi identifica sei diverse tendenze nei motivi di discussione dei ricorrenti. Il primo è il rispetto degli impegni sul clima dell’Accordo di Parigi. In particolare, è aumentato il numero di casi che cercano di mostrare la forza potenziale del contributo dell’Ue determinato a livello nazionale (Ndc) e delle misure nazionali. Tra i casi non statunitensi, il documento identifica oltre 90 casi intentati contro governi che cercano di far rispettare o migliorare gli impegni sul clima.

Il secondo gruppo è quello dei casi che contestano progetti o politiche specifici, spesso di alto profilo. Questo tipo di casi può contribuire al dibattito pubblico, ma il report sottolinea che, poiché si basano su motivi procedurali (ad esempio la mancata considerazione di una questione rilevante in una valutazione di impatto ambientale), spesso comportano solo ritardi nei progetti in questione, che possono essere rimessi in carreggiata semplicemente grazie a una deroga ministeriale o alla correzione degli errori procedurali.

Il terzo tipo riguarda i casi costituzionali e sui diritti umani. L’uso delle argomentazioni sui diritti umani nei casi climatici continua a crescere: 29 casi sono stati depositati nel 2020 e almeno cinque da gennaio a maggio 2021.

Il quarto motivo è la rivendicazione di responsabilità, in cui i ricorrenti cercano argomenti legali per ritenere i governi e le aziende responsabili dei loro contributi al cambiamento climatico.

Ci sono poi i casi sulle società e sui mercati finanziari. Quelli contro le organizzazioni adducono come motivazione una comunicazione insufficiente o inappropriata sul cambiamento climatico, sfidano l’azione di un’azienda o la sua inazione. Quelli che puntano a contribuire a un «cambiamento compatibile con il clima» nel processo decisionale dei mercati finanziari, invece, variano dalle sfide alle decisioni di investimento ai tentativi di imporre la divulgazione dei rischi legati al clima.

L’ultima tendenza è rappresentato da oltre 180 casi incentrati sull’adattamento, che restano comunque meno comuni di quelli relativi alla mitigazione. Molti riguardano l’applicazione di principi e standard relativi all’adattamento ai cambiamenti climatici nella pianificazione e nelle valutazioni di impatto ambientale.

Infine, gli autori del report ipotizzano che le condizioni climatiche nelle risposte al Covid-19 potrebbero dar luogo a un nuovo filone di contenziosi. Infatti, un crescente numero di leggi e politiche sviluppate in risposta alla pandemia incorporano esplicitamente disposizioni climatiche e ambientali in riferimento alla transizione verso il net zero entro il 2050. Tuttavia, si rilevano già delle incongruenze nella definizione di queste politiche tra le risposte dei governi e la crisi legata al cambiamento climatico.

Aiuto o ostacolo per il clima?

Sono molti gli elementi da prendere in considerazione per stabilire se un contenzioso sui cambiamenti climatici avanza o mina l’azione per il clima. In primis, gli impatti diretti, come il verdetto finale e i cambiamenti legali formali che derivano da una decisione giudiziaria. In secondo luogo, bisogna cercare di comprendere gli impatti indiretti del caso, a livello globale, sia all’interno che all’esterno del procedimento legale, e prima, durante e dopo l’avviamento e la conclusione del caso. Questi impatti includono cambiamenti nel comportamento delle parti, cambiamenti nell’opinione pubblica, conseguenze finanziarie e reputazionali per una varietà di attori, ulteriori controversie, costi finanziari del contenzioso per le parti coinvolte, rimborsi e multe, costi legali, amministrativi e assicurativi.

Il rapporto analizza l’esito diretto di tutti i casi degli anni precedenti in cui si sono conclusi i procedimenti presenti nella banca dati Cclw. Emerge che il 58% di tutti i casi nei database ha avuto esiti giudiziari favorevoli all’azione per il clima, il 32% dei casi ha avuto esiti sfavorevoli all’azione contro il cambiamento climatico e il 10% ha avuto esiti neutri. Tuttavia, l’analisi quantitativa non tiene conto dell’impatto sproporzionato che alcune sentenze chiave possono avere sulla governance del clima nel suo complesso e sul dibattito pubblico. E nel periodo compreso dallo studio si è registrato un numero senza precedenti di questi casi.

Il paper studia anche il rapporto tra contenzioso climatico e leggi e politiche incentrate sul clima. Emerge che nei Paesi con una legislazione quadro sui cambiamenti climatici aumenta il potenziale per il successo delle controversie sul clima contro i governi. La vittoria è più probabile quando le parti si concentrano su questioni specifiche, come la necessità di piani attuabili e obiettivi a breve termine per raggiungere gli obiettivi a lungo termine adottati nella legislazione, o l’apparente incoerenza del processo decisionale del governo con tali obiettivi.

Alessia Albertin

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