depotenziate le leggi quadro, esplodono quelle specifiche

Deregulation Esg? No, è un caos di norme

21 Set 2026
Editoriali Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Un (inatteso) emergere di regole sta caratterizzando i temi Esg europei. Omnibus ha depotenziato Csrd e Csddd, eliminando le norme quadro e lasciando le "piccole" norme proseguire il precorso. Quasi a sorpresa, il sistema si scopre sotto tiro

Deregulation? Ma siamo davvero sicuri. E, soprattutto, siamo sicuri che questa presunta deregulation stia facendo il gioco delle imprese? L’impressione è quella di un sistema distonico tra la sua parte produttiva (imprese e finanza) e la sua parte istituzionale (esecutivo e legislatore europeo). Con l’aggravante che quest’ultimo, dopo aver confuso il sistema con i messaggi della sua retromarcia Omnibus, è andato esso stesso in confusione, lasciandosi sfuggire schegge legislative che hanno creato una sorta di caos fuori controllo.

IL PARADOSSO DELLE ALTRE NORME

Un anno e mezzo dopo l’annuncio di Omnibus, il cui obiettivo primario era affossare Csrd e Caddd, una pletora di altre normative legate ad aspetti Esg ha proseguito il suo corso. Anche alcune di queste sono state boicottate (con rinvii o, come per la direttiva Green Claims, il congelamento), ma sono rimaste sul tavolo e stanno progressivamente entrando in gioco. Giusto un elenco sintetico per dare l’idea:

  • il Regolamento 2023/1115/ Ue sulla deforestazione (Eudr), entrato in vigore il 29 giugno 2023, la cui prima applicazione è prevista per il 30 dicembre 2026
  • il Regolamento 2024/3015/Ue sul lavoro forzato (Forced Labor Regulation), entrato in vigore il 13 dicembre 2024 e con applicazione dal 14 dicembre 2027
  • il Regolamento 2023/956/Ue sul Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (Cbam), pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 16 maggio 2023, in vigore dal 1° gennaio 2026 nella sua fase definitiva (prima dichiarazione annuale relativa alle emissioni del 2026 andrà presentata entro il 30 settembre 2027)
  • il Regolamento 2025/40/Ue sui rifiuti da imballaggi (Packaging and Packaging Waste Regulation, Ppwr), entrato in vigore nel febbraio 2025, dal 12 agosto 2026 hanno iniziato ad applicarsi le prime disposizioni
  • [per il settore fashion] il Regolamento 2024/1781/Ue (legge sull’ecodesign, Espr) vieta alle grandi imprese del settore tessile di distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti o restituiti, applicato dal 19 luglio 2026
  • [per il settore real estate] il Regolamento 2024/3110/Ue sui prodotti da costruzione (Cpr), entrato in vigore nel gennaio 2025, piena applicazione a partire dall’8 gennaio 2026
  • [per il settore real estate] la Direttiva 2024/1275/Ue sulla prestazione energetica nell’edilizia (nota come direttiva “Case Green” o Epbd), in vigore dal 2024. L’Italia non ha ancora recepito la Direttiva, sebbene il termine fissato dall’Unione Europea sia scaduto il 29 maggio 2026

In prospettiva, nel gioco rientrerà anche il committente pubblico, visto che il 9 settembre la Commissione ha adottato una proposta di un nuovo Regolamento (Public Procurement Act, LINK A BREVE).

Ne dimentichiamo senz’altro qualcuna. E questa dimenticanza è già di per sé significativa.

I DUE GRANDI ATTIVATORI

Questa pletora di normative appena evidenziate, poi, deve fare i conti con due leggi “attivatrici”, ossia in grado di imporne l’applicazione in via indiretta, in modo trasversale ai settori e al posizionamento di filiera. Agiscono in questo senso la revisione in corso del Sfdr e la Direttiva Empowering, che entrerà in vigore in Italia il prossimo 27 settembre.

Il Sfdr 2.0 andrà fortemente ad accelerare la necessità/capacità dell’investitore di valutare l’impatto e la forza di transizione degli asset, cioè, le aziende o gli immobili. Da qui l’imperativo, per questi, di allinearsi il prima e il meglio possibile alle norme di dettaglio sopra esposte.

L’Empowering obbliga la veridicità delle affermazioni di sostenibilità delle aziende. Da intendersi nel senso più ampio possibile: ogni genere di claim (anche i bilanci) e ogni genere di sostenibilità (nel senso che va tutto dimostrato, anche lungo la catena di fornitura). Sulla forza di questa direttiva è previsto un webinar con Deloitte Legal, il prossimo 23 settembre alle ore 12, in cui verrà presentato il paper Green Claims, emergono i rischi nella filiera. (ISCRIVITI QUI)

GLI AUTOGOL DI BRUXELLES

Quando la Commissione Ue annunciò Omnibus lo scorso anno, fu subito evidente l’errore di proposizione, ovvero giustificare la retromarcia normativa con l’ambizione di una maggiore competitività per il sistema imprenditoriale (vedi articolo De Omnibus. Ma non certo “de finibus”).

Ma un altro autogol emerge chiaro adesso. Omnibus ha depotenziato due normative come la Csrd e la Csddd, perché erano un simbolo della direzione intrapresa. Il problema è che ha tolto le leggi quadro, lasciando le norme specifiche e autonome. Di fatto, ha cancellato la sovrastruttura di coerenza e guida, dimenticandosi i molteplici obblighi operativi che stavano arrivando.

E, su questo, va ricordato, ancora una volta, che la Caddd era stata richiesta dalle stesse aziende europee. E proprio per avere un quadro solido di riferimento quando si parlava di responsabilità lungo la filera produttiva. Ecco perché la sua eliminazione rappresentava un danno, non un vantaggio (vedi articolo Caso Csddd, il danno dell’ignoranza politica)

L’ampiezza di questo autogol è emersa in occasione di un appuntamento sulla direttiva Empowering, la scorsa settimana: un’azienda ha espresso timori sulla possibilità di proseguire il percorso sostenibile. Quale amministratore delegato, ha chiesto, investirà sulla sostenibilità, conoscendo i potenziali rischi che va a crearsi da solo? Anzi, più correttamente, “non conoscendo” i rischi sommersi che possono sbucare fuori da questa pletora ramificante e indefinita di norme?

L’INASPETTATO SALTO STRATEGICO

La cosa bizzarra, peraltro, della tragicomica retromarcia istituzionale europea sulle regole Esg, è quella di aver ottenuto un consolidamento del fronte sostenibile a livello di business. Cioè, è ormai condivisa l’idea che, avendo tolto dal tavolo le norme con una valenza diretta più estesa, l’Europa abbia liberato risorse prima imprigionate nelle matrici regolamentari, a favore di un approccio più strategico degli Esg nelle imprese e negli investitori.

Insomma, oggi si sceglie di fare sostenibilità per la sua valenza competitiva.

Resta da vedere se la pletora di norme sfuggite alla mannaia non diventi come un ordigno a frammentazione, assai meno controllabile e prevedibile.

Oggi il sistema si muove non più trainato dalle norme, ma con obiettivi strategici, quindi quasi in “contrasto” con esse. Il rischio è che le norme diventino un nemico indecifradile. E, pertanto, il più pericoloso dei nemici.

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