ricerca per banca generali: come investono i Millennials?

La propensione Esg dello studente Bocconi

29 Ott 2018
Editoriali Finanza SRI Commenta Stampa Invia ad un amico
Al Salone dello SRI sarà presentata con Banca Generali l'indagine sugli studenti realizzata da Sda Bocconi “Finanza Sostenibile e Giovani: cosa c’è oltre il profitto?”. Gli Esg spostano le scelte fino al 20%

Si parla continuamente della generazione Millennials e della sua propensione alla sostenibilità. Ma, fino a oggi, l’analisi ha riguardato principalmente le abitudini di consumo dei giovani. Oppure, quando la ricerca ha valicato l’ambito finanziario, si è concentrata su domande qualitative, per estrapolare preferenze verso una certa tipologia di asset Sri rispetto ad asset tradizionali. Sul tavolo non è ancora apparso un tassello: il valore della propensione all’investimento Esg.

Il passo avanti arriva da una ricerca realizzata da Sda Bocconi per Banca Generali, intitolata “Finanza Sostenibile e Giovani: cosa c’è oltre il profitto?”, i cui risultati saranno presentati il prossimo 8 novembre al Salone dello SRI dal professor Francesco Perrini, direttore del Sustainability Lab di Sda Bocconi, e da Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali. Per la prima volta, si è cercato di quantificare l’elasticità agli Esg della propensione all’investimento dei Millennials. In parole più semplici, a misurare quanto pesa la variabile Esg nella scelta di un portafoglio per chi appartiene alla generazione nata a fine Millennio.

L’analisi ha riguardato gli studenti Bocconi iscritti ai corsi di finanza dell’ultimo anno di laurea specialistica. Ai quali è stato sottoposto in aula un questionario, raccogliendo circa 250 risposte. Alcune domande erano propedeutiche a verificare una conoscenza non superficiale delle dinamiche dell’investimento finanziario, e queste hanno dato un esito soddisfacente: il campione dei Millennials preso in considerazione dalla ricerca era perfettamente in grado di distinguere tra differenti combinazioni di rischio e rendimento di un investimento.

In un primo step, agli studenti sono state sottoposte differenti opzioni di investimento (alternativa tra il portafoglio A e il portafoglio B), accompagnate da informazioni su rendimento, rischio e composizione dei panieri. In un secondo step, quelle stesse opzioni sono poi state arricchite con l’introduzione di un’informazione aggiuntiva di sostenibilità: un rating Esg di MSCI simulato sopra o sotto la media.

Ebbene, il risultato chiave è che l’effetto del rating Esg positivo cambia, e di parecchio, la quota di soggetti pronti a scegliere un portafoglio. Questo accade quando l’opzione di partenza tra A e B vede rendimenti allineati, traducendosi in un 15% aggiuntivo di risposte a favore del fondo sostenibile. Ma, ancor più, accade quando l’opzione è tra due portafogli a rendimenti e rischi differenti. In questo caso, un upgrade di sostenibilità sul portafoglio con minor rendimento (e minor rischio) sposta un 20% di preferenze, segno che gli Esg sono premianti anche in caso di rendimento inferiore.

Questo differenziale di propensione del campione, peraltro, si ripete a prescindere dalla composizione. «L’effetto osservato – spiega Stefano Romito, del team che ha curato la ricerca – rimane costante anche stratificando la popolazione in base alle variabili anagrafiche, all’esperienza lavorativa, alle attività di volontariato, ed alla propensione al rischio». Il che rende ancora più solido il risultato.

I ricercatori del Sustainability Lab sottolineano che si tratta di un primo risultato, da prendere con cautela per le dimensioni del campione e la particolarità dello stesso (si parla di un segmento molto identificato). E su cui occorrerà lavorare, magari ampliando il sondaggio a tutti gli studenti della “specialistica”, se non, addirittura, portando l’esperimento sul piano reale: non portafogli teorici, ma investimenti veri.

Resta il fatto che i risultati vengono definiti «estremamente consistenti e robusti», e vanno in una direzione che era immaginata, ma non certa.

La direzione, invece, emerge in modo piuttosto chiaro: anche sul fronte finanziario, il fattore Esg si traduce in un’importante occasione di diversificazione dell’offerta, capace di attirare l’attenzione della generazione più ambita della storia.

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