ET.beyond_csrd/10 - Fabio Fiorucci, Group ESG Project Manager

Gruppo Colussi: «Omnibus, meno compliance più trasformazione»

30 Mar 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Il Group Esg Project Manager spiega che, nonostante l’Omnibus, il Gruppo prosegue volontariamente il percorso Csrd, valorizzando quanto già avviato e rafforzando la governance. Il focus si sposta dalla compliance a trasformazioni concrete, con gli Esrs letti come strumenti di gestione

L’incertezza normativa non interrompe il percorso, ma spinge a selezionare ciò che genera reale valore organizzativo e strategico. Lo racconta Fabio Fiorucci (in foto), Group Esg Project Manager del Gruppo Colussi, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd con l’entrata in vigore della Direttiva Omnibus.

Per il Gruppo, la possibile esclusione dall’obbligo non ha rappresentato un cambio di direzione: «La decisione di proseguire volontariamente il percorso non è stata dettata solo dalla normativa», spiega Fiorucci, ma si inserisce in un rafforzamento della governance Esg avviato già negli anni precedenti. In questo contesto, «l’introduzione degli Esrs è stata vista come un’opportunità per consolidare questo percorso», con un focus su integrazione nei processi decisionali e doppia materialità. La revisione del quadro normativo ha invece inciso sulle priorità: «Meno enfasi sull’adempimento formale e più attenzione a trasformazioni concrete», sottolinea il Group Esg Project Manager, evidenziando una riallocazione degli sforzi verso attività a maggiore valore strategico. In questa prospettiva, gli standard vengono letti come strumenti di gestione più che di reporting: «Gli Esrs assomigliano più a un sistema di gestione che a uno standard di rendicontazione», osserva Fiorucci, con l’obiettivo di accompagnare un cambiamento reale nella governance, nei processi e nelle responsabilità aziendali.

Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?

Alla luce dell’accordo sul pacchetto Omnibus e della possibile esclusione dall’obbligo Csrd, la nostra posizione è stata guidata da fattori sia contingenti sia strategici. A fine 2024, Gruppo Colussi si colloca leggermente al di sotto della soglia dimensionale, quindi pur non essendo formalmente obbligato, potrebbe esserlo nei prossimi anni. La decisione di proseguire volontariamente il percorso non è stata dettata solo dalla normativa, perché il rafforzamento della governance Esg e del reporting era un processo già avviato dal 2019. L’introduzione degli Esrs è stata vista come un’opportunità per consolidare questo percorso. Abbiamo quindi scelto di fare nostri gli elementi più significativi della Csrd, concentrandoci sul rafforzamento della governance, sull’integrazione dei temi Esg nei processi decisionali, sull’analisi della doppia materialità e sulla visione della sostenibilità come dimensione trasversale dell’azienda.

Di fatto, la ratio implicita del regolatore era incentivare le imprese, attraverso obblighi esclusivamente informativi, a ragionare e organizzarsi secondo un modello strutturato di gestione dei temi Esg. In questa logica, gli Esrs assomigliano più a un sistema di gestione che a uno standard di reporting, con l’obiettivo di innescare un cambiamento nella governance, nelle responsabilità e nei processi. Questo è probabilmente l’aspetto più rilevante che il Gruppo ha fatto proprio e che si è tradotto in una spinta concreta al cambiamento organizzativo. Il reporting sarà sviluppato in modo graduale, tenendo conto di un quadro normativo ancora instabile.

L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?

La possibile esclusione dall’obbligo ha influenzato soprattutto le priorità: gli investimenti dedicati alla sola compliance sono stati ridotti, mentre rimane forte l’impegno del management nel rafforzamento dei processi e nella creazione di valore reale. In sintesi, meno enfasi sull’adempimento formale e più attenzione a trasformazioni concrete, coerenti con la Csrd e con la strategia di lungo periodo del Gruppo.

Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?

Negli ultimi due anni abbiamo lavorato in modo strutturato al rafforzamento della governance Esg e delle strutture interne dedicate, anche in vista dell’entrata in vigore della Csrd. È stato istituito un Comitato Sostenibilità con funzioni strategiche, creata una funzione Esg indipendente in staff all’Amministratore Delegato e definito un modello chiaro di responsabilità per la gestione degli impatti, dei rischi e delle opportunità Esg. Parallelamente, è stato avviato un aggiornamento delle politiche aziendali e della strategia per i prossimi anni.

Alla luce del nuovo scenario normativo, queste scelte rimangono confermate. Ciò che è cambiato riguarda soprattutto il livello di dettaglio e di formalizzazione dei flussi informativi: l’impianto è stato snellito, semplificando alcuni processi rispetto allo scenario iniziale Csrd-compliant e rimandando temporaneamente l’adozione integrale degli Esrs per concentrarsi sugli aspetti realmente rilevanti. In questo senso, l’esperienza ha mostrato come la prima versione degli Esrs fosse estremamente complessa da integrare nelle funzioni aziendali, con un livello di iperspecializzazione che rischiava di relegare la sostenibilità in un ambito separato, accessibile solo a una ristretta cerchia di addetti ai lavori.

Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?

La raccolta dei dati Esg ha subito un’evoluzione significativa, soprattutto in vista della Csrd. Il Gruppo ha lavorato per rendere i processi informativi più strutturati e affidabili, introducendo una piattaforma gestionale Esg dedicata al reporting. L’adozione di questo strumento IT è stata considerata fondamentale per rafforzare i processi, migliorare l’affidabilità delle informazioni e chiarire ruoli e responsabilità interne.

Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?

Il Gruppo Colussi ha avviato il percorso sulla doppia materialità già nel 2024, con un’analisi pilota pensata per comprendere i meccanismi metodologici, testare il processo e acquisire familiarità con le logiche introdotte dalla Csrd. Questa prima analisi non è stata pubblicata ed è rimasta uno strumento interno di apprendimento e orientamento. Nel 2025, il processo è stato ripreso e strutturato in modo più maturo, dando vita a una nuova analisi di doppia materialità che oggi rappresenta il riferimento principale sia in chiave strategica sia come base per il reporting 2025. L’azienda considera la doppia materialità uno strumento molto utile perché permette di concentrarsi non solo sugli impatti generati, ma anche sui rischi e sulle opportunità legati ai temi Esg, traducendo concretamente l’idea che la sostenibilità sia una dimensione di business e non un ambito accessorio.

Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?

Alla luce di Omnibus e della conseguente incertezza normativa, il Gruppo ha scelto di mantenere i Gri Standards come riferimento principale per la rendicontazione 2025. In un contesto di forte instabilità, il Gri si è rivelato un riferimento solido e coerente, già consolidato nei processi aziendali, e consente di fornire un’assurance esterna affidabile. Allo stesso tempo, lascia spazio per integrare in modo pragmatico alcuni elementi degli Esrs, senza adottarne integralmente la struttura.

Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?

In questa fase, non abbiamo percepito pressioni particolarmente forti da parte degli stakeholder. Al contrario, si è registrata una sensazione diffusa di spaesamento, in un contesto caratterizzato da incertezza, segnali contrastanti e difficoltà a comprendere la direzione futura. In questo scenario, le scelte dell’azienda non sono state dettate da sollecitazioni esterne, ma da una valutazione interna basata su opportunità e coerenza strategica.

Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus? 

Non abbiamo, fino ad oggi, adottato una comunicazione esterna specifica su questo tema.

Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?

Guardando al 2026, la priorità principale del Gruppo è consolidare la nuova governance Esg e i processi recentemente implementati. In questa fase l’obiettivo non è aggiungere ulteriori complessità, ma far funzionare al meglio ciò che è stato costruito, assicurando che i nuovi processi diventino parte integrante della gestione ordinaria dell’azienda. Questo percorso viene portato avanti indipendentemente dall’obbligo formale della Csrd, nella convinzione che molti degli strumenti introdotti siano utili a prescindere dal quadro regolatorio e rappresentino un investimento strutturale. La Csrd resta comunque un riferimento di fondo e un elemento di orientamento. Il Gruppo continua a monitorare l’evoluzione normativa e valuterà nel tempo se e come adeguare ulteriormente il proprio approccio.

Giulia Bandini

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