ET.beyond_csrd/13 - Alessandro Bonatta, Direttore Real Estate e Sostenibilità

Gruppo Itas: «Omnibus, dalla compliance alla strategia»

13 Apr 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Il manager sottolinea che la sostenibilità è parte del modello mutualistico e non una risposta alla normativa, con la rendicontazione vista come leva per migliorare processi e garantire trasparenza. La Csrd resta un riferimento metodologico, mentre cresce il focus su dati e governance

La sostenibilità come espressione del modello mutualistico, più che come risposta a un obbligo normativo. Lo racconta Alessandro Bonatta (in foto), Direttore Real Estate e Sostenibilità di Gruppo Itas Assicurazioni, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd con l’entrata in vigore della Direttiva Omnibus.

Per il Gruppo, infatti, «la rendicontazione non è solo un adempimento normativo, ma uno strumento concreto per migliorare i processi interni, rafforzare la qualità delle decisioni e garantire trasparenza verso gli stakeholder», sottolinea Bonatta. In questa prospettiva, la sostenibilità si lega direttamente al principio di mutualità, diventando parte integrante del modello di governance e del rapporto con soci e territori. Il percorso avviato ha inoltre portato a un rafforzamento dei presìdi organizzativi e dei processi, con un’attenzione crescente alla qualità e alla tracciabilità dei dati Esg. In questo contesto, «l’alleggerimento degli adempimenti di compliance ci consente di spostare maggiore attenzione dalla rendicontazione formale alla dimensione strategica e operativa, concentrando risorse sullo sviluppo del Piano Strategico di Sostenibilità 2025-2027», specifica Bonatta.

Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?

Per il nostro Gruppo, le tematiche di sostenibilità sono strettamente legate al principio di mutualità che ci caratterizza e si traduce in un forte legame con i nostri soci assicurati e i loro territori. È una interpretazione coerente del mandato che il consiglio di amministrazione ha nei confronti dei soci e della comunità di riferimento, non di adempimento di un obbligo. Itas è infatti una Mutua e i soci sono al contempo assicurati e proprietari, partecipano attivamente alla definizione degli indirizzi strategici e alla supervisione dell’attività aziendale, attraverso i propri rappresentanti.

Per l’esercizio 2025, l’obbligo di rendicontazione resta pienamente in vigore e il Bilancio di Sostenibilità sarà parte del Bilancio Consolidato di gruppo che verrà presentato ai soci delegati in aprile 2026. Il percorso di sostenibilità del gruppo prosegue con continuità, perché riteniamo che la rendicontazione non sia solo un adempimento normativo, ma uno strumento concreto per migliorare i processi interni, rafforzare la qualità delle decisioni e garantire trasparenza verso tutti i nostri stakeholder.

Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?

In risposta all’evoluzione del quadro normativo legato alla Csrd, Itas ha avviato un rafforzamento dei propri assetti interni in ambito sostenibilità, che ha incluso una riorganizzazione dell’area Sostenibilità, oggi collocata a riporto dell’area cfo, in un’ottica di maggiore integrazione tra dimensione finanziaria e sostenibilità e di consolidamento dei presidi di governance. Parallelamente, sono stati rivisti e potenziati i flussi informativi e i processi di rendicontazione, con l’obiettivo di migliorare la qualità, l’affidabilità e la tracciabilità dei dati Esg.

Questo percorso riflette una visione strategica di lungo periodo: investire in strutture, competenze e processi significa dotarsi degli strumenti necessari per governare in modo consapevole le scelte aziendali e creare valore nel tempo. La sostenibilità non è quindi un progetto contingente o legato esclusivamente all’evoluzione normativa, ma un elemento strutturale del modello di governance e della strategia del gruppo.

Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?

La raccolta dei dati Esg era già stata rafforzata prima dell’introduzione dell’obbligo Csrd, attraverso l’adozione di strumenti informatici dedicati a supporto dei processi di rendicontazione, con l’obiettivo di migliorare la qualità, l’affidabilità e la governabilità del dato. Questo percorso sta proseguendo oggi attraverso il consolidamento dei sistemi informativi e l’arricchimento del data hub aziendale, fondato su un modello integrato di data quality applicato ai dati di sostenibilità e ai dati finanziari. Un approccio che consente una maggiore coerenza informativa e conferma come il lavoro sui dati Esg rappresenti un investimento strutturale, parte integrante dell’evoluzione digitale e della visione strategica di lungo periodo del Gruppo.

Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?

Il Gruppo porta avanti un percorso completo di redazione della rendicontazione di sostenibilità, con l’obiettivo di garantire coerenza e continuità nei processi di disclosure futuri. L’esercizio di doppia materialità è stato svolto fin da prima che diventasse obbligatorio e la volontà del Gruppo è continuare a farlo, perché riteniamo fondamentale sia comprendere la rilevanza finanziaria delle tematiche Esg, sia rispondere alle aspettative e alla visione dei nostri stakeholder.

Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?

Valutiamo le raccomandazioni Efrag e la semplificazione degli Esrs come strumenti utili per rendere la rendicontazione più chiara ed efficace, anche al di là degli obblighi normativi. L’eventuale adozione dei Vsme sarà considerata parte di un percorso strategico di evoluzione della rendicontazione, con sempre al centro la qualità e la rilevanza dei dati.

Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?

Nel decidere come proseguire il percorso avviato con la Csrd, le aspettative degli stakeholder continuano a giocare uno dei ruoli più rilevanti. Come compagnia mutualistica, riteniamo che trasparenza e qualità siano doveri imprescindibili verso i nostri soci e la comunità di riferimento. Questi principi sono la base del nostro modello di governance partecipata, che valorizza il ruolo dei soci assicurati, chiamati a prendere parte ai momenti decisionali e a contribuire agli indirizzi strategici della Compagnia, attraverso l’elezione dei Soci Delegati. Anche il mercato si aspetta un elevato livello di rendicontazione di sostenibilità, come evidenziato anche dalle indicazioni delle associazioni di settore, con particolare attenzione alla solidità, alla qualità del reporting e all’affidabilità complessiva nella gestione delle tematiche Esg.

Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus? Posizionamento chiaro o attendista?

Il gruppo ha partecipato attivamente ai tavoli di lavoro e alle discussioni promosse dalle associazioni di settore, confrontandosi sulle tematiche di sostenibilità e sulle semplificazioni normative introdotte dall’Omnibus. Siamo consapevoli della complessità normativa e delle sfide legate alla gestione del cambiamento in ambito sostenibilità, e per questo riteniamo fondamentale mantenere un approccio orientato alla trasparenza e alla continuità nella comunicazione verso i nostri soci assicurati e gli stakeholder. Risulta quindi importante sia un confronto costante per mantenere un posizionamento allineato con il mercato e con le linee guida delle associazioni di categoria sia comunicare in maniera coerente con la nostra identità di brand mutualistico.

Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?

Guardando al 2026, la sostenibilità continuerà a rappresentare un aspetto importante per il Gruppo Itas. La rendicontazione resta il punto di partenza, perché ci permette di misurare le performance, monitorare i progressi e garantire trasparenza verso tutti gli stakeholder. Anche per questo, nel 2025 abbiamo avviato un percorso per rafforzare il nostro profilo Esg, lavorando anche in vista della valutazione da parte della società di rating.

L’alleggerimento degli adempimenti di compliance ci consente però di spostare maggiore attenzione dalla rendicontazione formale alla dimensione strategica e operativa, concentrando risorse ed energie sull’implementazione e sullo sviluppo del Piano Strategico di Sostenibilità 2025-2027. In questo contesto, la Csrd continuerà a influenzare le nostre scelte strategiche e di business come quadro di riferimento, più che come mero obbligo normativo, supportando un approccio integrato e di lungo periodo alla creazione di valore.

Giulia Bandini

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