quanto pesa la sostenibilità nella sfiducia generale?
Il rischio tristezza di un futuro anti-Esg
La gente è meno felice. E questo è un aspetto strutturale, che non si lega alla condizione economica. A scriverlo non è un sociologo o un sacerdote, ma una delle principali banche d’affari al mondo: Goldman Sachs. La tesi è contenuta in una nota di ricerca di metà settembre dal titolo “Global Economics Comment: Is Poor Economic Sentiment Really About the Economy?”, e viene presentata ai clienti di Goldman per indicare la crescente difficoltà a individuare trend sulla base del sentiment dei consumatori. Ma il significato è assai più profondo delle problematiche previsionali. Poiché, assieme alle conseguenze, è altresì interessante esaminare le ragioni di tale caduta di felicità. Ragioni in cui gli aspetti Esg non sono estranei.
UNA SFIDUCIA GENERALE E CONDIVISA
Dunque, scrive Goldman, «la fiducia dei consumatori rimane molto debole nonostante i solidi fondamentali economici, tra cui un mercato del lavoro in buona salute, un mercato azionario in forte espansione e una solida crescita dei consumi e del pil. Questa divergenza è evidente a livello globale, ma soprattutto negli Stati Uniti».
Le ragioni di questa divergenza sono diverse. Certo, influiscono i mesi recenti con tensioni internazionali, elezioni con bruschi cambiamenti e incertezza più elevata. «Tuttavia, la debolezza della fiducia è anche piuttosto diffusa. La fiducia rimane al di sotto dei livelli del 2019 per tutti i gruppi negli Stati Uniti, anche dopo aver effettuato una stratificazione in base al patrimonio, al reddito, alla generazione, all’uso dei social media, all’appartenenza politica e al possesso di una casa di proprietà».
Una spiegazione di questi andamenti è che «le persone sono diventate in generale più pessimiste riguardo allo stato del mondo per ragioni non legate all’economia. In linea con questa spiegazione, i livelli complessivi di felicità hanno subito un brusco calo nel 2020 e non si sono ancora ripresi, nonostante la valutazione che le persone danno della propria situazione finanziaria sia peggiorata solo in misura modesta. Sebbene esistano diverse spiegazioni plausibili per questo cambiamento, il calo della felicità è più fortemente correlato alla minore fiducia nelle istituzioni sociali e governative registrata dall’inizio della pandemia».
Gli analisti di Gorman non entrano, tuttavia, nelle ragioni per cui la fiducia non si è ripresa dal Covid.
Qui l’interpretazione è libera. Ma si può ragionare su quale ruolo abbia avuto, in questo percorso, la retromarcia perpetuata dal sistema nell’impegno ambientale e sociale. Il disagio, la tristezza, nascono da situazioni di squilibrio. Ebbene, gli Esg posso essere un esempio di tale squilibrio. E, probabilmente, non uno degli esempi più secondari: il mondo (inteso come la comunità planetaria) ha impegnato un decennio a prendere consapevolezza degli aspetti Esg, rendendoli emblema di uno scopo condiviso di lungo periodo, per poi vederli bypassare da interessi di parte e di breve periodo (oil e armi su tutti) imposti da giravolte a livello istituzionale.
L’OSTACOLO DELLA POLITICA
Infatti, il primo grande squilibrio sugli Esg, si è detto più volte, è stato il progressivo scollamento tra le ambizioni delle istituzioni e le ambizioni degli operatori. In ogni ricerca sul fronte finanza e corporate, il tema è ormai centrale. Manager e investitori percepiscono le scelte legislative come un pericolo per gli Esg. L’ultimo esempio è scritto in una ricerca di Robeco. Sebbene esista un clima di fiducia nei confronti degli investimenti orientati al clima, si riscontrano crescenti timori riguardo alle politiche governative: solo il 19% degli intervistati prevede che si verifichi una transizione climatica ordinata, mentre secondo il 47% di essi le misure adottate saranno “insufficienti e tardive”. Circa il 44% pensa che l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C sia irraggiungibile, mentre l’incertezza delle politiche governative viene considerata il principale ostacolo che frena le soluzioni di mitigazione dei cambiamenti climatici (citato dal 45%).
L’ERA DELLA DIVERGENZA
L’effetto dello scollamento tra politica e società è l’accelerazione di altri squilibri, che si traducono in un mondo a due velocità. Da qui il fatto che la parola chiave, per interpretare oggi la sostenibilità, stia diventando quella della “divergenza” (vedi l’editoriale della scorsa settimana: Gli Esg in piena era della “divergenza”).
L’effetto tristezza riguarda chi traina, che fatica a essere riconosciuto nei propri sforzi (quando non viene osteggiato), ma riguarda anche chi insegue: mercati, aree geografiche, settori costretti a un ritardo quasi esistenziale.
IL DISAGIO DELL’UOMO A PIÙ DIMENSIONI
A livello sociologico, gli Esg, la loro ascesa e la loro negazione, hanno contribuito a portare l’uomo da “una dimensione” a un universo con “infinite dimensioni”. Mentre, secondo la tesi del filosofo tedesco Herbert Marcuse, l’epoca del consumismo si traduceva in aspirazioni limitate e controllabili e comprabili (“una” dimensione), l’epoca recente ha moltiplicato le esigenze valoriali, le ha accese, rimbalzate nei social media, e rese meno controllabili. Il tentativo di cancellarle, poi, lascia un vuoto a tutti i livelli. E il vuoto è scomodo, genera, appunto, infelicità. E, soprattutto, tende a essere in qualche modo riempito.
IL RISCHIO OLTRE IL PROPRIO GIARDINO
Ed ecco la moltiplicazione di orizzonti anche a livello economico–finanziario. Il vuoto, gli squilibri, le divergenze amplificano il peso (i rischi) delle variabili da considerare, spostando l’ambito di monitoraggio e gestione delle variabili oltre il proprio cortile di casa. In una lettura dei messaggi emersi alla recente Climate Week di New York, Msci ha rilevato quanto il valore di un asset non possa più prescindere dal contesto geografico e sociale in cui si trova. Jeremy Porter, responsabile ricerca di Msci, l’ha sintetizzato in una frase: «Non si investe solo nell’asset, ma nell’asset stesso e nella comunità che lo circonda».
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