la grave sottovalutazione del fattore scuola

L’ignoranza che azzera il capitale umano

28 Set 2026
Editoriali Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
L'Ocse stima che il calo di competenze nei giovani studenti equivalga a un anno di apprendimento in meno. Questo non ha solo un effetto a livello Paese. Ma richiama un problema molto sottovalutato: la prospettiva del capitale umano in azienda

«Già in forte calo nel 2022 rispetto all’indagine del 2018, le competenze in matematica e lettura soprattutto segnano una forte flessione all’interno dell’Ocse. Il calo, rilevato tra il 2015 e il 2025, è stato di 28 punti per la lettura e 22 per la matematica, ed equivale secondo la convenzione dell’Ocse a un anno o un anno e mezzo di apprendimento in meno». L’affermazione è tratta da una riflessione (in pubblicazione mercoledì) di un analista finanziario di una casa di gestione francese, in merito agli ultimi dati emersi dal Programme for International Student Assessment (Pisa) . Offre lo spunto per ricordarsi l’intero spettro dei fattori Esg. In una fase come quella attuale, infatti, caratterizzata da clima fuori controllo e approvigionamenti energetici a rischio, l’attenzione è tornata a concentrarsi sugli aspetti ambientali della sostenibilità.  Ma dimenticare gli aspetti sociali sarebbe un grave errore.

A cominciare, appunto, dal capitale umano. Lo scenario, anche a breve termine, sembra quello di un depauperamento di questo capitale nelle economie occidentali.

IL VALORE DELLA CONOSCENZA

Ebbene, quanto vale questo capitale?

Si parla di 680 miliardi nel 2025 solo in Italia, e solo per la matematica. Lo dice lo studio “L’impatto economico della Ricerca Matematica in Italia”, realizzato recentemente da Deloitte Economics su incarico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dell’Unione Matematica Italiana (Umi)

Il contributo diretto al valore aggiunto lordo ammonta a 308,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 221 miliardi di impatto indiretto, generato lungo le filiere produttive attraverso gli scambi di beni e servizi tra imprese, e 150 miliardi di impatto indotto, legato alla spesa dei lavoratori coinvolti nell’ecosistema. Il totale è pari a 680 miliardi di euro.

Un andamento analogo si osserva sul fronte occupazionale, dove la Ricerca Matematica sostiene un totale di 8,4 milioni di posti di lavoro, pari al 35% dell’occupazione italiana

IL VALORE PER L’IMPRESA

Non è solo una questione di bene pubblico, cioè un problema del Paese. Al contrario, il capitale umano è un fattore di rischio sottostimato e crescente per l’azienda.

Innanzi tutto, c’è una generale sottovalutazione del rischio demografico. Il calo delle nascite nei Paesi occidentali è evidente e accelerato. Fino a oggi, questo calo di popolazione è stato riequilibrato con l’aumento dell’immigrazione. Di fatto, i due problemi si sono compensati. Ma, in prospettiva, è una questione aperta quale trasmissione di competenze e di cultura imprenditoriale (cioè, cultura di “quella” impresa in “quel” territorio) potrà garantire questa compensazione demografica a livello di pmi.

Inoltre, c’è una ulteriore sottovalutazione della qualità delle competenze. L’invasione tecnologica nelle abitudini umane sta cambiando non solo le nozioni necessarie al lavoro. Ma sta mutando anche le modalità di assunzione di quelle competenze. Tornando alla riflessione iniziale, «l’Ocse – si legge – sottolinea un regresso delle competenze nella comprensione scritta, quelle più essenziali nell’era dell’AI: la valutazione delle informazioni, la capacità di stabilire dei collegamenti tra diverse fonti, lo spirito critico».

Vista così, la prospettiva è quella di imprese in mano alla tecnologia. Dove chiunque può essere sostituito perché tutti sanno fare ciò che serve (spingere qualche bottone).

Ma nessuno, in realtà, sa più far niente.

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