ANALISI SULL'EFFETTO CREDIBILITà DEGLI INVESTIMENTI
Morningstar: senza CapEx, transizione illusoria
La transizione climatica delle imprese rischia di restare un’illusione se non è accompagnata da investimenti coerenti e misurabili. A sostenerlo è il report “Transition or Illusion? What Capital Flows Reveal About Net Zero Credibility” pubblicato da Morningstar Sustainalytics, secondo cui il CapEx rappresenta oggi il principale indicatore della credibilità delle strategie di decarbonizzazione. Gli investimenti in conto capitale, infatti, offrono un’indicazione diretta delle future traiettorie emissive delle aziende, della loro esposizione ai rischi della transizione energetica e della capacità di generare valore nel lungo periodo.
Negli ultimi anni le aziende hanno moltiplicato target climatici, strategie di transizione e impegni net-zero, ma le emissioni globali non stanno diminuendo con la velocità necessaria per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2°C prevista dall’Accordo di Parigi. Come emerge dall’analisi dell’indicatore Low Carbon Transition Rating (Lctr)* sviluppato da Sustainalytics, le traiettorie attuali delle oltre 11mila società analizzate implicano un aumento della temperatura di circa 2,6°C entro il 2050.
*L’indicatore LCTR consente di valutare se un’azienda abbia messo in atto fattori credibili per la transizione, tra cui governance e supervisione, una strategia solida e la definizione di obiettivi, chiari segnali di pianificazione del capitale e i meccanismi di attuazione necessari per portare a termine la propria transizione.
DALLA DISCLOSURE AGLI INVESTIMENTI
Il punto centrale del report è che la credibilità della transizione non può essere valutata soltanto sulla base di obiettivi o disclosure. Come sottolineano gli esperti, sulla carta molte aziende sembrano pronte per la transizione, in base alla quantità e alla portata delle informazioni divulgate relative alle emissioni a basse emissioni di carbonio. Negli ultimi anni, infatti, l’adozione di standard come Tcfd e Ifrs S2 ha migliorato significativamente la quantità di informazioni climatiche disponibili. Tuttavia, secondo Sustainalytics, la maggior parte delle iniziative di decarbonizzazione comunicate dalle imprese (ad es. efficienza energetica, elettrificazione, acquisto di energia rinnovabile, sostituzione di materie prime e combustibili) punta a una strategia di decarbonizzazione a breve termine e mostra una differenziazione limitata in termini di portata, finanziamenti o impatto nel lungo periodo.
«Comprendere come queste iniziative siano finanziate e se modifichino in modo significativo le traiettorie future delle emissioni – sostengono gli esperti -, è fondamentale per valutare la credibilità della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio di un’azienda».
Nell’universo Lctr, circa il 70% delle aziende del campione fornisce informazioni sulla programmazione delle spese in conto capitale (capex planning) legate alla low-carbon transition. Tuttavia, solo il 13% presenta piani giudicati solidi e dettagliati, mentre appena il 3% fa disclosure su strategie finanziate incentrate sulla riduzione delle emissioni. Ancora più ridotta la quota di società (lo 0,5% dell’universo) che dimostra di avere piani di investimento e di finanziamento mirati a lungo termine.
La ricerca evidenzia un vero e proprio gap: molte aziende dichiarano di essere impegnate nella transizione, ma poche sono in grado di dimostrare che i capitali stanziati siano sufficienti a modificare in modo significativo la traiettoria delle emissioni. In definitiva, «il ritmo e la portata della riduzione delle emissioni dipendono dall’attuazione, non dalla disclosure».
UTILITIES IN TESTA, MA DEVONO ACCELERARE
Il settore delle Utilities si afferma come leader della transizione, trainato dal maggiore ricorso alle energie rinnovabili da parte delle aziende, fungendo al contempo da fattore fondamentale a monte per i settori che dipendono dall’elettricità, come quello tecnologico.
Tuttavia, il CapEx rimane sbilanciato verso asset fossili: a livello globale, soltanto il 38% del CapEx cumulato delle utilities tra il 2021 e il 2025 è stato destinato ad attività considerate green. L’Europa rappresenta l’unica eccezione: il 65% del CapEx delle utilities europee è indirizzato verso attività a basse emissioni, con un rapporto tra investimenti verdi e fossili di circa 2 a 1. Nord America e Asia-Pacifico, che insieme rappresentano oltre l’80% degli investimenti del campione analizzato, restano invece fortemente sbilanciati verso fonti brown.
NO CAPEX, NO CREDIBILITY
«L’allocazione di capitale rappresenta l’anello mancante tra ambizione climatica e risultati reali – concludono gli autori -. Senza dati trasparenti e granulari sul CapEx, agli investitori viene chiesto di credere in una transizione che non possono verificare, e la fiducia da sola non riduce le emissioni».
Sebbene le aziende rendano sempre più spesso noti obiettivi, strategie e impegni a lungo termine, la disclosure di dati dettagliati, comparabili e prospettici sugli investimenti in conto capitale rimane disomogenea, limitando la capacità degli investitori di valutare il reale livello, la sostenibilità e la portata dell’impegno verso la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Senza una maggiore chiarezza su come viene impiegato il capitale, non è possibile valutare appieno la credibilità della transizione.
Noemi Primini
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