ESG BUSINESS CONFERENCE 2026 / conferenza di apertura
Neo-narrativa Esg? Identitaria e strategica
La sostenibilità non è più soltanto una questione di adempimenti normativi. Nella fase post-Omnibus, le imprese sono chiamate a costruire una nuova narrativa Esg capace di coniugare competitività, creazione di valore e identità aziendale. Gli Esg, dunque, entrano in una nuova fase “identitaria” e a maggiore valore strategico. È questo il messaggio emerso dalla tavola rotonda “La nuova narrativa ESG tra competitività e transizione” che ha aperto la ESG Business Conference 2026, lo scorso 17 giugno a Palazzo Giureconsulti. Con l’obiettivo di individuare i parametri di questa nuova narrativa (intesa come individuazione, monitoraggio, condivisione e gestione dei fattori di sostenibilità) hanno preso parte alla tavola rotonda Silvia Romanelli, Managing Partner di Fivers Roma, Emiliano Micalizio, ESG Global Lead di Ramboll, Irene Paruccini, Group Sustainability Manager di Angelini Industries, e Maurizio Turci, Group CFO & General Manager di Italmatch Chemicals.
Ad aprire il confronto è stata Silvia Romanelli, che ha richiamato l’attenzione sul fatto che il ridimensionamento normativo non equivale a una riduzione delle responsabilità per le imprese. «L’arretramento è più formale e prescrittivo che sostanziale», ha osservato Romanelli. «Il confronto con le tematiche Esg e con le aspettative del mercato continua a essere necessario». Per la managing partner di Fivers, la sostenibilità resta un tema centrale nella governance aziendale: «Non sarebbe corretto ritenere che si possa abbassare la guardia. Restano il dovere di agire informati, di adottare assetti adeguati e di gestire tutti i rischi dell’impresa». Secondo Romanelli, la sfida oggi è costruire fiducia in un contesto caratterizzato da crescente incertezza e polarizzazione. «L’Esg deve essere selettiva, verticale e fondata sulla fiducia. Bisogna identificare correttamente le azioni e comunicare correttamente ciò che si fa».
Un cambio di paradigma evidenziato anche da Emiliano Micalizio. Per il manager di Ramboll, l’epoca della sostenibilità come semplice dichiarazione di intenti è terminata. «Siamo passati dall’era della consapevolezza all’era dell’impatto», ha affermato. «Meno valore dichiarato e più valore verificato». Una trasformazione che impone alle aziende di raccontare meno slogan e più risultati concreti. Secondo Micalizio, l’identità aziendale diventa un elemento decisivo nella definizione delle strategie Esg. «Conta moltissimo. Bisogna fare meno benchmarking e guardare di più alla propria storia». Le imprese dovrebbero valorizzare ciò che hanno già costruito nel tempo, e «costruire la propria storia guardando più all’interno che all’esterno dell’azienda». Particolarmente rilevante anche il tema della credibilità della comunicazione. «L’Omnibus ha eliminato parte del rumore di fondo generato da una comunicazione eccessiva», ha sottolineato. «Oggi bisogna raccontare cosa si fa, ma anche cosa non si fa».
Dal punto di vista delle imprese, Irene Paruccini ha portato l’esperienza di Angelini Industries, gruppo multisettoriale che opera nel farmaceutico, nella tecnologia industriale e nel largo consumo. «La sostenibilità è fortemente identitaria per il nostro gruppo», ha spiegato. «Abbiamo iniziato questo percorso anni fa e continueremo a portarlo avanti al di là degli obblighi normativi». Paruccini ha evidenziato come la Csrd abbia avuto il merito di spingere molte aziende a strutturarsi sul fronte Esg, ma abbia anche prodotto documenti spesso troppo complessi. «La normativa ha creato report illeggibili e molto standardizzati, con il rischio di perdere l’identità aziendale». Da qui l’importanza di una rendicontazione più focalizzata sulle priorità strategiche. La manager ha poi illustrato alcuni casi concreti, in cui le scelte Esg hanno consentito importanti riduzioni delle emissioni nonostante l’incremento dei volumi di vendita. Sono esempi concreti di cui «andare fieri, di come sostenibilità ambientale e sostenibilità economica possano procedere insieme».
Sempre sul fronte industriale, Maurizio Turci ha raccontato il percorso di trasformazione di Italmatch Chemicals, realtà cresciuta attraverso diversi buyout di private equity e 17 acquisizioni e oggi impegnata in un importante processo di rebranding. «Il futuro non si eredita mai, si costruisce», ha dichiarato. «Il nostro rebranding nasce dalla volontà di creare un ponte tra passato e futuro». L’obiettivo non è creare una nuova identità, ma valorizzare quella esistente e renderla più riconoscibile in una realtà diventata sempre più complessa. Per Turci, la comunicazione Esg deve fondarsi su trasparenza, autorevolezza e capacità di raccontare la realtà senza eccessi. «Né greenwashing né greenhushing: bisogna raccontare le cose come sono».
Il manager ha inoltre evidenziato il peso crescente dei criteri Esg nei processi di investimento e nelle operazioni di private equity. «Oggi l’Esg entra in modo strutturale nelle due diligence e nei processi di valutazione. Negli ultimi dieci anni ho visto cambiamenti epocali». Secondo Turci, gli investitori guardano sempre più ai progetti concreti e agli impatti misurabili. «Talvolta gli investitori osservano più i risultati e i progetti industriali che la semplice reportistica».
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