gli ultimi casi di Cdp e sbti
Perché i grandi “non profit” diventano advisor
Le turbolenze Esg dell’ultimo anno stanno sconvolgendo anche la consulenza. O meglio, stanno evidenziando la fragilità degli equilibri delle organizzazioni cosiddette non profit (definite come charity, nel mondo anglosassone), per le quali la linea di demarcazione con l’advisory Esg si è via via assottigliata.
Il caso più emblematico di salto della barricata, ovvero di trasformazione in entità di advisory, è quello di Cdp, ex Carbon Disclosure Project, una delle organizzazioni più note e longeve nel campo della sostenibilità. L’11 giugno, l’organizzazione ha annunciato una profonda ristrutturazione che vedrà l’ente suddividersi in due unità correlate: “Cdp”, un’entità commerciale indipendente, focalizzata sull’implementazione del sistema di disclosure e sulla fornitura di dati e servizi; e “Cdp Foundation”, un ente benefico indipendente impegnato a promuovere la disclosure ambientale basata su dati scientifici. La Fondazione Cdp rimarrà azionista di Cdp, con rappresentanza nel consiglio di amministrazione, e il suo lavoro contribuirà all’evoluzione della banca dati di domande di Cdp.
Un po’ più in sordina, anche Sbti (Science Based target Initiative), ovvero la sigla di riferimento della transizione, sembra aver tracciato la strada verso la consulenza nella nuova strategia 2026-2030, presentata a maggio (vedi articolo Svolta Sbti: da validatore di target a “partner”). Dopo un decennio in cui ha consolidato il proprio ruolo di riferimento globale per i target climatici aziendali, Sbti punta ora a rafforzare il supporto alle imprese nella fase di implementazione della transizione climatica. La nuova strategia definisce infatti «un chiaro passaggio dal fissare obiettivi ambiziosi al favorirne la realizzazione, e dal ruolo di verificatore a quello di partner nella transizione».
LA RAGIONE ECONOMICA
Le ragioni di queste trasformazioni sono principalmente di due tipi. Il primo, più evidente, è quello economico. È chiaro che la situazione congiunturale, sommata alla fase di attacco politico agli Esg, ha di molto prosciugato il bacino delle erogazioni (emblematica, sotto questo profilo, anche la fine imposta alla Net zero banking alliance, vedi articolo Banche, l’eutanasia politica del net-zero)
Sotto l’aspetto economico, è chiaro che le organizzazioni sono più solide, quanto più riescono a creare strumenti di servizi a pagamento. Come la “membership” creata dal Gri (Global reporting initiative, ovvero il punto di riferimento della rendicontazione nel pianeta) che ha introdotto una forma di consulenza con la formula GRI Community: una rete globale a pagamento riservata ad aziende e professionisti che desiderano supportare l’organizzazione e accedere a vantaggi esclusivi di networking
LA NUOVA RAGIONE DELLA “CONOSCENZA”
C’è poi un secondo aspetto, meno evidente, ma assai più nuovo e, dunque, interessante. E cioè che il mondo della sostenibilità ha alzato l’asticella della qualità. Il che significa che le informazioni, ma anche le azioni dei soggetti, hanno bisogno di molta più credibilità rispetto a qualche tempo fa. In quest’ottica, il patrimonio informativo contenuto in queste charity moltiplica il proprio valore. E questo vale per chi deve costruire attività di consulenza con un plus di legittimazione. Oppure, per chi cerca credibilità nelle proprie scelte di investimento.
Non è un caso, infatti, che lo sdoppiamento di Cdp abbia visto come protagonista Permira, uno tra i più conosciuti fondi di investimento internazionali. Il riassetto, di fatto, vede il passaggio del know how (e dei dati) dell’organizzazione non profit al fondo di private equity, il quale saprà utilizzarli al meglio nelle proprie acquisizioni societarie.
Una mossa brillante, in un momento in cui ogni patrimonio del pianeta sta cercando kpi affidabili sulla sostenibilità.
Carbon Disclosure ProjectCdpcharityGriPermiraSBTi