integrazione sviluppata dal Tavolo per la finanza sostenibile

Pmi, così si parlano Vsme e framework Mef

14 Gen 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
La tabella di interoperabilità non è un adeguamento al Vsme ma «un ausilio operativo per ridurre duplicazioni informative e rendere più efficiente lo scambio di dati tra Pmi e operatori bancari». Per un utilizzo coerente e complementare dei due strumenti nati con finalità diverse.

Vsme e Documento per il dialogo Pmi-Banche sulla sostenibilità: quale relazione operativa tra i due framework? Come gestire nella pratica i requisiti informativi richiesti da ciascuno? La risposta di dettaglio è arrivata a dicembre 2025 dal Tavolo per la finanza sostenibile (composto da Mef, Mase, Mimit, Banca d’Italia, Consob, Ivass e Covip) con la pubblicazione della “Tabella di interoperabilità” tra il “Documento per il dialogo di sostenibilità tra Pmi e Banche” e il “Voluntary Standard for Micro, Small and Medium-sized Enterprises” (Vsme) elaborato da Efrag (contestualmente alla Tabella è stato anche ripubblicato il Documento aggiornato al 2025). Non un adeguamento al Vsme, precisa nel documento il Tavolo, ma «un ausilio operativo per ridurre duplicazioni informative e rendere più efficiente lo scambio di dati tra Pmi e operatori bancari». L’idea è che si vada verso un utilizzo coerente e complementare dei due strumenti, attraverso l’indicazione chiara delle informazioni interoperabili e quelle che restano specifiche del contesto regolatorio e nazionale per eliminare le duplicazioni e ridurre il carico amministrativo per le Pmi che devono rispondere a richieste di dati eterogenee.

«La Tabella di interoperabilità – si legge sul sito del Mef – esplicita, per ciascun indicatore, il grado di allineamento tra i due strumenti, chiarendo dove le informazioni richieste dal Documento Pmi-Banche siano rinvenibili nel Vsme e viceversa, e segnalando le informazioni specifiche del contesto nazionale che rispondono alle esigenze degli operatori finanziari italiani». È quindi uno strumento pratico che aiuta imprese e intermediari a capire quali informazioni richieste dal Documento Pmi-Banche sono già allineate al Vsme, quali richiedono solo piccoli adattamenti, quali invece sono specifiche del rapporto banca-impresa in Italia (ad esempio su rischi catastrofali).  La mappatura nella tabella degli indicatori Esg è effettuata secondo tre livelli:

  • dati Parzialmente allineati: dati solo in parte sovrapponibili alle richieste Vsme, servono adattamenti per le esigenze bancarie;
  • dati Specifici: dati presenti nel Documento, in quanto ritenuto necessari nello specifico rapporto con le controparti del settore finanziario, ma assenti nel Vsme (richieste nazionali legate al Terzo Pilastro e Crd VI, per esempio rischio catastrofale o rating Esg);
  • dati Allineati: dati sovrapponibili tra i due documenti, per i quali si ritiene che le informazioni da rendere sulla base del Documento possano essere rinvenute dall’impresa nell’ambito della rendicontazione ai sensi del Vsme.

Dalla Tabella emerge, nell’ambito delle richieste rientranti in questa classificazione, anche dove il Vsme presenta richieste non strettamente inerenti al rapporto banca-impresa per il quale il Documento precisa di non richiedere tali informazioni (per esempio la disclosure su Scope 3 e i dati sul prelievo idrico totale). Tuttavia, non sono stati presi in considerazione eventuali indicatori del Vsme che risultano assenti nel Documento.

DATI PARZIALMENTE ALLINEATI

Tra gli indicatori che trattano gli stessi temi del Vsme ma con un dato da adattare o dettagliare maggiormente per renderlo utile ai processi bancari, figurano kpi riferibili alle informazioni generali, alla società e forza lavoro e alla condotta di impresa. Del primo gruppo, fanno parte le richieste di dati sul profilo dei siti dell’impresa e su valutazioni esterne e certificazioni. Per esempio, il Vsme richiede informazioni generali sulla Pmi, come la sua forma giuridica, mentre il Documento richiede informazioni per ciascun sito, come fatturato e occupazione. Nel secondo gruppo, rientrano le richieste in tema di retribuzione, formazione e composizione dei dipendenti. Per esempio, nel Vsme il divario retributivo medio tra donne e uomini viene richiesto in forma aggregata mentre il Documento chiede di misurarlo anche per livello di inquadramento «per cogliere meglio eventuali squilibri interni». Per il terzo gruppo, le informazioni da dettagliare maggiormente fanno riferimento ai presidi organizzativi sulla condotta e alle sanzioni e violazioni rilevanti. Per esempio, entrambi gli strumenti prendono in considerazione politiche e procedure (ad esempio codici etici), ma il Documento richiede di indicare in modo più puntuale l’esistenza di modelli organizzativi, misure anticorruzione e canali di segnalazione.

DATI SPECIFICI

Tra gli indicatori non previsti dal Vsme pensati per cogliere aspetti rilevanti per la valutazione dei rischi Esg e per tenere conto di alcune specificità domestiche (ad esempio, il trattamento normativo dei rischi catastrofali) troviamo informazioni in ambito di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, Kpi relativi all’ambiente e alla società e forza lavoro. In tema di cambiamento climatico, rispetto al Vsme, il Documento chiede ulteriori informazioni riguardo: l’efficienza energetica degli immobili in garanzia, le coperture assicurative contro eventi fisici, il fatturato e le spese in conto capitale allineate alla Tassonomia Ue. Nell’ambito delle altre informazioni ambientali, il Documento chiede in maniera aggiuntiva dati sul contenuto riciclato di prodotti e imballaggi e sul contenuto riciclabile degli imballaggi. Infine, sulle questioni legate alla società e forza lavoro, il Documento integra le informazioni con la richiesta di dati su: numero di casi di violazione dei diritti dei lavoratori, connessi a sanzioni o risarcimenti, registrati negli ultimi tre esercizi; numero di dipendenti appartenenti a categorie protette che supera la quota minima prevista dalla normativa; numero di giornate lavorative perse a causa di infortuni e malattie professionali nell’anno.

DATI ALLINEATI

Tra le informazioni allineate rientrano, a titolo esemplificativo (si rimanda al documento originale per l’elenco completo), le richieste su struttura organizzativa e di governance dell’impresa, evidenziando ruoli, responsabilità e strategie aziendali anche in relazione alle questioni di sostenibilità con l’esclusione della richiesta di disclosure legata ad eventuali obiettivi di riduzione di Scope 3. Sono invece allineate le richieste informative sulle emissioni, e su eventuali target di riduzione, in relazione agli Scope 1 e 2. A livello ambientale, tra le richieste allineate, figurano anche le informazioni su inquinamento di aria, acqua e suolo e quelle sulla biodiversità. In relazione alle tematiche sociali, si è riscontrato allineamento su temi quali, sempre a titolo esemplificativo e non esaustivo (si rimanda al documento originale per l’elenco completo), la contrattazione collettiva, il numero del tasso di infortuni e il numero di decessi dovuti a incidenti. Infine, in relazione alla condotta di impresa, è allineata la richiesta su procedure per la segnalazione di situazioni di pericolo in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Le restanti due voci afferenti alla Condotta di impresa, rientrano invece tra i dati parzialmente.

FINALITÀ DIVERSE

La tabella non modifica quindi l’impostazione del Documento per il dialogo dialogo né introduce nuove informazioni di sostenibilità: «rende più agevole l’orientamento tra due strumenti contigui per finalità, ma diversi per ambito e destinatari».

Il Documento per il  dialogo si concentra sul rapporto tra Pmi e banche e contempla le esigenze informative che derivano dal sistema di regolamentazione bancario, concentrandosi quindi sui dati rilevanti per i processi interni bancari e per la valutazione e gestione dei rischi Esg. Il risultato è un documento che individua quaranta informazioni di sostenibilità (in cinque sezioni: aspetti generali, climatici, ambientali, sociali e di governance) e segue un approccio modulare proporzionato alla dimensione delle imprese, presentando una certa flessibilità nella sua adozione per rispondere efficacemente alle esigenze peculiari del singolo rapporto banca-impresa (e senza considerare il tema della valutazione di materialità da parte dell’impresa, in quanto «avrebbe comportato un livello eccessivo di complessità»).

Il Vsme è invece uno standard di rendicontazione volontario che si rivolge a diverse tipologie di utilizzatori, traducendosi quindi in un perimetro informativo più esteso, con un maggior numero di richieste informative per singolo indicatore, coprendo anche aspetti non strettamente necessari alla relazione tra Pmi e banche. Si compone di un “Basic Module”, concepito come modulo di ingresso per tutte le Pmi e un “Comprehensive Module”, più ampio del precedente modulo e dedicato alle informazioni spesso richieste alle Pmi da banche, investitori e partner della catena del valore.

A differenza dello standard Vsme, quindi, il Documento, che pure non è obbligatorio, «non si propone quale standard di rendicontazione quanto piuttosto come uno strumento per la semplificazione dello scambio informativo tra banche e imprese, evitando, nei limiti del possibile, la proliferazione di richieste complesse e diversificate». Le banche, nel rivedere le metodologie di valutazione del merito di credito per tener conto dei rischi e delle opportunità Esg delle controparti, raccolgono informazioni prevalentemente utilizzando questionari predisposti ad hoc da ciascun istituto bancario. Le imprese che hanno rapporti con più banche «si trovano quindi spesso a fronteggiare richieste simili ma differenziate, che aumentano gli oneri di risposta». Il focus è sul rapporto con gli intermediari (con specifico riferimento al tema del credito) ma richieste analoghe arrivano alle Pmi anche dalle grandi imprese committenti.

Elena Bonanni

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