ET.DIRECTORIES - I REPORT DELLE ULTIME TRE SETTIMANE

Quelli che… studiano la sostenibilità/ 138

9 Ott 2026
Directories Sustainability Trend Commenta Invia ad un amico
Una selezione di studi e ricerche su business e finanza responsabili che ETicaNews ha incontrato nell'ultimo periodo. In questo numero: Moody’s Ratings - Morningstar Indexes e Morningstar Sustainalytics - Bain & Company - Commerzbank - Institute for European Environmental Policy

Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e costituiscono una parte rilevante del data base accessibile ai registrati ET.pro.

ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…

“Power grid constraints, affordability-driven regulatory pushback create potential delays” (Moody’s Ratings)

ARTICOLO: Tutti i costi dell’IA nel prossimo decennio

La crescita di cloud e intelligenza artificiale spinge la domanda elettrica dei data center statunitensi, ma la rete fatica a sostenerne l’espansione. Secondo Moody’s, sulla base dei dati Iea, i consumi raggiungeranno 426 TWh nel 2030, circa il 10% della domanda nazionale, contro i 224 TWh del 2025. La nuova capacità, soprattutto a gas, richiederà 110 miliardi di dollari, cui si aggiungono circa 100 miliardi per la trasmissione. I costi elettrici potrebbero aumentare di 25-30 miliardi l’anno, con ricadute sulle bollette. I timori per famiglie e imprese favoriscono vincoli, moratorie e ritardi. Restano rischi ambientali, di sovradimensionamento e di volatilità del gas. Per Moody’s, tuttavia, investimenti ben gestiti possono migliorare l’affidabilità della rete e la convenienza economica nel lungo periodo.

ABBIAMO PARLATO DELLO STUDIO…

“Asset Owner Perspectives Survey” (Morningstar Indexes e Morningstar Sustainalytics)

ARTICOLO: Asset owner, cercasi dato Esg di qualità

Gli asset owner cercano un approccio Esg più concreto, fondato su dati affidabili e risultati misurabili. È quanto emerge dalla survey di Morningstar Indexes e Sustainalytics, che evidenzia una crescente attenzione alla preparazione alla transizione climatica e alla gestione dei rischi, mentre perde peso il solo monitoraggio degli obiettivi net zero. Aumenta anche l’interesse per i mercati privati, sostenuto dalla ricerca di diversificazione e rendimento, ma frenato da problemi di liquidità e trasparenza. L’intelligenza artificiale entra nei processi di investimento e migliora l’accesso alle informazioni, alimentando però timori per gli impatti ambientali e sociali, le valutazioni elevate e i possibili rincari energetici.

ABBIAMO PARLATO DELLA RICERCA…

“Visionary CEO’s Guide to Sustainability 2026” (Bain & Company)

ARTICOLO: Esg “embedded” nelle scelte di consumo

La sostenibilità resta nelle scelte dei consumatori, ma cambiano le motivazioni che le guidano. Secondo lo studio di Bain & Company cresce la preoccupazione ambientale, mentre rimane difficile riconoscere i prodotti a minore impatto. Informazioni più accessibili, anche attraverso applicazioni e intelligenza artificiale, possono aiutare a orientare gli acquisti. A favorire comportamenti sostenibili sono però anche la ricerca di salute, qualità e sicurezza, insieme all’attenzione alla resilienza delle filiere. Le scelte possono quindi generare benefici ambientali anche quando rispondono soprattutto a esigenze economiche o personali: la sostenibilità entra nella quotidianità senza essere sempre la priorità dichiarata.

ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…

“Performance woes and tracking errors” (Commerzbank)

ARTICOLO: Debolezza Esg? No, è un tracking error

Cresce la fiducia negli Esg, ma dai fondi escono capitali. Una ricerca di Commerzbank collega questo paradosso alle difficoltà di performance e agli scostamenti dai benchmark generati dalle esclusioni settoriali. Nell’indice europeo analizzato, il sottopeso negli industriali è stato il principale freno, limitando i benefici del boom della difesa e, nel 2026, delle infrastrutture per l’Ai. Anche l’esclusione di oil & gas ha penalizzato i rendimenti durante i rialzi del petrolio, mentre tecnologia e banche hanno compensato solo in parte. La categoria Transizione proposta dalla riforma Sfdr potrebbe attenuare questi squilibri, favorendo strategie più aperte all’energia e all’industria tradizionale. Tuttavia il dibattito attuale rischia di consolidare i «tracking errors» anziché ridurli.

ABBIAMO PARLATO DELLO STUDIO…

“Beyond the Border: EU climate ambition through the lens of embedded emissions”” (Institute for European Environmental Policy)

ARTICOLO: Ue terzo importatore di emissioni altrui

L’Europa riduce le emissioni sul proprio territorio, ma una parte rilevante dell’impatto climatico dei suoi consumi nasce all’estero. Lo evidenzia un policy brief dell’Ieep, che invita a considerare le emissioni incorporate nei beni e servizi importati. Nel 2023 l’impronta dei consumi europei ha raggiunto 4,05 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, contro 3,3 miliardi di emissioni territoriali. Energia, estrazione mineraria e combustibili fossili pesano sulle emissioni importate, trasferendo parte del costo ambientale nei Paesi produttori. L’istituto propone di affiancare agli obiettivi territoriali una misurazione sistematica dell’impronta dei consumi, integrandola nelle politiche climatiche Ue e utilizzando strumenti come Cbam, ecodesign e due diligence per intervenire sulle filiere globali.

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