policy brief sul carbonio prodotto oltre confine
Ue terzo importatore di emissioni altrui
L’Europa riduce le proprie emissioni, ma una parte significativa dell’impronta climatica legata ai suoi consumi viene generata altrove. È il paradosso messo in luce dal nuovo policy brief dell’Institute for European Environmental Policy (Ieep), “Beyond the Border: EU climate ambition through the lens of embedded emissions”. Il paper, basato sui dati del Traded Emissions Tracker sviluppato da European Climate Foundation e Matière, invita a guardare oltre le emissioni prodotte sul territorio europeo e a considerare quelle incorporate nei beni e nei servizi importati.
IL CARBONIO IMPORTATO
Il punto di partenza è la distinzione tra emissioni production-based, generate all’interno dei confini di un Paese, ed emissioni consumption-based, che includono invece anche quelle generate lungo le catene globali di produzione dei beni e servizi consumati. Nel 2023, secondo Ieep, l’impronta climatica dei consumi dell’Ue ha raggiunto circa 4,05 miliardi di tonnellate di Co₂ equivalente, contro 3,3 miliardi di emissioni territoriali: il 21% in più. Di queste, circa 1,4 miliardi sono state generate fuori dall’Unione.
«L’Ue è il terzo maggiore importatore mondiale di emissioni», rileva il paper. Al tempo stesso, l’Unione è anche il terzo esportatore di emissioni incorporate negli scambi internazionali, con circa 0,7 miliardi di tonnellate associate ai beni esportati. La distanza tra emissioni territoriali e impronta dei consumi evidenzia quindi quanto le catene globali del valore incidano sulla performance climatica europea. «Una quota significativa del costo ambientale degli stili di vita europei viene, di fatto, esportata nei Paesi produttori», osserva Ieep, molti dei quali dispongono di minori risorse e capacità per procedere con la decarbonizzazione.
LE EMISSIONI DELLA FILIERA
Le emissioni incorporate nelle importazioni non sono distribuite uniformemente. Il paper individua, in particolare, gli ambiti critici: produzione di energia, estrazione mineraria e combustibili fossili. La produzione di energia rappresenta il 27% delle emissioni importate dall’Ue, mentre mining ed estrazione di combustibili fossili pesano per un ulteriore 24,4 per cento.
Anche la geografia è significativa. La Cina rappresenta circa 370 milioni di tonnellate di Co₂ equivalente incorporate nei consumi europei, quasi un quarto delle emissioni extra-Ue importate nel 2023. Più di un terzo proviene invece da Paesi non appartenenti al G20, evidenziando il ruolo delle economie emergenti e in via di sviluppo nelle catene di approvvigionamento europee.
LA PROPOSTA DEL PAPER
Da qui la proposta del paper: non sostituire gli obiettivi territoriali, ma affiancarli a una misurazione sistematica dell’impronta dei consumi. «Un quadro climatico dell’Ue costruito esclusivamente sulle emissioni territoriali è strutturalmente incompleto», sostiene il paper. L’istituto propone quindi di integrare gli indicatori consumption-based nella European Climate Law, negli obiettivi climatici al 2040 e nei Piani nazionali per l’energia e il clima.
Parallelamente, strumenti già esistenti come Cbam, Ecodesign for Sustainable Products Regulation, Circular Economy Act, Deforestation Regulation e norme sulla due diligence potrebbero essere utilizzati per intervenire sulle emissioni incorporate nelle catene globali del valore.
Giulia Bandini
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