et.familybusiness / Erika Rastelli
Rastelli: «La comunità dell’azienda, garanzia di onestà e credibilità»
Aiutare il padre a realizzare il sogno di una vita, cioè la crescita di un’azienda simbolo e missione di un territorio. Erika Rastelli, assieme ad altri 4 fratelli, è impegnata nella galassia Aran World, il gruppo di design (cucine) con quartier generale a Teramo, che il padre Renzo ha prima contribuito a far crescere da amministratore delegato. E che poi, quando un giorno per l’altro il fondo Usa ha deciso di vendere, ha acquisito attraverso un’operazione di leveraged bouyout con prestito bancario. Rastelli parla in questa terza intervista della serie dedicata ai family business (anche questa accompagnata da un commento del professor Alfredo De Massis), e sottolinea la centralità di costruire qualcosa nel territorio e per il territorio. Certo, la congiuntura non è ottimale, ma ambizione e purpose sono solidi. E gli Esg, anche se non proclamati, giocano un ruolo chiave per la distintività Made in Italy.
Cinque fratelli, quattro nel gruppo, ma non si può parlare di passaggio generazionale.
Esatto, siamo in cinque. Di noi, in quattro lavoriamo nella Aran World. E il quinto lavora nella nostra attività turistica (l’Hotel Hermitage a Silvi Marina, sempre in Abruzzo). Questo già indica quanto il gruppo sia basato sulla forza della famiglia. E, attenzione, non si tratta di passaggio generazionale, perché papà è giovane (64 anni). Piuttosto, c’è stato un affiancamento in una sfida che ha visto i figli respirare l’aria dell’azienda sin da piccoli, e condividere la famiglia allargata che l’azienda ha sempre rappresentato.
Quindi, una sfida per tutta la famiglia?
Esatto. Abbiamo constatato che papà aveva bisogno di una mano, e siamo entrati in azienda per aiutarlo a realizzare il sogno di una vita. Per mio padre, l’azienda è una missione sul territorio. Non è un caso se l’obiettivo è sempre stato quello di mantenere l’intera produzione nella zona industriale di Atri, in Abruzzo. In azienda, tutti si conoscono per nome e cognome. E così anche per i fornitori: l’intera filiera del nostro gruppo è del posto, tanto che Aran ha contribuito a lanciare un istituto tecnico di tecnologie del legno che raccoglie il bacino di studenti di Pineto ed Atri.
Questa territorialità è stata anche un valore aggiunto?
Siamo sempre stati convinti che far lavorare gente della propria comunità che si dedica con passione al proprio mestiere dà benefici all’azienda, visibili sia nella qualità del prodotto sia nel benessere dei collaboratori. La filosofia è sempre stata che questa dimensione era la nostra garanzia di onestà e credibilità.
Il mondo, però, è cambiato parecchio negli ultimi cinque anni.
Purtroppo, per chi vive di esportazioni, per giunta con una forte attività in Medio oriente, Russia e Usa, sono stati e restano anni complessi. Gli effetti di conflitti e dazi, peraltro, impongono di ripensare le strategie anche nel medio-lungo periodo. L’azienda non è più quella che gestiva mio padre, servono capacità di reazione differenti. È necessaria una continua capacità di evolvere con risorse flessibili.
Significa anche una maggiore flessibilità interna all’azienda?
È così. Nel nostro territorio, non è mai stata richiesta molta flessibilità: uno entrava in azienda per fare un certo lavoro, e stava lì per sempre. Oggi la flessibilità è diventata necessaria. Sia in termini di nuovi contratti, per adeguarsi alle improvvise evoluzioni dei volumi di domanda, sia in termini di know-how, a partire dalla digitalizzazione (ambito in cui il settore del legno è stato a lungo in ritardo).
Ma il territorio rimane centrale?
Questo è indubbio. La nostra visione è fare riferimento alla crescita di questo territorio. Anche la nostra struttura alberghiera di Silvi Marina, con hotel sulla spiaggia, è immaginata come ambasciatrice di questa visione. Sì, c’è voglia di rendere viva questa regione, di far crescere questo territorio.
Tutto questo (la comunità, l’azienda famiglia, i valori di onestà) appare molto allineato ai fattori Esg. Questi fattori sono aspetti competitivi per Aran?
È ancora difficile valutare quanto aumenti la disponibilità di spesa di un cliente se uso la vernice ad acqua. Forse, è perché viene dato per scontato questo impegno sul fronte Esg. Di certo, stiamo spingendo per valorizzare maggiormente gli aspetti sociali che il gruppo promuove, e che mio padre riteneva andassero fatti senza comunicarli. Ma questa narrativa sarà sempre più importante: sono i ragazzi che ci mandano i curricula a chiederci del nostro impegno nel sociale, a favore dell’ambiente.
Leggi il commento all’intervista firmato da Alfredo De Massis
Luca Testoni
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