Sbti presenta il nuovo Net-Zero Standard
La Science Based Targets initiative (Sbti) ha pubblicato la versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard, il riferimento utilizzato per la definizione e la validazione degli obiettivi aziendali di decarbonizzazione basati sulla scienza. L’aggiornamento, che segue il processo di revisione avviato nel 2024, introduce una serie di modifiche al quadro di riferimento per il target setting delle imprese.
Tra le principali novità figura l’adozione di un approccio definito “best efforts”, secondo il quale il rispetto dello standard non dipende esclusivamente dal raggiungimento degli obiettivi fissati, ma anche dalla dimostrazione che l’azienda abbia adottato tutte le leve disponibili per ridurre le proprie emissioni, rendendo trasparenti eventuali ostacoli e le azioni intraprese per superarli.
La pubblicazione del nuovo standard si inserisce nel più ampio percorso strategico annunciato dall’organizzazione, che nei prossimi cinque anni intende affiancare all’attività di validazione dei target un maggiore supporto alla loro implementazione.
La versione 2.0 introduce inoltre un’impostazione maggiormente differenziata rispetto al passato, con requisiti che variano in funzione della dimensione aziendale e del contesto economico dei Paesi in cui operano le imprese. Lo standard distingue infatti tra una Categoria A, che comprende le grandi imprese di tutti i Paesi e le medie imprese dei Paesi ad alto reddito; e una Categoria B, composta dalle piccole imprese e dalle medie imprese dei Paesi a reddito medio-basso.
Per tutte le aziende rimane previsto l’obbligo di definire obiettivi di breve termine sulle emissioni dirette (Scope 1) e su quelle derivanti dall’energia acquistata (Scope 2). Gli obiettivi relativi alle emissioni indirette della catena del valore (Scope 3) sono invece richiesti soltanto alle imprese appartenenti alla Categoria A, alle quali viene inoltre richiesto di pubblicare un piano di transizione e di sottoporre a limited assurance i dati di base utilizzati per la definizione dei target.
Per lo Scope 3, il nuovo standard prevede tre possibili modalità di definizione degli obiettivi: una riduzione complessiva delle emissioni, un approccio basato sul progressivo allineamento di fornitori e clienti a target scientifici oppure target riferiti a specifiche categorie emissive o attività. È inoltre prevista la possibilità di escludere, in casi limitati e motivati, alcune fonti emissive considerate non materiali o sulle quali l’impresa non esercita un’influenza significativa.
Tra le altre novità, il documento introduce una gerarchia di interventi che attribuisce priorità alle riduzioni dirette delle emissioni nelle attività aziendali e lungo la catena del valore, prima del ricorso ad altri strumenti. Viene infine presentato il framework “Ongoing Emissions Responsibility” (Oer), un meccanismo che riconosce le imprese che finanziano volontariamente attività di riduzione o rimozione delle emissioni residue; per le aziende di Categoria A tale impegno diventerà un requisito a partire dal 2035.
Infine, una menzione alla delicata questione delle compensazioni. «Lo standard Corporate Net-Zero V2.0 – scrive Sbti – adotta un approccio equilibrato all’uso di crediti di carbonio ad alta integrità e di altri contributi climatici, intesi come complemento e non come sostituto degli sforzi delle aziende volti a ridurre la propria impronta di carbonio, attraverso un programma di riconoscimento volontario».
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