analisi su oltre 390 aziende

Supply chain, serve gestione prospettica

7 Ott 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Il report mostra come la sostenibilità stia diventando sempre più parte della gestione del rischio nelle supply chain, ma con margini ancora ampi di miglioramento. Visibilità sulla filiera, misurazione del valore e capacità di anticipare le criticità emergono come le principali leve per rafforzarne la resilienza

La sostenibilità nelle catene di fornitura non è più soltanto una questione di conformità: per le imprese europee sta diventando una componente della capacità di anticipare le criticità e rafforzare la resilienza. È uno dei messaggi del Global Supply Chain Risk & Resilience Study 2026 – European Perspective, realizzato da IntegrityNext con BearingPoint. La rilevazione, condotta tra maggio e luglio 2026, raccoglie 394 risposte di professionisti di procurement, supply chain, sostenibilità, compliance e risk management, nell’ambito di una ricerca globale con oltre 600 partecipanti.

«Il quadro è quello di un percorso ancora in transizione», si legge nel report. Il 79% delle aziende ha subito negli ultimi tre anni almeno un rischio legato alla sostenibilità nella propria supply chain con un impatto finanziario od operativo significativo. I rischi regolatori e di compliance sono al primo posto (43%), seguiti dai rischi climatici (30%), da etica e corruzione (22%) e dalle violazioni dei diritti umani o del lavoro (22%). Il report evidenzia così «una distanza tra la capacità di gestire gli obblighi e quella di anticipare i rischi».

VISIBILITÀ FERMA AL TIER 1

Il 60% delle aziende dispone di una visibilità che si ferma al Tier 1, mentre solo il 10% riesce a monitorare i rischi attraverso più livelli della supply chain. Il dato si riflette sulla resilienza: solo il 33% considera la propria supply chain altamente o molto altamente resiliente, mentre il 64% la giudica moderatamente o poco resiliente.

Le aziende con visibilità oltre il Tier 1 sono 1,6 volte più propense a valutare come alta o molto alta la propria resilienza (44% contro 27%). La trasparenza lungo la filiera emerge quindi «non solo come requisito di due diligence, ma come capacità funzionale all’identificazione anticipata delle vulnerabilità» sottolinea il documento.

IL VALORE DELLA SOSTENIBILITÀ

Solo il 14% delle aziende misura e monitora sistematicamente il valore generato dalle proprie attività di sostenibilità nella supply chain; un ulteriore 29% lo fa parzialmente. Il 34% valuta il valore solo qualitativamente e il 19% non lo misura.

Eppure, l’83% dei rispondenti dichiara di aver ottenuto un impatto positivo. Tra le organizzazioni che misurano almeno parzialmente il valore, il 62% individua benefici finanziari, operativi o legati alla resilienza. La misurazione del valore può rafforzare anche il business case degli investimenti: tra le aziende che quantificano gli impatti delle proprie iniziative, il 24% indica un business case misurabile come principale driver di investimento, contro l’8% di quelle che non misurano il valore.

OLTRE LA COMPLIANCE

È in questo passaggio che si colloca il concetto di «From Compliance to Forward-Looking Risk Management», utilizzato dal report per descrivere la direzione verso cui dovrebbe evolvere la gestione della sostenibilità nella supply chain. La compliance rimane infatti il principale driver delle decisioni di investimento: il 30% cita requisiti regolatori, dei clienti o degli stakeholder, mentre il 26% indica riduzione del rischio e resilienza. Anche tra le priorità per i prossimi tre anni la conformità normativa è al primo posto (57%). Solo il 22% indica invece l’anticipazione dei rischi e i sistemi di early warning.

Nel complesso, lo studio descrive un passaggio ancora incompleto: dalla sostenibilità come presidio della compliance alla sua integrazione in un sistema di gestione del rischio capace di anticipare le vulnerabilità. Estendere la visibilità oltre il Tier 1, integrare dati e funzioni, misurare il valore generato e rafforzare scenario analysis ed early warning diventano, secondo il report, gli elementi per trasformare la sostenibilità in una leva di resilienza e preparazione ai rischi futuri.

Giulia Bandini

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