pubblicata la strategia 2026-2030

Svolta Sbti: da validatore di target a “partner”

27 Mag 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
L'organizzazione dice di non puntare alla consulenza, ma darà supporto alle imprese nella fase di implementazione della transizione, superando il solo approccio basato sul target-setting. La nuova strategia 2026-2030 introduce standard più differenziati per settori e geografie e maggiore attenzione al monitoraggio dei progressi

La Science Based Targets initiative (Sbti), dopo un decennio in cui ha consolidato il proprio ruolo di riferimento globale per i target climatici aziendali, punta ora a rafforzare il supporto alle imprese nella fase di implementazione della transizione climatica. La nuova strategia 2026-2030, Catalyzing Corporate Action, definisce infatti «un chiaro passaggio dal fissare obiettivi ambiziosi al favorirne la realizzazione, e dal ruolo di verificatore a quello di partner nella transizione».

OLTRE IL TARGET-SETTING

La svolta arriva in un contesto profondamente cambiato rispetto al 2015, anno di nascita dell’iniziativa promossa da Cdp, Wri, Wwf e Un Global Compact. Oggi, oltre 13mila aziende nel mondo hanno fissato o si sono impegnate a fissare science-based targets, di cui quasi 11mila con target near-term validati e oltre 2.500 con obiettivi net-zero. Secondo Sbti, il solo target-setting non è più sufficiente. L’organizzazione riconosce infatti che «le aziende chiedono un supporto più forte sull’implementazione», si legge nel documento. Per questo la strategia individua quattro direttrici principali: approcci più differenziati per settori e geografie, maggiore attenzione alla trasparenza dei progressi di implementazione, rafforzamento delle partnership con altri framework e ampliamento della presenza nei settori e nelle aree ad alte emissioni.

STANDARD PIÙ “TAILORED”

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda il futuro Corporate Net-Zero Standard Version 2. L’approccio uniforme basato su percorsi globali verrà progressivamente sostituito da modelli più specifici per tecnologie, settori e contesti geografici. L’obiettivo dichiarato è sviluppare «approcci più mirati tra settori e geografie, basati su ciò che le aziende possono concretamente influenzare». Nel documento, Sbti evidenzia come i percorsi di decarbonizzazione differiscano sensibilmente tra comparti: ad esempio, il settore elettrico dispone già di opzioni tecnologiche mature, mentre comparti hard-to-abate come acciaio, cemento, shipping o aviazione richiedono tempi più lunghi e tecnologie ancora in fase di sviluppo o scalata.

FOCUS SU IMPLEMENTAZIONE

La strategia segna anche un cambio di approccio sul tema dell’implementazione. Sbti chiarisce infatti di non voler assumere il ruolo di consulente per le singole imprese, ma di voler utilizzare la propria posizione per raccogliere dati, produrre benchmark e monitorare i progressi sistemici della transizione. Nel summary document si legge inoltre che l’organizzazione intende offrire «dati operativi su ciò che funziona all’interno del network, apprendimento tra pari, collaborazione e un dialogo attivo con i governi sulle barriere sistemiche che nessuna azienda può risolvere da sola». Tra gli strumenti annunciati figurano valutazioni annuali sui progressi della transizione, indicatori relativi agli investimenti e al turnover degli asset e momenti di confronto settoriale per condividere pratiche e criticità.

Giulia Bandini

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