La maggioranza dei ceo delle aziende italiane preferisce mantenere il riserbo ed evitare esternazioni “politiche”. È quanto emerge dalle anticipazioni sui risultati di ESG Identity Corporate Index (ESG.ICI) 2025. I […]
Prende forma nelle aziende italiane la figura dello stakeholder relator. È quanto emerge dalle anticipazioni sui risultati di ESG Identity Corporate Index (ESG.ICI) 2025. I dati di queste anticipazioni fanno […]
Cambiamento climatico, forza lavoro propria e condotta delle imprese al centro delle strategie Esg delle aziende quotate. Per quanto riguarda il percorso verso il Net-zero, il 68% delle aziende vuole […]
Cresce l’interesse di gestori patrimoniali, family office, fondi pensione e gestori assicurativi per l’investimento tematico. Lo spiega una ricerca sviluppata da Pureprofile e commissionata da Robocap, investitore leader in azioni […]
Il paper esplora un modello teorico in cui la executive compensation è legata a misure di performance ambientale e sociale (Esp), analizzando le condizioni in cui tale scelta è ottimale. Ovvero, quando il board persegue livelli di investimento sociale superiori a quelli che massimizzano il prezzo delle azioni
I numeri testimoniano un settore in forte crescita a livello europeo, il cui valore si è triplicato in due anni. Cresce anche a livello nazionale, con buone prospettive per il 2025. Il traino è la ricerca di sbocchi di investimento sull'economia reale: i private market
Il sondaggio rileva che il contesto geopolitico preoccupa non poco gli investitori istituzionali, i quali tuttavia non diminuiscono il loro appetito per il rischio. Dal punto di vista Esg nessuna retromarcia, ma solo una rivalutazione. America e Europa restano ancora distanti sugli Esg
L'organizzazione definisce «scioccanti e deludenti» i livelli di integrazione Esg. La maggioranza degli asset manager «investe irresponsabilmente», favorendo l’espansione dei combustibili fossili, la perdita di natura e la proliferazione delle armi controverse. Fondi pensione e legislatori prendano nota
Il modello, si legge nel documento, «consente un’analisi del rischio di transizione più accurata rispetto a metodi basati su medie settoriali: dai risultati emerge che le stime fondate su dati aggregati di settore tendono a sottovalutare il rischio per le imprese con livelli di emissioni elevati». E viceversa
I primi report si concentrano su clima, forza lavoro e condotta d’impresa, con la doppia materialità che emerge come nodo critico, spesso limitata agli impatti negativi. Il cambiamento climatico è il tema dominante, mentre altri aspetti ambientali e il legame con la strategia aziendale risultano ancora deboli