L'utility ha definito un documento sulla Politica di sostenibilità al 2030 e un Piano di sostenibilità 2016-2020 in cui sono indicati obiettivi misurabili e a cui sarà collegato il sistema di incentivazione dei manager. Intanto si accelera sull'integrated reporting
Ugo Biggeri è alla terza candidatura da presidente di Banca Etica. Ma, questa volta, con una governance che ha ridisegnato le regole del gioco. E imposto un confronto di liste. «È stata dura. E non so come finirà. Ma, per la Banca, va bene così»
Giulio Tagliavini, professore a Parma, è il designato presidente della lista autonoma "Banca Etica aperta e innovativa". «Puntiamo al 50% dei voti», dice. Elenca i punti operativi del programma. Ed evidenzia il calo di redditività dell'istituto
La legge sulla transizione energetica francese obbliga gli investitori alla rendicontazione annuale Esg. «Una legge stravolgente che auspico possa essere ripresa anche in Italia. Il Ri non è più un'opzione ma è diventato un must have».
Da luglio 2015 nel gruppo Tim non si parla più di Corporate social responsibility ma di Corporate shared value. Un cambio di dicitura che, spiega la responsabile della funzione Marcella Logli, ha dietro di sé un cambio di strategia. E di integrazione della sostenibilità
«La Csr è un concetto vecchio. Il responsabile della sostenibilità è l’amministratore delegato, perché quando la sostenibilità è davvero integrata, non si può più distinguerla dal business e se tutto funziona come dovrebbe il ruolo sustainability manager scomparirà»
«La diffusione passa dall’esempio dato dai maggiori player sul mercato, sia gestori che investitori, e da un programma di formazione finanziaria a partire dalle scuole superiori per arrivare a una maggiore sensibilizzazione delle reti commerciali e dei media»
Le nuove metriche di Msci offrono un approccio complementare all’impact investing permettendo di applicare alcuni dei suoi principi, come intenzionalità e misurabilità, dando allo stesso tempo una risposta ai problemi di liquidità e taglia indicati dagli investitori.
«Se l’interesse è la parte positiva, mancano però le soluzioni per sviluppare l’informazione e l’educazione dei risparmiatori e dei consulenti. Manca una sistematizzazione generale dei concetti in modo che si fissino meglio negli investitori istituzionali e nel retail»
Investitori evoluti con una forte cultura finanziaria potrebbero essere «il primo segmento a muoversi nel mondo retail», lo ha riconosciuto Candriam Investors Group che, con i suoi 18 fondi collocati in Italia, opera nel nostro Paese dal 2001