Bruxelles indica il Best Price-Quality Ratio come standard

Ue, acquisti pubblici con qualità (anche) Esg

23 Set 2026
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Proposta di Regolamento che mira a trasformare il quadro europeo degli appalti pubblici: gli aspetti ambientali e sociali incidono esplicitamente sulla qualità. L'obiettivo è spostarsi da criteri basati esclusivamente sul prezzo a favore del principio “miglior rapporto qualità-prezzo”, secondo la logica "comply or explain"

Gli appalti pubblici rappresentano il 15% del pil dell’Ue. Il procurement pubblico è quindi uno strumento in grado di incidere non solo sull’efficienza della spesa, ma anche su obiettivi più ampi dell’Unione, tra cui transizione verde e digitale, innovazione, resilienza industriale, sicurezza economica e fiducia dei cittadini. Parte da questo importante presupposto il Public Procurement Act della Commissione europea, presentato lo scorso 9 settembre 2026, che mira a trasformare il quadro europeo degli appalti pubblici attraverso un regolamento unico, direttamente applicabile, che integra in modo più esplicito obiettivi ambientali, sociali, di innovazione, resilienza e sicurezza economica. In altri termini, gli Esg entrano dentro al funzionamento ordinario degli appalti pubblici, come parte della qualità, della trasparenza, della concorrenza del mercato interno.

Il documento vuole sostituire e consolidare le regole oggi contenute nelle tre direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/Ue, relative rispettivamente alle concessioni, agli appalti pubblici e agli appalti nei settori acqua, energia, trasporti e servizi postali. La scelta del regolamento, direttamente applicabile negli Stati membri, è presentata come risposta alla frammentazione derivante dai diversi recepimenti nazionali e dalla coesistenza di regole separate. E non risparmia un’analisi sulle criticità emerse nella valutazione di tali direttive: complessità delle regole, incertezza giuridica, partecipazione limitata delle pmi e degli operatori transfrontalieri, aumento delle procedure con una sola offerta, prevalenza di aggiudicazioni basate solo sul prezzo, limitato utilizzo di requisiti sociali, ambientali e di innovazione, frammentazione dei sistemi digitali e carenze nella qualità dei dati.

DAL PREZZO ALLA QUALITÀ

La proposta vuole spostare l’asse decisionale da criteri basati esclusivamente sul prezzo a favore del principio “miglior rapporto qualità-prezzo”, stabilendo il Best Price-Quality Ratio (Bpqr) come metodo standard, all’interno del quale gli aspetti ambientali e sociali incidono esplicitamente sulla qualità. È utile precisare che il passaggio al miglior rapporto qualità-prezzo, tuttavia, non comporta automaticamente una priorità generalizzata degli obiettivi climatici in ogni gara. I criteri qualitativi “possono” includere aspetti ambientali, sociali, innovazione, preferenza europea, sicurezza e resilienza, oltre al costo del ciclo di vita. Non viene in questo senso stabilita una gerarchia dei criteri da applicare. Gli acquirenti pubblici avranno piena discrezionalità nella scelta dei criteri di qualità da applicare e nella loro ponderazione nelle singole procedure di appalto, e la proposta offre strumenti pratici per supportarli in tal senso. L’idea è rafforzare, secondo una logica “comply or explain”, la dimensione qualitativa delle decisioni di aggiudicazione, mantenendo il principio secondo cui i criteri qualitativi devono essere collegati all’oggetto del contratto.

Allo stesso tempo, la proposta rafforza e rende più esplicita la base giuridica (dedicando una parte specifica) per i green public procurement e per il social public procurement (per il quale rende più visibile il collegamento tra appalti pubblici e obiettivi sociali). Se il documento affronta anche il tema delle condizioni di lavoro e del subappalto, tuttavia rimangono sfide in termini di due diligence per la quale non è prevista una disciplina autonoma e completa.

INNOVAZIONE, SICUREZZA E DIGITALIZZAZIONE

Oltre al principio miglior rapporto qualità-prezzo, al rafforzamento del green public procurement e del social public procurement, i passaggi più rilevanti riguardano la possibilità di requisiti verdi obbligatori per determinati prodotti, la nuova procedura per l’innovazione, il quadro per le preferenze europee, la digitalizzazione degli appalti e la creazione di spazi dati nazionali e di uno spazio dati dell’Unione (National Public Procurement Data Spaces e di uno Union-level Public Procurement Data Space).

La proposta introduce una procedura specifica per l’innovazione. Il documento spiega che tale procedura consente ai committenti pubblici di formulare sfide o bisogni sociali, invece di limitarsi a specifiche tecniche predeterminate. In tema di sicurezza, la proposta consente ai committenti pubblici, e in alcuni casi richiede, di affrontare rischi quali l’ordine pubblico, le infrastrutture critiche, cybersecurity, dipendenze critiche e interferenze di Paesi terzi. Viene poi introdotto un quadro per le European preference requirements, che possono includere restrizioni alla partecipazione, requisiti minimi di origine dell’Unione o di Paesi coperti, oppure preferenze nella valutazione (nel rispetto degli impegni internazionali presi dall’Unione).

Per superare la frammentazione e carenza dei dati, e la limitata interoperabilità tra sistemi, il documento propone, tra le altre misure, un ecosistema digitale comune, fondato su una rete di interoperabilità; standard semantici armonizzati e specifiche comuni; servizi digitali interoperabili tra sistemi di eProcurement diversi. Infine, si punta a rafforzare anche il quadro di governance. Il documento richiama misure relative a frodi, collusione, corruzione, favoritismi e conflitti di interesse. Ed evidenzia la necessità di rafforzare monitoraggio e professionalizzazione. Il monitoraggio dovrebbe basarsi su uno spazio nazionale dei dati sugli appalti pubblici come punto di accesso centrale nazionale per i dati relativi al procurement e al ciclo di vita dei contratti. Tali spazi nazionali alimenterebbero lo spazio dati dell’Unione.

Elena Bonanni

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