Consulenza Esg/ PARLA il Partner Gianluca Telera

Uniaudit: «Informazioni Esg, dalla quantità alla qualità»

28 Set 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Il reporting Esg evolve da obbligo a strumento di gestione e creazione di valore. La formula vincente si basa su dati affidabili, stakeholder engagement e sistemi di rendicontazione capaci di rafforzare la trasparenza e imprimere fiducia alle decisioni aziendali

La rendicontazione Esg sta progressivamente uscendo dalla logica del solo adempimento per diventare uno strumento di gestione, dialogo e creazione di valore. In questa intervista della serie dedicata ai protagonisti di TOP.ESG CONSULENTI, Gianluca Telera, Partner di Uniaudit (Moore Global Member Firm), racconta come negli ultimi anni sia cresciuto l’interesse delle imprese verso percorsi volontari di rendicontazione e come, parallelamente, le richieste degli investitori si siano spostate dalla quantità alla qualità delle informazioni. L’approccio dell’advisor si concentra sulla costruzione di sistemi di reporting fondati su dati affidabili e verificabili, su percorsi di stakeholder engagement calibrati sulle caratteristiche dell’organizzazione e sull’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali e di governance, con l’obiettivo di rafforzare trasparenza e fiducia.

Avete riscontrato richieste di cambiamento della comunicazione Esg da parte dei vostri clienti negli ultimi due anni, anche alla luce degli aggiornamenti normativi contenuti nel pacchetto Omnibus?

Il contrario: negli ultimi due anni abbiamo osservato un aumento delle imprese che scelgono volontariamente di rendicontare, riconoscendone il valore gestionale oltre che informativo. Il pacchetto Omnibus ha contribuito a questo cambiamento introducendo il principio del Value Chain Cap, che limita le richieste informative lungo la filiera e rende la raccolta dei dati più proporzionata. Questo ha favorito un approccio più equilibrato: meno orientato alla compliance e più alla costruzione di un linguaggio condiviso tra imprese, capace di generare trasparenza e valore lungo l’intera catena.

Come aiutate i clienti a mantenere relazioni costruttive con stakeholder molteplici e spesso portatori di interessi differenti, in un contesto normativo in continua evoluzione?

Riteniamo che la gestione degli stakeholder non possa essere standardizzata. Adottiamo quindi un approccio “tailor made”, ispirato ai principi dell’AA1000 Stakeholder Engagement Standard, che considera il coinvolgimento come un processo continuo di inclusività, materialità e capacità di risposta. Ogni percorso viene progettato in funzione delle caratteristiche dell’organizzazione, combinando interviste individuali, focus group, workshop multi-stakeholder, strumenti di facilitazione e, quando opportuno, metodologie di gamification. L’obiettivo è renderlo un elemento di confronto costruttivo, trasformando il dialogo in un processo decisionale capace di generare consenso e valore condiviso.

Avete notato un cambiamento nella conversazione con gli investitori istituzionali e/o investitori retail sui temi Esg? Come si riflette sulle strategie di comunicazione dei clienti?

Sì, il cambiamento è evidente, ma riguarda soprattutto la natura del dialogo. Gli investitori, istituzionali e frequenti adesso anche dal campo retail, stanno progressivamente spostando l’attenzione dalla quantity of disclosure alla quality of disclosure: non chiedono necessariamente più informazioni, ma informazioni più affidabili, più comparabili e rilevanti per comprendere la capacità dell’impresa di gestire i rischi e creare valore nel lungo periodo. La rendicontazione di sostenibilità evolve a leva di risk management e value creation, integrandosi nei processi decisionali e nella governance aziendale. È in questa direzione che accompagniamo i nostri clienti, costruendo sistemi di reporting che producano informazioni realmente utili agli stakeholder e al management.

Il coinvolgimento e la pressione da parte di società civile e organizzazioni non governative è ancora rilevante o il loro peso si è ridotto?

Il ruolo della società civile e delle organizzazioni è profondamente cambiato. La letteratura sulla Legitimacy Theory ci mostra come la capacità di un’impresa di operare nel tempo dipenda sempre più dalla propria legittimazione sociale, costruita attraverso relazioni credibili con gli stakeholder oltre che dal rispetto degli obblighi normativi. Ong, associazioni, comunità locali e altri portatori di interesse rappresentano interlocutori essenziali per comprendere aspettative, rischi e opportunità emergenti. La rendicontazione di sostenibilità contribuisce quindi a consolidare la social licence to operate e a rafforzare la fiducia.

Quanti dei vostri clienti vi hanno richiesto di ridurre o interrompere la loro comunicazione Esg (greenhushing) negli ultimi due anni? Se sì, con quali motivazioni?

Nella nostra esperienza non abbiamo registrato richieste di interrompere o ridurre i percorsi di rendicontazione di sostenibilità. Ciò che ci risulta cambiato è l’approccio alla comunicazione: le aziende sono oggi maggiormente consapevoli della necessità di supportare ogni dichiarazione con evidenze oggettive e dati quanto più misurabili. Questo riflette un’evoluzione coerente con la letteratura sull’accountability e sulla qualità dell’informazione non finanziaria, secondo cui la credibilità dipende dalla verificabilità, rilevanza e capacità di rappresentare il reale processo di creazione del valore delle informazioni condivise. Per questo motivo incoraggiamo sempre le imprese nella costruzione di sistemi di rendicontazione più solidi, fondati su processi strutturati di raccolta dei dati, una governance chiara e un dialogo continuo. La trasparenza diventa uno strumento di fiducia e di competitività.

Matteo Russo

0 commenti

Lascia un commento

Translate »