ESG.litigation - L'accordo con il Dipartimento di Giustizia
Usa, Deloitte patteggia 20 mln su policy Dei
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo con Deloitte per chiudere un’indagine sulle politiche di diversità, equità e inclusione della società.
L’indagine. Nel maggio 2025, il Department of Justice (Doj) degli Stati Uniti ha lanciato la “Civil Rights Fraud Initiative“, un’iniziativa antifrode sui diritti civili con una task force dedicata e l’obiettivo dichiarato di reprimere l’uso delle politiche di diversità, equità e inclusione della società (Dei) da parte di appaltatori federali e altri beneficiari di fondi federali attraverso la legge sulle dichiarazioni fraudolenti False Claims Act.
Si tratta di una mossa fortemente voluta dall’amministrazione Trump, che considera le politiche Dei come contrarie al merito e discriminatorie nei confronti di uomini e persone di etnia caucasica.
Nell’ambito di questa iniziativa, il Dipartimento di Giustizia ha accusato una serie di società, tra cui appunto Deloitte, di non aver rispettato i requisiti antidiscriminatori previsti nei contratti federali ai sensi del False Claims Act e di aver quindi discriminato dipendenti e candidati sulla base della loro etnia o del loro sesso, attraverso l’uso di obiettivi Dei nelle decisioni di assunzione, promozione e selezione del personale.
La maggior parte dei contratti federali, infatti, contiene una disposizione che impone agli appaltatori di garantire pari opportunità ai dipendenti e ai candidati all’assunzione. Nello specifico, come condizione per diventare appaltatori federali, le società devono attestare che non discrimineranno alcun dipendente o candidato all’assunzione o durante il rapporto di lavoro a causa dell’etnia o del sesso e che adotteranno misure per garantire questo impegno. Secondo l’accusa, invece, le politiche Dei delle società indagate hanno l’obiettivo di migliorare la rappresentanza delle comunità di colore e ispaniche.
Il caso. Nell’ambito dell’indagine lanciata l’anno scorso, il Dipartimento di Giustizia ha accusato Deloitte di aver falsamente certificato il rispetto delle condizioni anti-discriminazione previste dai contratti federali dal 2017 a oggi, mentre invece adottava pratiche di assunzione discriminatorie basate su etnia e sesso.
In particolare, il Doj ha accusato Deloitte di aver assegnato obiettivi demografici alle sue unità aziendali e di far ricevere loro resoconti mensili che monitoravano i progressi verso questi obiettivi.
Inoltre, la maggiore tra le Big Four è stata accusata di valutare soci, dirigenti e amministratori delegati anche sulla base del loro contributo al raggiungimento degli obiettivi di composizione della forza lavoro e di aver basato, per un periodo di due anni, la retribuzione di circa 150 dei dirigenti di livello più alto sul raggiungimento degli obiettivi demografici stabiliti da parte della loro unità.
Infine, il Dipartimento ha sostenuto che la società di consulenza offrisse determinati corsi di formazione, programmi di tutoraggio e di sviluppo della leadership, opportunità o risorse formative solo a determinati dipendenti, con un’idoneità limitata sulla base dell’etnia o del sesso.
L’accordo. Il 25 agosto 2026, Deloitte ha raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia, in cui ha accettato di pagare 21,5 milioni di dollari per chiudere il caso nei suoi confronti.
La società ha negato di aver tenuto un comportamento discriminatorio e ha sottolineato che l’accordo non equivale a un’ammissione di responsabilità. Il gigante della consulenza ha dichiarato di aver accettato l’accordo per risolvere la questione per «evitare i costi e le distrazioni di un contenzioso prolungato».
Alessia Albertin
ET.litigation