ET.beyond_csrd/14 - Valeria Pilastro, Group Sustainability Manager

Cereal Docks: «Omnibus, sostenibilità come leva competitiva»

15 Apr 2026
Interviste Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
La Group Sustainability Manager spiega che la sostenibilità è una questione di coerenza e competitività di lungo periodo, non legata alla normativa, e che il percorso prosegue in continuità. Il focus si sposta su qualità dei dati e lettura strategica degli impatti, con la Csrd come riferimento metodologico

La sostenibilità come scelta industriale e leva di competitività lungo la filiera, indipendentemente dagli obblighi normativi. Lo racconta Valeria Pilastro (in foto), Corporate & Brand Communication e Group Sustainability Manager di Cereal Docks Group, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd con l’entrata in vigore della Direttiva Omnibus.

Per il Gruppo, infatti, «la sostenibilità non è mai stata solo un adempimento, ma un modo di interpretare il nostro ruolo economico e sociale», legato a coerenza industriale, responsabilità e competitività di lungo periodo, sottolinea Pilastro. Anche alla luce dell’uscita dall’obbligo, il percorso prosegue senza cambiamenti: «Fare un passo indietro non sarebbe stato coerente con la fiducia costruita nel tempo», aggiunge. In questo contesto, cresce il ruolo dei dati e della rendicontazione come strumenti di lettura strategica: «Il dato Esg non è solo rendicontazione, ma uno strumento per leggere rischi e opportunità lungo la filiera», evidenzia la manager. Per il Gruppo, adeguarsi alla Csrd resta una scelta consapevole: «Per le aziende non direttamente obbligate, adeguarsi proattivamente alle sue regole è una scelta di visione, ma anche una condizione per restare competitivi», aggiunge Pilastro.

Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?
Abbiamo scelto di proseguire volontariamente e con convinzione, in piena continuità con il percorso già avviato. Per Cereal Docks, che opera al centro di filiere agro-industriali complesse e interconnesse, la sostenibilità non è mai stata solo un adempimento, ma un modo di interpretare il nostro ruolo economico e sociale, è una questione di coerenza industriale, responsabilità e competitività di lungo periodo. Pur essendo al di sotto della soglia di dipendenti prevista dalla Csrd riformata dall’Omnibus, con oltre 450 collaboratori e un fatturato di circa 1,4 miliardi di euro, Cereal Docks mantiene un ruolo significativo all’interno delle filiere in cui opera. Siamo inoltre Società Benefit: questo rafforza ulteriormente un impegno che è parte integrante del nostro modello di business, non qualcosa che può essere messo in pausa in funzione di una soglia normativa.

L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?
Se qualcosa è cambiato, è semmai venuta meno la pressione legata alle scadenze regolatorie, ma priorità strategiche, risorse e commitment del management restano invariati.

Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?
Sì, con due anni di anticipo rispetto all’obbligo normativo allora previsto, avevamo già impostato il lavoro in coerenza con gli Esrs, rafforzando progressivamente i flussi informativi. Di recente, abbiamo istituito un Comitato Esg, con funzione consultiva e propositiva verso Direzione e Consiglio di Amministrazione, per rendere ancora più strutturato il dialogo tra sostenibilità, strategia e governance.

Le strutture avviate vengono confermate. Non è previsto alcun ridimensionamento: il percorso prosegue in continuità e coerenza rispetto a quanto già costruito e al ruolo che ricopriamo. Operando come partner di riferimento per clienti strutturati, è naturale mantenere presìdi Esg solidi e credibili. Sono elementi che rafforzano la solidità del nostro Gruppo, il dialogo con il sistema finanziario e la nostra credibilità nei confronti di clienti e partner di filiera.

Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?
Negli ultimi anni la raccolta dei dati Esg si è evoluta in modo progressivo, coinvolgendo in maniera trasversale le diverse funzioni aziendali. Il passaggio dal framework Gri agli standard Esrs ha rappresentato un’evoluzione significativa e tutt’altro che banale: gli Esrs hanno richiesto un livello di dettaglio, strutturazione del dato e integrazione con la governance molto più articolati. Si tratta di un percorso complesso e tuttora in corso, sia sotto il profilo organizzativo sia tecnico. Per noi, il dato Esg non è solo rendicontazione: è uno strumento per leggere meglio i rischi e le opportunità lungo la filiera, dal campo al cliente. Stiamo quindi valutando soluzioni che permettano di semplificare la raccolta per le persone coinvolte e, al tempo stesso, aumentare solidità, tracciabilità e accuratezza del dato.

Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?
Abbiamo già svolto l’analisi di doppia materialità, ci ha aiutato a dare maggiore struttura e priorità ai temi Esg più rilevanti, per la nostra azienda e per il contesto in cui operiamo. L’intenzione è di mantenere la doppia materialità come strumento strategico. Pur essendo formalmente esclusi dalla Csrd per il numero di dipendenti, la nostra struttura, il posizionamento e le aspettative dei nostri stakeholder ci portano a confrontarci con standard e pratiche tipiche di realtà di dimensioni maggiori.

Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?
Per noi la scelta dello standard è piuttosto urgente: il nostro anno fiscale va dal 1° settembre al 31 agosto e ci troviamo, non all’inizio, ma già nel cuore del fy 2026. Questo significa che dobbiamo già impostare il framework di rendicontazione per il report che chiuderà l’esercizio. Ora che abbiamo certezza di essere esclusi dall’obbligo Csrd, continuare con gli Esrs non avrebbe senso: quelli in vigore sono già superati dalla revisione, ma la nuova versione non è ancora ufficialmente adottata. Per quest’anno, l’idea è quindi di adottare il Vsme nella versione completa, integrandolo con informazioni aggiuntive selezionate in funzione del nostro settore e dei risultati della doppia materialità. Le semplificazioni degli Esrs proposte da Efrag sono indubbiamente utili per rendere il sistema più efficace e proporzionato. Quando il quadro sarà definitivo, valuteremo quale standard risponde meglio alla nostra realtà e alle aspettative degli stakeholder. Per ora la logica è chiara: strumenti affidabili e già disponibili, coerenti con le nostre dimensioni e con il ruolo che ricopriamo nelle filiere, senza scorciatoie.

Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?
Più che di pressioni parlerei di aspettative, che Cereal Docks intercetta da tempo. All’interno, management e collaboratori sono parte attiva del percorso e si aspettano coerenza. Dal mercato, soprattutto dai clienti più strutturati e internazionali, emerge l’esigenza di partner affidabili e allineati a standard riconosciuti. Il mondo finanziario guarda con crescente attenzione alla qualità della governance e dei dati Esg. E lungo la filiera agricola e nei territori in cui operiamo, siamo impegnati a sostenere filiere trasparenti e durature, promuovendo progetti di valorizzazione e sostenibilità. In questo contesto, fare un passo indietro non sarebbe stato coerente con la fiducia costruita nel tempo.

Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus? Posizionamento chiaro o attendista?
Non abbiamo ritenuto necessario adottare una comunicazione pubblica specifica o formale sul tema. L’esclusione dall’obbligo non ha rappresentato per noi un cambio di direzione, ma un elemento di contesto normativo. Abbiamo quindi scelto un approccio improntato alla continuità: più che attraverso dichiarazioni, la nostra posizione si riflette nelle decisioni operative e nella prosecuzione concreta del percorso Esg.

Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?
La priorità è dare continuità e qualità al percorso avviato. In particolare, rafforzare la solidità e l’affidabilità dei dati Esg, anche attraverso soluzioni digitali più integrate; usare sempre più la rendicontazione come leva di lettura strategica degli impatti; mantenere un livello di disclosure coerente con quello delle aziende obbligate, con cui ci confrontiamo quotidianamente.
La Csrd continuerà a essere un riferimento metodologico importante. I suoi strumenti ci aiutano a leggere meglio i rischi e le opportunità lungo la catena del valore. In questo senso, resta per noi una cornice utile per fare meglio impresa. Crediamo che per le aziende non direttamente obbligate, adeguarsi proattivamente alle sue regole sia una scelta di visione, ma anche una condizione per restare competitivi.

Giulia Bandini

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