PUBBLICATO IL DRAFT REPORT DEL RELATORE
Sfdr 2.0, il Parlamento Ue alza l’asticella
Il Parlamento europeo stringe i criteri della futura Sfdr e alza i requisiti per la finanza sostenibile. Il draft report del relatore Gerben-Jan Gerbrandy pubblicato lo scorso 28 aprile conferma l’impianto della proposta della Commissione europea, ma introduce una serie di modifiche che puntano a rafforzarne la credibilità, rendendo più selettivo l’accesso alle nuove categorie di prodotto, rafforzando le tutele contro il greenwashing e concedendo al mercato tempi più lunghi per l’adeguamento.
La struttura di fondo resta invariata. Il nuovo regime continua a basarsi su tre categorie di prodotto (Esg Basics, Transition e Sustainable) accompagnate da criteri minimi di classificazione. Tra le novità più rilevanti figura l’inclusione piena, nel campo di applicazion,e della futura disciplina dei Priips (packaged investment product), i prodotti di investimento pre-assemblati destinati agli investitori retail.
La presentazione del testo alla Commissione Econ è prevista il 3 giugno, il termine per gli emendamenti è fissato al 4 giugno, mentre il voto in commissione è atteso il 15 luglio.
CRITERI DI CATEGORIZZAZIONE PIÙ ROBUSTI
Dove il Parlamento sceglie di intervenire è soprattutto sulla robustezza dei criteri.
Una delle modifiche più significative riguarda la soglia minima di investimenti allineati alla Eu Taxonomy. La proposta della Commissione fissava il requisito al 15% per consentire a un prodotto di accedere alle categorie Transition o Sustainable. La bozza parlamentare lo porta al 20%, innalzando di fatto la soglia di ingresso per i fondi che intendono utilizzare le nuove etichette.
Un tema molto dibattuto riguarda i sovereign bond. Nella proposta della Commissione, per i prodotti Transition e Sustainable contribuiscono al raggiungimento della soglia del 70% soltanto i bond il cui use of proceeds è noto (escludendo di fatto i bond general-purpose dal conteggio). Nel testo parlamentare non vi è alcuna modifica in merito, ma vengono inserite ulteriori condizioni specifiche per gli investimenti in obbligazioni del settore pubblico (public sector bodies), ossia tali investimenti devono essere coerenti con l’obiettivo o la strategia di sostenibilità dichiarati dal prodotto finanziario.
Più rigorosa anche la disciplina della categoria Esg Basics: nella versione parlamentare non sarà sufficiente una performance Esg migliore rispetto all’universo investibile o al benchmark di riferimento. Per essere classificato in questa categoria, il prodotto dovrà prima escludere il 20% degli investimenti con i valori più bassi per gli indicatori o i rating selezionati.
Tra gli interventi più significativi c’è anche l’eliminazione del safe harbor per i benchmark climatici Ctb e Pab. Nella proposta originaria della Commissione, i prodotti che replicavano questi indici avrebbero beneficiato di una corsia preferenziale automatica (leggi articolo Sfdr 2.0: Safe Harbor 15%, rischio o opportunità?). Il Parlamento cancella questa impostazione con l’obiettivo di evitare trattamenti privilegiati; non solo, il safe harbour per i prodotti che investono in attività economiche allineate alla Tassonomia Ue dovrebbe essere aumentato dal 15 al 20 per cento.
RAFFORZATA LA TRASPARENZA
Il Parlamento rafforza inoltre la trasparenza.
Tutti i prodotti classificati dovranno pubblicare un set obbligatorio di indicatori Pai per consentire agli investitori di confrontare i prodotti finanziari all’interno di ciascuna categoria, cui si aggiungeranno ulteriori indicatori rilevanti per il singolo prodotto.
A questo si aggiunge, per i partecipanti ai mercati finanziari che offrono prodotti classificati ai sensi Sfdr, l’obbligo di disclosure sulla strategia di engagement, compresa la modalità con cui tale strategia è stata attuata in linea con gli obiettivi di sostenibilità del prodotto finanziario, oppure una spiegazione chiara e motivata del motivo per cui non persegue tale strategia.
La bozza introduce anche una distinzione più netta per i prodotti non classificati. Questi potranno continuare a comunicare l’integrazione dei fattori di sostenibilità, ma dovranno accompagnare tale comunicazione con una dichiarazione che confermi che il prodotto non soddisfa gli standard dell’Ue relativi alla definizione dei prodotti finanziari sostenibili e alla protezione contro il greenwashing.
IL NUOVO CALENDARIO PROPOSTO
Se sui criteri il Parlamento appare più severo, sul calendario adotta invece una linea più prudente.
Il periodo di adeguamento verrebbe esteso a 24 mesi dall’entrata in vigore del regolamento di livello 1, contro i 18 mesi proposti dalla Commissione. Se confermata, la nuova norma sarebbe applicabile da gennaio 2029.
Contestualmente, gli obblighi dell’attuale Sfdr non ripresi nella nuova architettura (inclusa la rendicontazione dei Pai entity-level) cesserebbero di applicarsi immediatamente con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento, con un possibile effetto già da gennaio 2027.
LE PRIME REAZIONI
Eurosif, che già aveva pubblicato un position paper sulla revisione Sfdr (vedi articolo Le raccomandazioni di Eurosif su Sfdr 2.0), in un comunicato stampa diffuso lo scorso 5 maggio ha espresso un giudizio positivo sulla bozza parlamentare sottolineando tuttavia alcune criticità ancora aperte.
«Questa bozza rappresenta una base solida per il confronto, preservando l’architettura centrale della proposta della Commissione e introducendo miglioramenti significativi – ha dichiarato Nathalie Dogniez, chair di Eurosif –. Sono tuttavia necessari ulteriori aggiustamenti affinché il framework Sfdr sia efficace e realmente utilizzabile, ad esempio rendendo criteri e soglie più adeguati alle diverse asset class, come private assets, real estate e strumenti sovrani».
«L’assenza del principio Do No Significant Harm dalla categoria Sustainable rimane una grave debolezza – Aleksandra Palinska, executive director di Eurosif -. I criteri sociali ricevono un’attenzione relativamente limitata, nonostante siano centrali per sostenere una transizione giusta verso un’economia sostenibile».
Anche Efama ha accolto con favore la posizione del Parlamento ribadendo che «il segnale politico è chiaro: sì alla semplificazione, ma non a scapito dell’integrità, anche se tale equilibrio è stato messo a dura prova più di quanto molti si aspettassero». L’associazione sottolinea il fatto che restano ancora aperte alcune questioni pratiche sollevate dai gestori patrimoniali, ossia l’ammissibilità dei titoli di Stato general-purpose nelle categorie Transition e Sustainable, la definizione delle esclusioni minime e la possibilità di opt-out per i prodotti commercializzati esclusivamente a investitori professionali.
Noemi Primini
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