analisi del primo report sui portatori di interesse
Quali stakeholder cercano purpose e green?
A metà febbraio, la società danese Caliber ha rilasciato il suo primo Stakeholder Intelligence Report. Nel giro di un paio di mesi, il documento ha “bucato” l’attenzione di media e osservatori di tutto il mondo. Il motivo? Se cercate online il concetto di “stakeholder researches”, troverete decine di casi di società di advisory che propongono il servizio per specifiche aziende o settori. Ma troverete con fatica un’analisi di cosa pensano gli stakeholder in senso globale e trasversale. Cioè, il report di Caliber sembra essere la prima analisi mondiale su “what stakeholders want”.
UNA NUOVA FRONTIERA DI STUDIO?
Questo primato è senza dubbio il primo aspetto rilevante. Appare un segnale molto forte il fatto che una società come Caliber, leader nelle ricerche sulla brand identity, decida di mettere a disposizione di una ricerca (pubblica) sugli stakeholder il suo database di 360mila individui intervistati nel 2025 (in 37 Paesi). Un segnale concreto di quanto il tema del “portatore di interesse”, concetto fondante nel modello Esg, stia diventando centrale nel definire le strategie di un’azienda. Lo dice Shahar Silbershatz, co-fondatore e ceo di Caliber: «Nell’era della policrisi, troppe aziende agiscono alla cieca o analizzano i dati in modo frammentario, prendendo decisioni cruciali per il business sulla base di supposizioni relative al proprio ecosistema di stakeholder. Questo contesto spiega la genesi del primo Stakeholder Intelligence Report. Quando ne abbiamo discusso per la prima volta, ci siamo chiesti se il mondo avesse bisogno di un altro indice di fiducia. Ma ci siamo resi conto che questo avrebbe potuto fare qualcosa di diverso: andare a fondo della questione ed esaminare cosa determina la fiducia e la reputazione, e quali leve le aziende possono azionare per migliorare la propria posizione».
LA FORZA PROSPETTICA DEGLI ESG
Entrando nel merito, emergono poi indicazioni interessanti per gli Esg.
La considerazione di partenza è che Caliber rileva una elevata «correlazione tra il Trust & Like Score (Tls), il nostro principale indicatore del marchio e della reputazione di un’azienda, e il comportamento che gli stakeholder dell’azienda adotteranno nei suoi confronti. Punteggi più elevati sono correlati a una maggiore disponibilità a sostenere l’azienda, a raccomandarla ad altri, ad acquistare i suoi prodotti o servizi e a prendere in considerazione l’opportunità di lavorare presso di essa».
Ebbene, secondo l’Intelligence Report, nel campione generale gli attributi più direttamente connessi al brand (“autenticità”, “differenziazione”, “rilevanza” e “ispirazione”) sono ancora quelli con il peso maggiore sul Tls, rispetto agli attributi Esg e di reputazione.
Ma il mondo sembra rovesciarsi se si focalizza l’attenzione al campione di chi è in cerca di lavoro (le voci “Talent” e “Stem professional”). In questo caso, «l’attrattività non è più legata ai fondamentali della reputazioni, ma ha una sua formula propria: mentre “ispirazione” e “rilevanza” rimangono critici, allo stesso livello emerge il fattore “impatto ambientale”, rivelando che i giovani talenti attribuiscono priorità al purpose e all’impatto sul pianeta in modo diverso rispetto agli altri stakeholder».
Attenzione: questi giovani non rappresentano solo la forza lavoro del futuro. Bensì anche il mondo con cui si confronterà l’azienda domani.
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