ESG.litigation - La causa delle ong e comuni francesi
La Corte: Total prevenga i rischi climatici
Un gruppo di organizzazioni ambientaliste e Comuni francesi ha vinto una causa contro la compagnia petrolifera TotalEnergies per costringerla ad adottare misure per prevenire violazioni dei diritti umani e danni ambientali.
Il caso. Il 28 gennaio 2020 quattro ong, Notre Affaire à Tous, Sherpa, Zea Association e France Nature Environnement, e 13 Comuni francesi, tra cui la Città di Parigi, hanno deposto una causa contro TotalEnergies presso il Tribunale di Nanterre.
I querelanti hanno accusato il gigante petrolifero di aver violato la legge sul duty of diligence, adottata in Francia nel 2017, che impone alle grandi imprese di dotarsi di un piano di vigilanza per valutare e prevenire gli impatti delle proprie attività sull’ambiente e sui diritti umani.
Nella causa, le organizzazioni hanno sostenuto che il piano di vigilanza di TotalEnergies fosse incompleto, in quanto non integrava a sufficienza i rischi e i danni climatici derivanti dalle attività aziendali, e in particolare dalle emissioni di gas serra prodotte dalla combustione dei combustibili fossili, che rappresentano quasi il 90% dell’impronta di gas serra della multinazionale. Inoltre, secondo le ong il piano non fornisce dettagli sufficienti riguardo alla riduzione delle emissioni.
I ricorrenti hanno chiesto al tribunale di ordinare alla major di:
- aggiornare il proprio piano con una serie di requisiti, tra cui individuare il proprio contributo alle emissioni globali di gas serra e ai rischi legati al cambiamento climatico;
- allineare le proprie pratiche all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, come previsto dall’Accordo di Parigi del 2015;
- fissare obiettivi intermedi per ridurre le proprie emissioni nette del 40% entro il 2040 (rispetto ai livelli del 2019);
- ridurre la produzione di gas naturale e petrolio di quantità specifiche entro il 2030 e il 2050;
- interrompere immediatamente le nuove attività di esplorazione di idrocarburi.
Il procedimento. TotalEnergies ha chiesto che la causa venisse trasferita al Tribunale di Commercio, ma l’istanza è stata respinta sia dal giudice incaricato della fase preliminare che dalla Corte d’Appello di Versailles, che hanno confermato la competenza del Tribunale distrettuale.
Il 6 luglio 2023, il tribunale ha dichiarato inammissibile l’azione preventiva per motivi procedurali. Ma i querelanti hanno impugnato la decisione dinanzi alla Corte d’Appello di Parigi che, il 18 giugno 2024, ha ribaltato la decisione di rigetto della causa, stabilendo che il procedimento poteva proseguire nel merito e dichiarando ammissibili le richieste presentate dalle associazioni.
La sentenza. Il 25 giugno 2026 la Corte d’Appello di Parigi ha stabilito che la legge francese sul duty of diligence impone alle aziende di agire per affrontare i rischi e i danni legati al cambiamento climatico e che quindi TotalEnergies non aveva predisposto un piano di vigilanza adeguato ai sensi della legge.
Il tribunale ha ordinato alla major di mappare i rischi e gli impatti climatici negativi derivanti dalle emissioni di gas serra generate dalle sue attività, incluse le emissioni di gas serra Scope 3, e di individuare e rendere note le misure per affrontare questi rischi climatici. Inoltre, la corte ha concesso all’azienda sei mesi di tempo per aggiornare il piano di vigilanza previsto dalla legge, integrandovi le misure e le valutazioni relative allo Scope 3.
Tuttavia, in una vittoria parziale per la Big Oil, la sentenza ha stabilito che la legge sul dovere di vigilanza non conferisce al tribunale il potere di fissare obiettivi o misure specifici per conto dell’azienda. Perciò, la sentenza non ha imposto obiettivi specifici di riduzione delle emissioni o della produzione di petrolio e gas. In più, il tribunale non ha stabilito l’obbligo per l’azienda di cessare nuove attività di esplorazione legate ai combustibili fossili.
Alessia Albertin
ET.litigation