gli effetti della normativa anti-greenwashing

Lufthansa “ripennella” la tariffa green

4 Nov 2026
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Il vettore aereo, per adeguarsi ai nuovi requisiti Ue sulla comunicazione ambientale, ha modificato il nome alla propria tariffa dedicata alla sostenibilità. La decisione riflette la stretta contro il greenwashing e i claim climatici potenzialmente fuorvianti nel settore aereo

Lufthansa cambia nome alla propria tariffa dedicata alla sostenibilità da Green Fare a Impact Fare. Come riportato da Esg Today, la decisione, spiega la società, risponde ai «nuovi requisiti normativi per la comunicazione ambientale» e intende valorizzare ulteriormente il contributo dei clienti alla sostenibilità del trasporto aereo.

Introdotta nel 2023, la tariffa opzionale consente ai passeggeri di contribuire a iniziative aggiuntive di riduzione e rimozione delle emissioni. I contributi finanziano l’impiego di carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf), in misura equivalente al 20% delle emissioni stimate per i voli europei e al 10% per quelli intercontinentali. La quota restante sostiene progetti climatici esterni al settore aereo, finalizzati a evitare emissioni o a rimuovere Co2, attraverso iniziative come la riforestazione e la cattura diretta di anidride carbonica dall’atmosfera.

Nel giugno 2024, la compagnia aerea aveva invece introdotto un supplemento ambientale obbligatorio su tutti biglietti. Il contributo, variabile in base alla tratta e alla classe di viaggio, è stato giustificato come necessario a coprire i crescenti costi legati ai requisiti normativi in materia di sostenibilità, tra cui l’impiego di Saf, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) e Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation (Corsia) dell’Icao (vedi articolo: Voli Lufthansa? Paghi già anche i costi del futuro).

IL PESO DELLE REGOLE UE

Lufthansa collega il cambiamento ai nuovi vincoli sulla comunicazione ambientale. La revisione arriva infatti in scia dell’applicazione della direttiva europea Empowering Consumers for the Green Transition (Ecgt), che mira a contrastare il greenwashing e a tutelare i consumatori da dichiarazioni ambientali generiche o non adeguatamente dimostrate.

Il gruppo era già stato coinvolto, insieme ad altre compagnie aeree, in un accordo con la Commissione Europea per interrompere l’utilizzo di claim giudicati potenzialmente fuorvianti dalle autorità nazionali per la tutela dei consumatori. Tra questi, le affermazioni secondo cui le emissioni dei voli potrebbero essere compensate attraverso contributi aggiuntivi destinati a progetti climatici o all’utilizzo di Saf. L’intesa era seguita a una denuncia della European Consumer Organisation (Beuc), che aveva chiesto di fermare le comunicazioni capaci di presentare il volo come sostenibile e di rimborsare i passeggeri per i supplementi ambientali pagati sulla base di messaggi ingannevoli.

Altre grandi imprese stanno rivedendo le proprie dichiarazioni ambientali per adeguarsi a un quadro regolatorio più stringente. Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha annunciato accordi con Coca-Cola, Nestlé e Danone per modificare le comunicazioni relative alle caratteristiche di riciclabilità delle bottiglie di plastica. Segnali di un’evoluzione che impone alle aziende maggiore precisione e verificabilità nel presentare i propri impegni ambientali.

Matteo Russo

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