Paper Iais sulla supervisione della diversità nel settore
Assicurazioni, senza Dei aumenta il rischio
La diversità, l’equità e l’inclusione (Dei) non sono solo valori etici, ma leve concrete per rafforzare la governance e la gestione del rischio nelle compagnie assicurative. A confermarlo è il Financial Stability Institute di Bis che, nell’Executive Summary “Supervising Dei in insurance” riprende e spiega i punti salienti dell’”Application Paper on supervising diversity, equity and inclusion: the governance, risk management and culture perspective” pubblicato dall’International Association of Insurance Supervisors (Iais).
L’Executive Summary definisce con precisione i tre elementi che compongono l’acronimo: diversity, riguarda le differenze tra le persone, incluse competenze, esperienze, modi di pensare e caratteristiche demografiche, traducendosi in “diversity of thought”, ossia la capacità di generare prospettive differenti; equity, si riferisce alla ricerca di equità nell’allocazione di risorse e opportunità, tenendo conto delle diverse circostanze e necessità dei gruppi; inclusion, infine, indica il senso di appartenenza che tutti i membri di un’organizzazione dovrebbero provare indipendentemente dalle loro differenze, con l’assenza di barriere e la libertà di sollevare questioni difficili anche verso i livelli superiori.
Il documento parte poi dalla dichiarazione che la stessa Iais aveva pubblicato nel 2021 sull’importanza delle considerazioni Dei nella supervisione assicurativa, e si struttura attorno a due dei principi fondamentali (Icp): l’Icp 7 sulla governance aziendale, che richiede alle compagnie un framework solido e prudente a protezione degli assicurati; e l’Icp 8 sul risk management e i controlli interni, che impone sistemi efficaci di gestione del rischio.
IMPORTANZA PER GOVERNANCE E RISCHIO
Secondo il documento, l’assenza di solide pratiche Dei espone le compagnie a rischi concreti su più fronti: governance debole, con scarsa capacità di sfida interna e decisioni di bassa qualità; danni reputazionali che intaccano la fiducia del pubblico e degli investitori; difficoltà ad attrarre e trattenere personale qualificato; esposizione a contenziosi legali e sanzioni regolamentari; e perdita di competitività per mancanza di prospettive diverse. Al contrario, «integrare il Dei nella cultura aziendale consente una identificazione più completa dei rischi e riduce il rischio di “groupthink”, ovvero quella tendenza a privilegiare il consenso rispetto alla valutazione critica».
I SEGNALI D’ALLARME
Il paper individua due categorie di warning sign per i supervisori. La prima riguarda sintomi di governance disfunzionale: mancanza di dibattito nei board, cultura aziendale resistente al cambiamento, comunicazione verticale carente, violazioni persistenti da parte delle funzioni di controllo, e alto turnover del personale. La seconda categoria segnala invece carenze nell’implementazione del Dei stesso: atteggiamento dismissivo del management verso il tema, assenza di una strategia chiara e di metriche di monitoraggio, approccio limitato alla sola leadership senior, e canali di feedback interni insufficienti.
COME MIGLIORARE
I supervisori possono intervenire su due livelli. A livello di settore, attraverso strumenti di soft power come discorsi, linee guida e tavoli di confronto, oppure sviluppando requisiti formali sotto forma di aspettative di vigilanza o regole vere e proprie. A livello di singola compagnia, attraverso discussioni mirate con i board sulle strategie Dei adottate, o revisioni specifiche tramite analisi documentali e ispezioni in loco, esaminando politiche interne, responsabilità e comunicazione istituzionale.
Alessandro Fenili
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