La mappatura del Green Recovery Tracker

I Pnrr d’Europa bocciati in sostenibilità

ET.Pro
16 Lug 2021
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Il Wuppertal Institute e la Ong E3G hanno lanciato una piattaforma interattiva per mappare il contributo Esg dei piani nazionali di ripresa e resilienza degli Stati beneficiari del Next Generation Eu. Emerge che molti piani rischiano di non raggiungere l’obiettivo del 37% di spesa per il clima

Molti piani nazionali di rilancio rischiano di non raggiungere l’obiettivo del 37% di spesa per il clima. Lo rivela il Green Recovery Tracker, una piattaforma interattiva che misura il contributo alla transizione verde dei Pnrr degli Stati membri dell’Unione europea beneficiari del Next Generation Eu. Lo strumento è stato lanciato dal Wuppertal Institute, un istituto di ricerca tedesco su clima, ambiente ed energia, e da E3G, un think tank indipendente europeo sul climate change.

La valutazione si basa su un’analisi quantitativa e qualitativa condotta in collaborazione con esperti locali. Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 267 “Ecco la mappatura della sostenibilità dei Pnrr”), il progetto si avvale di analisi e ricerche degli istituti di ricerca e organizzazioni nazionali aderenti all’iniziativa, fornendo analisi specifiche e un monitoraggio costante dei Pnrr a livello nazionale. Ad oggi, la piattaforma ha mappato la quota Esg dei piani di rilancio di oltre 15 Paesi dell’Ue.

La panoramica dei Piani europei

Dalle prime analisi realizzate emerge un quadro poco confortante. La fotografia dei piani nazionali di rilancio dei 15 Paesi dell’Ue analizzati dal Green Recovery Tracker, infatti, rivela che molti Pnrr potrebbero mancare il target fissato dall’Unione, secondo cui almeno il 37% degli investimenti dei piani nazionali deve essere indirizzato alla transizione ecologica.

Inoltre, numerosi piani includono ancora misure non allineate con la transizione verde: la mappatura evidenzia che anche molte delle misure indicate come “green” dai Pnrr potrebbero in realtà tradursi in investimenti poco o per nulla allineati agli obiettivi Ue per il contrasto ai cambiamenti climatici. In particolare, l’analisi mostra rischi significativi che misure che a prima vista sembrano verdi possano finire per sostenere i combustibili fossili.

Ma non è tutto. La piattaforma mette anche in luce che la maggior parte dei piani di ripresa non risulta allineata con i nuovi obiettivi climatici europei per il 2030. Infine, sottolinea che diversi piani non vengono utilizzati per accelerare la transizione climatica, in linea con i nuovi target.

Il Pnrr italiano

Il Green Recovery Tracker ha analizzato anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dell’Italia, presentato il 27 aprile 2021 dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, dal valore di 235 miliardi di euro. La valutazione non è positiva: nel complesso, si legge sul sito della piattaforma, le misure di risanamento dell’Italia non sono all’altezza del potenziale di transizione verde dei fondi disponibili per la ripresa.

Secondo il governo, il Pnrr raggiunge una quota di spesa climatica del 40 per cento. Ma la fotografia scattata dal Tracker mostra altri numeri: il Pnrr dell’Italia raggiunge una quota di spesa verde del 16%, al di sotto del benchmark del 37% dell’Ue. La spesa verde italiana ammonta al 13% rispetto all’intero pacchetto di Recovery. Inoltre, il 26% delle risorse allocate all’Italia, circa 49,5 miliardi di euro, può avere un impatto positivo o negativo sulla transizione verde a seconda dell’attuazione delle misure pertinenti.

Nello specifico, l’analisi riconosce che il piano italiano prevede investimenti in misure rilevanti per la transizione verde, ma evidenzia uno squilibrio significativo nell’allocazione dei fondi tra settori e attività. In più, ritiene che molti degli investimenti green saranno in grado di determinare solo uno spostamento verso un’economia “climate neutral”, ma che risulteranno piuttosto insignificanti rispetto a ciò che serve per la transizione dell’intero sistema economico verso la neutralità climatica. L’analisi precisa che manca un sostegno adeguato per i pilastri cruciali della transizione energetica: l’espansione della produzione di energia rinnovabile, l’uso diretto di elettricità, e infrastrutture locali per la mobilità sostenibile.

L’indagine scende ulteriormente nel dettaglio e spiega che le riforme previste dal Piano favoriscono le procedure di autorizzazione per le infrastrutture del gas senza spingere all’elettrificazione degli usi finali dell’energia. Secondo il Tracker, una quota relativamente elevata dei fondi potrebbe essere assegnata a progetti attribuibili al settore del gas, come biometano e idrogeno. Inoltre, mostra come le attività legate al gas fossile possono accedere direttamente ai fondi attraverso i sostegni alle caldaie a gas e agli autobus alimentati a gas.

Alessia Albertin

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