La Tcfd ha pubblicato le «raccomandazioni» sul clima

Investire senza climate change in 4 mosse

ET.Pro
4 Lug 2017
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La Task Force costituita a dicembre del 2015 dal Financial stability board ha reso pubblica la cornice normativa che, su base volontaria, accompagnerà gestori, banche e asset owners nella definizione del rischio climatico nei portafogli

Quadrato_ETpro_ISUna cornice normativa che aiuti a contrastare i rischi connessi al cambiamento climatico. Questo, nelle intenzioni del Financial stability board (Fsb), il compito della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (Tcfd) costituita a dicembre del 2015 con l’obiettivo di fornire una «ricetta» per mitigare il rischio climatico in portafogli. Non solo di tutela ambientale, dunque, si tratta, ma anche di difesa degli asset finanziari. Come sottolinea la stessa Tcfd nel documento introduttivo alle sue «raccomandazioni», gestori, banche e asset owners sono tuttora scottati dalla Grande Crisi, che ha modificato gli equilibri economici e spostato grosse quantità di capitali. Il mondo di oggi, almeno nella sua componente finanziaria, ha imparato a misurarsi con nuove incognite, e se le bolle speculative restano di impegnativa identificazione, è tuttavia più marcato l’aspetto legato al rischio: sociale, finanziario, ambientale. E il climate change, appunto, è uno degli interrogativi cui dare una risposta concreta nell’assetto dei nuovi portafogli e nell’allocazione dei finanziamenti. Una spada di Damocle che pende sulle società di gestione del risparmio, sulle banche, sulle assicurazioni, sugli istituzionali. E sugli investitori, ovviamente. Questo perché i potenziali impatti non sono solo fisici e non si manifestano solo nel lungo periodo. La Tcfd ha calcolato che il valore del rischio climatico, sul totale degli stock globali di attività in gestione, potrebbe oscillare tra i 4.200 miliardi e i 43mila miliardi di dollari da qui alla fine del secolo.

QUATTRO METRICHE DEL BUON SENSO

Come riportato anche dalla Rassegna sostenibile di ieri (L’occhio sostenibile della settimana/102 – Quattro argomenti contro il climate change), il quadro normativo si è strutturato su quattro punti focali: la Governance aziendale in relazione al climate change; la Strategia sugli effetti reali e potenziali del rischio climatico; la Gestione del Rischio e, infine, le Metriche e gli obiettivi finalizzati a valutare i rischi reali ma anche le opportunità di una politica aziendale di contrasto al cambiamento climatico. Le quattro raccomandazioni hanno carattere generale e su base volontaria, anche perché non esistono strumenti univoci in grado di misurare, a priori, la portata del rischio climatico. A questo proposito la Tcfd ha inserito nel documento, approfondimenti finalizzati a orientare gli investitori sui diversi meccanismi utilizzati dalle società di analisi per valutare rischi e opportunità legati al clima.

LA TASK FORCE

Il lavoro, che ha portato alla stesura delle quattro raccomandazioni, è durato 18 mesi e ha coinvolto centinaia di attori. La Tcfd, presieduta da Michael Bloomberg, ha visto al lavoro 32 membri selezionati dal Financial Stability Board e provenienti da varie organizzazioni di tutto il mondo, tra cui grandi banche, compagnie di assicurazioni, asset manager, fondi pensione, grandi società non finanziarie, società di contabilità e consulenza, e agenzie di rating. Tra dicembre 2015 e il giugno del 2017 ci sono stati due momenti di confronto che hanno coinvolto altri soggetti: il primo ad aprile 2016, quando la Task force ha esposto pubblicamente l’ambito di azione e gli obiettivi del suo operato; il secondo a dicembre dello stesso anno, quando una prima bozza delle raccomandazioni è stata sottoposta a una consultazione pubblica da cui sono pervenute più di 300 risposte da oltre 30 Paesi. La relazione finale riflette, dunque, non solo l’analisi effettuata dalla Tcfd sull’industria ma anche gli input ricevuti dagli attori coinvolti nel corso del 2016 e del 2017.

Il quadro normativo ha poi ottenuto l’appoggio di oltre 100 società, rappresentative di circa 11mila miliardi di dollari in gestione, che si sono impegnate a sostenere pubblicamente le raccomandazioni pubblicate il 29 giugno. Tra queste ci sono istituti bancari come Bank of America, Barclays, HSBC, ING, Australia e New Zealand Banking Group (ANZ) e assicurazioni come Aviva Plc e AXA Group.

Raffaela Ulgheri

@raffaelaulgheri

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