report di S&P Global sulla finanza islamica

La lenta marcia dei sukuk sostenibili

ET.Pro
4 Giu 2021
Notizie SRI Finance Commenta Stampa Invia ad un amico
L'analisi prevede che l’industria finanziaria islamica globale crescerà del 10%-12% nel 2021-2022. Tuttavia, nonostante la spinta trasformativa della pandemia, l'industria non ha aumentato la sua quota sostenibile né sta sfruttando le opportunità legate alla transizione energetica e alle sfide sociali

Nel biennio 2021-2022 l’industria finanziaria islamica globale crescerà del 10%-12 per cento. La stima arriva dal report “Islamic Finance 2021-2022: Toward Sustainable Growth” di S&P Global. La società statunitense prevede un incremento nelle emissioni di sukuk, certificati di investimento conformi alla Sharia (la legge islamica); un’espansione nel settore dei takaful, le assicurazioni islamiche; e l’espansione delle quote di mercato nel contesto della modesta ripresa delle economie finanziarie islamiche.

Tuttavia, il report sottolinea anche che, sebbene la pandemia abbia offerto la possibilità di una crescita più ampia e trasformativa, l’industria finanziaria islamica non ha ancora pienamente sbloccato le opportunità offerte dalla standardizzazione inclusiva e non ha aumentato la sua quota di attività di finanza sostenibile. Per questo motivo, è la conclusione di S&P Global, il coordinamento tra i diversi stakeholder è fondamentale affinché il settore sfrutti le opportunità legate alla transizione energetica e alle sfide sociali.

Sukuk e takaful in crescita

Nel report si precisa che la performance stimata per la finanziaria islamica è stata valutata prendendo in considerazione la crescita delle attività bancarie islamiche in alcuni Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), in Malesia e in Turchia. L’Iran, invece, è stato escluso dalle statistiche quest’anno a causa dell’estrema volatilità della valuta del Paese, che rende meno significativo il confronto con i numeri dell’anno scorso e anche qualsiasi previsione.

L’analisi prende le mosse dalla crescita della finanza islamica negli ultimi anni: nel 2020 è cresciuta del 10,6%, nonostante il doppio shock della pandemia e del calo del prezzo del petrolio. Tuttavia, anche se rapida, la crescita dell’anno scorso è stata inferiore al 17,3% registrato nel 2019.

Sul fronte dei sukuk, S&P Global Ratings prevede un’emissione totale di sukuk di circa 140-155 miliardi di dollari quest’anno, rispetto ai 139,8 miliardi nel 2020 e ai 167,3 miliardi nel 2019. La stima ottimistica per il 2021 si basa sulla liquidità, che rimane abbondante; sul ritorno sul mercato di società e titoli sovrani; e sul fatto che le nuove emissioni superano i sukuk in scadenza. Nel primo trimestre del 2021, infatti, i volumi di emissione sono aumentati dell’1,4% in totale e del 22% se si escludono le riaperture di Sukuk.

Inoltre, la società statunitense prevede nel 2021 una crescita anche nel settore dei takaful, le assicurazioni islamiche, e nel settore dei fondi. Nello specifico, il settore takaful dovrebbe espandersi al 5%-10%. Tuttavia, il loro contributo rimarrà comunque piccolo sul totale delle attività della finanza islamica.

Gli strumenti sostenibili

Esistono strumenti della finanza islamica dedicati al sociale, ma non sono abbastanza visibili. La Banca islamica per lo sviluppo (Idb), ad esempio, ha emesso un sukuk sostenibile da 1,5 miliardi di dollari nel 2020 e un altro da 2,5 miliardi di dollari nel 2021. L’Idb ha reso noto che i proventi del secondo sukuk saranno utilizzati per finanziare progetti verdi (10%) e di sviluppo sociale (90%).

Anche la Malesia di recente ha emesso un sukuk da 1,3 miliardi di dollari, che include una tranche legata alla sostenibilità (vedi articolo “Dalla Malesia il primo Sukuk al mondo legato alla sostenibilità”) i cui proventi sono stati destinati a finanziare progetti sociali e ambientali per combattere il cambiamento climatico e costruire un’economia più sostenibile e inclusiva.

Secondo S&P Global, questi e altri strumenti finanziari islamici mirati ai bisogni sociali potrebbero contribuire ad avere un impatto ancora maggiore se utilizzati correttamente e potrebbero anche attrarre altri investitori, locali o stranieri, con obiettivi Esg. L’analisi indica anche il sukuk verde come un’opportunità, grazie alla transizione energetica e in linea con l’agenda per uno sviluppo più sostenibile che sta prendendo piede in alcuni Paesi della finanza islamica.

Tuttavia, anche se la società americana si aspetta di vedere un aumento dell’attività sia per il sukuk sociale sia per il sukuk verde, non ritiene che rappresentino un punto di svolta. Inoltre, prevede che la transizione energetica impiegherà molto tempo a concretizzarsi nei Paesi interessati dalla finanza islamica.

Elementi di vantaggio o di rischio

Il report predice l’espansione della finanza islamica anche sulla scia di una continua standardizzazione e integrazione. Nei prossimi 12 mesi, infatti, sono attesi progressi sulla realizzazione di un quadro giuridico e normativo globale unificato per la finanza islamica che il Dubai Islamic Economy Development Centre (Diedc) e i suoi partner stanno sviluppando.

A seconda dell’esito di questi lavori e dell’eventuale adozione del quadro, questa misura potrebbe aiutare a risolvere la mancanza di standardizzazione e armonizzazione che hanno caratterizzato l’industria della finanza islamica per decenni. Quello che resta da vedere è se una maggiore standardizzazione di questi strumenti o il loro maggiore contributo alla ripresa economica accelererà lo sviluppo di strumenti sostenibili.

Un altro fattore di incertezza è dato dall’evoluzione della pandemia: alcuni mercati emergenti, infatti, potrebbero riuscire a ottenere l’immunizzazione di massa solo verso la fine dell’anno o anche più tardi. D’altro canto l’allineamento della finanza islamica con i valori ambientali, sociali e di governance (Esg), potrebbe portare a una più frequente emissione di strumenti finanziari islamici dedicati al sociale e sukuk “verdi”.

Una maggiore emissione di strumenti sostenibili aiuterebbe ad affrontare le conseguenze della pandemia e sosterrebbe l’agenda per la transizione energetica dei Paesi musulmani. Ma su questo punto, le previsioni di S&P Global non sono molto ottimistiche: data l’ulteriore complessità legata agli strumenti sostenibili e la lenta attuazione delle politiche per gestire la transizione energetica, la società statunitense si aspetta che il processo di avvicinamento rimarrà lento.

Alessia Albertin

0 commenti

Lascia un commento