Lavoro, i giovani cercano aziende “identitarie”
Il rapporto tra giovani e lavoro si sta spostando da una logica puramente professionale ad una fortemente identitaria e relazionale. È il messaggio contenuto nella ricerca “Le dimensioni della New Talent Equation”, sviluppata da Webboh Lab, il primo Osservatorio Permanente sulla Gen Z in Italia di Webboh (gruppo Mondadori Digital) insieme all’Istituto di Ricerca Sylla.
L’indagine, costruita a partire dalle ricerche dell’Osservatorio Webboh Lab su un campione di oltre 3.000 giovani italiani tra i 14 e i 30 anni, ha analizzato aspettative, linguaggi e modelli culturali che stanno ridefinendo il rapporto con il lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale e delle professioni identitarie.
Secondo la ricerca, si legge in una nota, il talento oggi non viene più percepito solo come competenza tecnica, ma come equilibrio tra quattro dimensioni fondamentali: meaning (ricerca di senso); balance (equilibrio vita-lavoro); growth (crescita personale); trust (fiducia e coerenza).
Meaning: il lavoro deve avere senso – Sempre più giovani dichiarano infatti di voler riconoscersi in ciò che fanno. Anche in presenza di buone condizioni economiche, molti sono disposti a lasciare un’azienda se non percepiscono coerenza tra se stessi e il proprio lavoro.
Balance: equilibrio vita-lavoro – Le nuove generazioni non cercano meno lavoro, ma un lavoro sostenibile. Il sacrificio non è più considerato un valore in sé, se non inserito in un equilibrio complessivo della vita.
Growth: crescita personale – La crescita non coincide più soltanto con la carriera. I giovani mostrano una forte mobilità e sono pronti a cambiare rapidamente esperienza se percepiscono una mancanza di evoluzione personale.
Trust: fiducia e coerenza – La permanenza nelle organizzazioni dipende sempre più dalla fiducia percepita. Quando esiste distanza tra ciò che un’azienda promette e ciò che offre concretamente, la relazione tende a interrompersi rapidamente.
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