Misurato solo il consumo di acqua potabile (il 13% del totale)
In Italia la misurazione dei consumi d’acqua resta ancora fortemente disomogenea tra i diversi utilizzi della risorsa. Se per l’acqua potabile il 94% dei consumi è rilevato attraverso contatori, per gli usi irrigui, industriali e per le altre destinazioni i volumi non vengono misurati direttamente, ma ricostruiti attraverso stime, calcoli induttivi o portate teoriche desunte dagli atti di concessione. È quanto emerge dal paper “Resilienza idrica in Italia: dalla regolazione alla misurazione”, realizzato da Utilitalia.
Questa differenza di monitoraggio è grave in quanto l’uso potabile dell’acqua, ovvero l’ambito davvero misurato, pesa appena per il 13% dei consumi complessivi: la quota più alta dei consumi spetta all’agricoltura (41%), seguita da altri utilizzi (40%) e dall’industria (4%). Invasi, riuso delle acque depurate e dissalazione restano ancora marginali.
Utilitalia propone quindi di estendere progressivamente la misurazione anche agli comparti che utilizzano l’acqua, coinvolgendo i diversi soggetti che gestiscono la risorsa, così da costruire un quadro più completo e affidabile della disponibilità e dei consumi.
acquastudiericercheUtilitalia