Studio Morningstar Sustainalytics su rischi e performance
Portafogli, diverso impatto Esg in Usa e Ue
La qualità Esg si conferma un fattore determinante per la tenuta dei portafogli finanziari, tuttavia tale aspetto assume connotazioni diverse a seconda dell’area geografica: in Europa l’integrazione Esg continua a determinare una significativa dispersione dei rendimenti tra i portafogli; negli Stati Uniti, invece, si assiste a una minore dispersione delle performance tra aziende virtuose e non.
È quanto emerge dal report pubblicato a marzo da Morningstar Sustainalytics, che evidenzia una crescente divergenza tra Europa e Stati Uniti nella valutazione e nell’impatto dei rischi Esg sulle performance di portafoglio. Gli Stati Uniti premiano le aziende a basso rischio Esg attraverso una performance market-driven, mentre l’Ue applica un sistema policy-driven che penalizza le aziende con rischio Esg elevato.
IL MERCATO USA
Secondo lo studio, nel mercato statunitense l’Esg si configura sia come leva di miglioramento della performance sia come fattore di resilienza agli shock. Dal 2019, i portafogli con profili Esg più solidi hanno mostrato un trend di crescita sostenuto e drawdown più contenuti, sottolineando il duplice ruolo dell’Esg sia come fattore di miglioramento della performance sia come
ammortizzatore di shock. Tuttavia, a partire dal 2022, il divario tra portafogli a rischio Esg elevato e contenuto si è progressivamente ridotto, segnalando una graduale normalizzazione dell’integrazione dei fattori Esg nelle valutazioni finanziarie.
Nel complesso, i portafogli a basso rischio Esg si distinguono per un profilo di rendimento più equilibrato, combinando crescita costante e bassa volatilità . Come sottolineano gli autori, ciò riflette «la preferenza strutturale degli investitori per le società con una solida governance Esg e una gestione efficace del rischio».
Dal grafico emerge chiaramente che i portafogli con rischio Esg Low (in verde) rendono circa il +100%, mantenendo una traiettoria stabile anche nelle fasi di maggiore stress. Anche i portafogli a rischio Esg Medium (in giallo) rimangono costantemente positivi (totalizzano circa +70%), sebbene avanzino a un ritmo più moderato. Più volatile è invece l’andamento dei portafogli a rischio Esg Severe (in nero), che registrano un forte calo tra il 2019 e il 2020, seguito da un rimbalzo e da una temporanea convergenza verso i portafogli a basso rischio nella fase iniziale del conflitto tra Russia e Ucraina, probabilmente sostenuta, come indicano gli autori, dalla rivalutazione del comparto energetico. Al contrario, i portafogli con rischio Esg High (in rosso) generano una sottoperformance persistente, anche se il loro calo ha subito un notevole rallentamento a partire dal 2021.
Leggendo questi dati è chiaro che minore è il rischio Esg, maggiore è la stabilità del portafoglio e il rendimento corretto per il rischio.
MERCATO UE
In questo caso il divario tra le performance si amplia sensibilmente (in particolar modo i rendimenti negativi sfiorano -525%).
I portafogli a basso rischio Esg si confermano i più resilienti, mentre quelli a rischio Esg alto o grave hanno registrato una sottoperformance profonda e duratura. I divari di rendimento indicano che il mercato penalizza sistematicamente le aziende con pratiche Esg deboli, pur continuando a premiare con costanza i profili a basso rischio Esg.
Nel complesso, l’andamento dei rendimenti nell’Ue delinea un mercato che svaluta progressivamente i ritardatari Esg: i vincoli normativi rendono infatti le carenze in ambito Esg finanziariamente rilevanti e sempre meno trascurabili.
Nel dettaglio, analogamente a quanto osservato nel mercato statunitense, i portafogli con rischio Esg Low (in verde) registrano una crescita costante dei rendimenti fino al +100 per cento. I portafogli a rischio Esg Medium (in giallo) rimangono prossimi alla neutralità per tutto il periodo, indicando un potenziale limitato di extra-rendimento. Al contrario, i portafogli con rischio Esg High (in rosso) e Severe (in nero) subiscono pesanti perdite superiori al –400%, senza successivi recuperi significativi, a conferma della penalizzazione persistente da parte del mercato nei confronti delle aziende con profili Esg più deboli.
Inoltre, a differenza degli Stati Uniti, nell’Ue i portafogli a rischio Esg Low e Severe restano nettamente distanti anche dopo il 2022, evidenziando «una differenziazione ampia e duratura, rafforzata sia dagli standard di mercato sia dal quadro normativo».
DUE MODELLI ECONOMICI DISTINTI
Questa divergenza riflette modelli economici e normativi profondamente diversi. Negli Stati Uniti, le imprese con basso rischio Esg tendono a essere premiate attraverso una performance market-driven, mentre nell’Unione Europea prevale un approccio policy-driven che penalizza in modo più marcato le aziende con rischi Esg elevati.
Ne consegue che, negli Usa, una bassa esposizione al rischio Esg è principalmente associata alla generazione di performance, mentre in Europa contribuisce soprattutto a garantire stabilità e conformità alle aspettative normative. Al contrario, un alto rischio Esg negli Stati Uniti è leggermente penalizzato nelle performance, mentre l’UE mostra una penalizzazione forte e persistente a causa delle aspettative normative.
In sostanza, i due mercati si collocano in fasi differenti nello sviluppo dell’integrazione Esg nella valutazione finanziaria. «Negli Stati Uniti, il processo sta evolvendo da una fase iniziale di ricerca di alpha verso una progressiva normalizzazione, con il rischio Esg sempre più incorporato nei tradizionali schemi di valutazione – si legge nelle conclusioni -. In Europa, invece, l’integrazione ha raggiunto uno stadio più avanzato caratterizzato da un’applicazione sistematica, in cui le performance Esg deboli sono strutturalmente penalizzate nell’ambito di un quadro normativo ormai consolidato».
Noemi Primini
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