Trasparenza retributiva, primo sì dal Governo
Lo scorso 5 febbraio 2026, il Consiglio dei Ministri ha dato il primo via libera allo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva, avviando un percorso che ora proseguirà nelle commissioni parlamentari. L’obiettivo è il ritorno del provvedimento in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva entro il prossimo 7 giugno, rafforzando in modo strutturale gli strumenti di contrasto al gender pay gap.
Il decreto si applica a datori di lavoro pubblici e privati e riguarda la generalità dei lavoratori subordinati, inclusi dirigenti e contratti a termine, con effetti anche sulla fase di selezione: gli annunci dovranno indicare la retribuzione o la fascia prevista e sarà vietato chiedere informazioni sugli stipendi precedenti. I lavoratori avranno inoltre diritto di conoscere i criteri di determinazione della retribuzione e i livelli medi per mansioni equivalenti, suddivisi per genere.
Sul fronte degli obblighi informativi, il testo prevede una scansione temporale differenziata in base alla dimensione aziendale. I datori di lavoro con almeno 250 dipendenti dovranno trasmettere i dati sulla trasparenza retributiva entro il 7 giugno 2027 e successivamente con cadenza annuale; per le imprese tra i 150 e i 249 dipendenti l’obbligo scatterà dalla stessa data ma con periodicità triennale; per quelle tra i 100 e i 149 dipendenti l’avvio è fissato al 7 giugno 2031, sempre con aggiornamento ogni tre anni. In presenza di un divario retributivo di genere non giustificato pari o superiore al 5%, scatteranno obblighi di motivazione e di valutazione congiunta con sindacati e Ispettorato del lavoro. A vigilare sull’attuazione sarà un organismo di monitoraggio istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
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