SUSTAINABLE TAX GOVERNANCE
Le tasse? Pesano sulla Esg identity
Il progresso mondiale verso la sostenibilità è legato, a doppio filo, ai capitali che i governi possono generare dalla tassazione. La governance fiscale dovrebbe dunque riflettere anch’essa i principi di trasparenza ed Esg aziendali. Questo concetto viene esposto e argomentato da Hans Gribnau, Professore della Tilburg Law School, nel paper “Sustainable tax governance: a shared responsibility”.
Il professore spiega come le aziende siano attori importanti che devono assumersi la responsabilità per lo sviluppo sostenibile, in quanto è una responsabilità condivisa che si ottiene solo attraverso la collaborazione tra governi e aziende, e come le tasse siano uno strumento collaborativo fondamentale per lo sviluppo della sostenibilità.
Gribnau elabora il pensiero legando il concetto ormai ben conosciuto di corporate social responsibility (Csr) a quello della tassazione. Uno dei principi della Csr è che le aziende accettino volontariamente obblighi etici, oltre a quelli legali ed economici, nei confronti della società, e dunque si impegnino ad andare oltre la semplice conformità alla legge, «sforzandosi sempre più di fare “la cosa giusta”». Secondo l’autore, «le aziende hanno il diritto di organizzare i loro affari fiscali in modo da ottenere un trattamento fiscale favorevole entro i limiti stabiliti dalla legge, come per evitare la doppia tassazione, tuttavia questo non è l’obiettivo della pianificazione fiscale aggressiva, che invece a esempio mira alla doppia non tassazione». Il pagamento di una quota equa di tasse è un dunque segno di responsabilità condivisa per lo sviluppo sostenibile nel lungo termine, in quanto permette ai governi di fornire beni e servizi pubblici ai cittadini e di avere le risorse necessarie per potere raggiungere i propri obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg), e «rientra nell’ambito delle possibili interpretazioni delle leggi fiscali, non trattandosi quindi di pagare più di quanto richiesto dalla legge».
Nonostante ciò, l’autore ricorda come spesso anche le multinazionali con delle forti identità Esg si impegnino ancora in una pianificazione fiscale aggressiva, che sfocia nell’elusioni fiscale, con la conseguenza che «si sposta il peso fiscale, e dunque i costi delle infrastrutture pubbliche, sulle persone meno abbienti e sulle piccole imprese locali, che hanno un comportamento fiscale meno elastico». Secondo il professore, «ne consegue che le aziende che dichiarano sommariamente, come uno dei loro principi fiscali, di rispettare le leggi fiscali delle giurisdizioni in cui operano, probabilmente non agiscono in modo responsabile, perché apparentemente cercano di mettere in atto il comportamento minimo richiesto dalla legge».
L’autore porta però uno spiraglio di luce in questo «scenario tetro, l’esempio virtuoso di Norges Bank Investment Management, uno dei più grandi asset manager al mondo, che attraverso i suoi principi di “tax and transparency” ha nel 2021 disinvestito da alcune aziende in quanto praticavano la pianificazione fiscale aggressiva o non davano informazioni sul dove e come pagassero le tasse».
Il paper si conclude con una riflessione sulle due sfide più importanti per raggiungere la “sustainable tax governance”, ovvero «il cambiamento di mentalità, necessario per integrare la fiscalità nel quadro Esg, e la progettazione di un benchmark (di trasparenza) per attingere a dati fiscali dettagliati e consentire un’analisi adeguata della performance fiscale sostanziale delle aziende».
Alessandro Fenili
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