I risultati del report

Edelman: “sciur padrun” pilastro di fiducia

16 Mar 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Il Trust Barometer 2026, che misura la fiducia nei confronti delle principali istituzioni, rivela l'emerge di una mentalità “insulare”: gli intervistati non si fidano di chi la pensa diversamente. La maggioranza del campione ha espresso più fiducia nel proprio datore di lavoro e nelle aziende che in tutte le altre istituzioni

“La fiducia nell’era della chiusura” è molto ridotta. Lo fotografa l’Edelman Trust Barometer 2026, un sondaggio che ogni anno misura la fiducia nei confronti delle principali istituzioni: governi, aziende, media e ong, intervistando 33.938 persone in 28 Paesi. I risultati sono svelati a gennaio, durante il World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Il report di quest’anno, giunto alla 26esima edizione, rivela che circa il 70% degli intervistati ha una mentalità “insulare”: non vuole parlare, lavorare per o trovarsi nello stesso spazio con chi non condivide la sua visione del mondo.

Questa chiusura si presenta alta, pur con percentuali leggermente diverse, in tutte le categorie: livello di reddito, genere, fasce d’età, affiliazione politica, mercati sviluppati e in via di sviluppo. Guardando al campione italiano, su 1.200 intervistati ben il 79% non si fida di chi esprime valori, posizioni sulle questioni sociali, percorsi personali o fonti informative differenti dalle proprie. L’Italia è al quarto posto nella classifica dei Paesi coinvolti nel sondaggio per esitazione o riluttanza a fidarsi di qualcuno che la pensa diversamente. Questa chiusura, dettata da preoccupazioni economiche, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche, permea anche il mondo degli affari.

QUESTIONE DI FIDUCIA

Nonostante la diffusa incertezza economica e polarizzazione, il datore di lavoro si conferma un pilastro di fiducia. In media, il 78% degli intervistati ha espresso fiducia nel proprio datore di lavoro, in Italia il dato scende al 69%, ma è comunque significativamente più alto rispetto alle altre istituzioni. Un segnale interessante da interpretare, alla luce del ruolo del “sciur padrun nell’evoluzione della percezione italiana dell’impresa.

Gli intervistati si fidano di più del proprio datore di lavoro rispetto al mondo delle aziende (64% in media, 59% in Italia), delle ong (58% in media, 51% in Italia), dei media (54%, 49% in Italia) e del governo (53%, 41% in Italia). Anche gli scienziati (76%, 78% in Italia) e gli insegnanti (73%, 67% in Italia) guidano la classifica delle persone fidate. In media, educazione e tecnologia risultano i settori in cui gli intervistati ripongono maggior fiducia (entrambi al 73%), gli italiani, invece, ripongono maggiore fiducia nella manifattura e nell’educazione (entrambi a 68%), mentre è in calo la fiducia nel settore della tecnologia, sceso al 67 per cento.

L’Italia tra i Paesi europei più propensi a valorizzare il “trust brokering” in risposta alla mentalità “insulare”, cioè la capacità delle istituzioni di facilitare la costruzione di fiducia tra gruppi diversi partendo proprio dalle differenze. Il 33% degli italiani, infatti, ritiene che siano le aziende a poter svolgere questo ruolo, incoraggiando la cooperazione su questioni divisive senza schierarsi, contro il 35% del dato globale. Il datore di lavoro emerge, ancora una volta, come la figura che gli intervistati ritengono stia lavorando meglio per superare le polarizzazioni: 58% in media, 46% in Italia. Inoltre, il 75% del campione totale e il 64% degli italiani si aspettano che i datori di lavoro colmino le divisioni e facilitino la costruzione di fiducia tra gruppi che diffidano l’uno dell’altro.

In particolare, il 74% del campione e il 71% degli italiani pensa che siano le aziende a dover favorire l’interazione tra dipendenti con valori differenti; il 68% del campione e il 71% degli italiani ritiene che le aziende debbano facilitare partnership con organizzazioni per iniziare un dialogo cross culturale e cross politico. L’82% del campione e il 79% degli italiani si aspetta che i datori di lavoro si facciano promotori di un’identità e di una cultura condivise; l’81% del campione totale e il 78% degli italiani chiede al datore di lavoro di costruire team che richiedano valori differenti per poter aver successo; l’80% del campione e il 78% degli italiani vuole che i datori organizzino corsi obbligatori per i dipendenti su come condurre un dialogo costruttivo in situazioni di conflitto (scarica il report).

Alessia Albertin

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