Censis, meme e reel entrano tra i media degli italiani

4 Mag 2026
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Nei giorni scorsi è stato pubblicato il report di Censis L’informazione nel mirino. Si conferma il calo dei media tradizionale, emergono nuove tipologie di contenuto (nel calo generale, spuntano reel e meme) e, in generale, si accentua il problema della fiducia nelle fonti.

Oggi, si legge nel report, le prime tre fonti di informazione più utilizzate dagli italiani sono stabili o in flessione: i telegiornali che, con il 43,9%, continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte rilevante della popolazione, registrano una diminuzione di 3,8 punti percentuali; Facebook (33,1%), cala di 3,3 punti; sostanziale stabilità per i motori di ricerca che sono seguiti dal 23,2% della popolazione. Scendono sia i siti di informazione (-2,5%) che le televisioni all news (-2,3%) (che si attestano rispettivamente al 14,7% e al 16,6%). Tengono relativamente meglio i social network: TikTok con un calo solamente dell’1,9% e Instagram dell’1,2% rispettivamente registrano il 12,5% e il 15,5% dell’utenza. Gli aumenti sono sporadici e raramente significativi, nella parte alta della graduatoria si rileva solo quello del Gr Radio (+1,7%).

Sono 7 italiani su 10, tra quanti usano i social, a includere i reel nell’universo dell’informazione; il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più immediati, per il 13,1% più coinvolgenti, per il 9,8% più accessibili, per l’8,2% complementari alle fonti tradizionali. Il 36,3% degli italiani (e il 58,8% degli over 64) che usa almeno un social non sa cosa sia un meme, al contrario il 22,6% (e il 31,1% degli under 30) si è imbattuto in uno di essi, che gli ha fatto scoprire una notizia su temi di attualità, società, politica o cultura.

Gli utenti provano ad orientarsi nelle paludi mediatiche alla ricerca di punti fermi in maniera attiva. Il 66,4% della popolazione verifica sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie diffuse dai media principali; il 59,5% della popolazione cerca di evitare di informarsi attraverso i media più diffusi; il 58,0% (di cui il 23,1% sempre o spesso e il 34,9% a volte) legge come vengono riportate le notizie dai media più diffusi per scovare le interpretazioni ideologiche. Emerge anche una tendenza a informarsi non in maniera acritica o ingenua: il 60,6% si informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i media più diffusi parlano poco o niente; il 64,6% ha l’abitudine di verificare le notizie riportate dai media indipendenti o dalle fonti alternative. Per quanto riguarda i comportamenti attraverso cui gli italiani acquisiscono informazioni affidabili, il 49,1% della popolazione ha l’abitudine di seguire autori su temi specifici perché condividono la loro visione del mondo, il 52,2% usa sempre, spesso o a volte i social per trovare interpretazioni indipendenti, mentre la fetta di persone che paga per avere informazione indipendente è il 25,5% (tra chi lo fa sempre, spesso o a volte).

La maggioranza degli italiani (il 61,6%) dichiara che non si sentirebbe a proprio agio a informarsi attraverso un mezzo interamente generato dall’IA; tuttavia, vi è anche una schiera non indifferente di persone che sono favorevoli (38,4%). Di queste, il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani, mentre un più fiducioso 8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fossero completamente gestiti dall’IA. Tra coloro che si sono dimostrati contrari, le ragioni sono attribuite sia al rischio di disinformazione o fake news (34,8%), sia perché si tende ancora a dare maggiore valore ad un prodotto creato dagli uomini (26,8%).

 

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