ET.DIRECTORIES - I REPORT DELLE ULTIME TRE SETTIMANE
Quelli che… studiano la sostenibilità/ 134
Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e costituiscono una parte rilevante del data base accessibile ai registrati ET.pro.
ABBIAMO PARLATO DELL’ANALISI…
“$80 Billion at stake as Southeast Asia’s green economy enters a new calculus” (Bain)
ARTICOLO: Per l’Asia supergreen è tempo di decisioni
L’economia verde del Sud-Est asiatico è già in forte crescita, con un mercato da circa 290 miliardi di dollari destinato a salire a 430 miliardi entro il 2030, è quanto emerge dallo studio di Bain. La domanda aumenta soprattutto in energia, trasporti, industria e tecnologie come veicoli elettrici, data center e Ai, attirando capitali dove la redditività è più evidente. Tuttavia, la transizione è disomogenea non per mancanza di investimenti, ma per la difficoltà dei sistemi di tradurre il capitale in progetti concreti. Il principale collo di bottiglia agli investimento è infrastrutturale, la domanda cresce in 1-3 anni mentre le reti energetiche richiedono 5-15 anni per essere costruite. Anche il settore dei veicoli elettrici è in forte espansione, ma assorbe ancora solo il 2% della produzione globale e circa il 70% del valore resta fuori regione. Le scelte industriali dei prossimi 2-3 anni saranno decisive per trasformare la crescita in vantaggio competitivo o perderla verso altre aree.
ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…
“What does 2025 PRI reporting data tell us about asset owners’ responsible investment approaches?” (Unpri)
ARTICOLO: Unpri: 1 asset owner su 2 pronto a cambiare Sgr
Secondo Unpri gli asset owner stanno aumentando in modo significativo le aspettative nei confronti degli asset manager in materia di investimenti responsabili. La selezione dei manager oggi si basa sempre più sulla qualità della loro governance, quasi tutti gli asset owner valutano la struttura di supervisione Esg e la coerenza delle politiche di voto rispetto ai propri mandati. Tuttavia, il report evidenzia un divario ancora rilevante con gli asset manager, soprattutto nell’integrazione del rischio climatico. Le aspettative si riflettono anche nei contratti, dove le clausole Esg sono ormai diffuse. In caso di disallineamento, gli asset owner sono pronti a passare dal dialogo a misure di escalation, fino alla sospensione o sostituzione dei gestori.
ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…
“Intergenerational Foresight: An Approach for Long-Term Responsibility in Governance” (World Economic Forum)
ARTICOLO: Governance, la sfida è “intergenerazionale”
Il World Economic Forum propone un nuovo modello di governance orientato al lungo termine per affrontare crisi sistemiche e cambiamenti accelerati. L’approccio si basa su cinque principi: visione temporale estesa, pluralità di prospettive, autorità condivisa, consapevolezza sistemica e inclusione come fonte di legittimazione. Secondo il report, in Europa ed Eurasia il predominio del breve termine riduce la capacità decisionale futura, aggravato da cicli elettorali brevi, tecno-ottimismo e trasferimento dei rischi ad altre regioni. Per contrastare queste dinamiche viene proposto il Future Optionality Index, uno strumento per valutare se politiche e investimenti preservino flessibilità, reversibilità e opportunità per le generazioni future.
ABBIAMO PARLATO DEL PAPER…
“Double Materiality in Practice: Evidence from Two Years of CSRD Reporting” (Università di Amburgo)
ARTICOLO: Imprese, asciugata doppia materialità 2025
Nel secondo anno di applicazione della Csrd, le grandi imprese europee stanno rivedendo le proprie valutazioni di doppia materialità. Lo evidenzia un working paper dell’Università di Amburgo basato su 241 società quotate europee tra 2024 e 2025. Nel primo anno, i temi più considerati materiali sono stati il cambiamento climatico e la forza lavoro interna, seguiti dalla condotta aziendale, mentre biodiversità, acqua e comunità interessate risultano meno rilevanti. Gli impatti negativi sono la dimensione più frequentemente dichiarata materiale, mentre le opportunità finanziarie restano marginali. Nel confronto tra i due anni emerge una lieve riduzione delle valutazioni di materialità, interpretata come un affinamento delle analisi e un maggiore allineamento ai benchmark settoriali. Persistono inoltre forti differenze tra comparti economici.
ABBIAMO PARLATO DEL PAPER…
“The role of biodiversity risk in shaping bank lending decisions” (Banca Centrale Europea)
ARTICOLO: I rischi Esg non riducono i fidi bancari
La Bce nel suo studio evidenzia come il rischio legato alla biodiversità impatti significativamente sui costi del credito bancario. Analizzando prestiti sindacati a imprese statunitensi tra il 2007 e il 2023, le autrici mostrano che le aziende più esposte a rischi biodiversità pagano spread più elevati, mentre i volumi di credito restano sostanzialmente invariati. Le banche, quindi, non riducono l’offerta di finanziamenti ma aumentano il prezzo del denaro in presenza di maggiori rischi ambientali, soprattutto dopo eventi di violazione o shock ecologici. L’effetto è più marcato tra gli istituti con forte impegno Esg, come i firmatari Unep-fi, mentre non emergono differenze sistematiche legate alla geografia.
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