REPORT sui firmatari 2025
Unpri: 1 asset owner su 2 pronto a cambiare Sgr
Gli asset owner stanno alzando l’asticella nei confronti degli asset manager in materia di investimenti responsabili. È quanto emerge dal report Unpri sui dati 2025, che analizza i comportamenti e le tendenze dei firmatari appartenenti alla categoria dei proprietari di asset.
Unpri conta oltre 700 firmatari nella categoria asset owner: dei 380 che hanno completato il reporting nel 2025, il 43% è rappresentato da fondi pensione e il 29% da compagnie assicurative, mentre fondazioni, fondi sovrani e altri istituti compongono la quota restante, per un Aum complessivo di circa 15,6 trilioni di dollari. Circa il 90% di questi affida almeno una parte del proprio patrimonio a gestori esterni, il che rende la supervisione delle Sgr un elemento centrale dell’intero impianto di investimento responsabile.
LA SELEZIONE DEI GESTORI
Il tema della governance interna degli asset manager risulta essere diventato un criterio discriminante nella fase di selezione. Il «94% degli asset owner – si legge su Responsible Investor – ha incluso la struttura di governance e supervisione a livello dirigenziale tra i criteri di valutazione dei gestori, in crescita rispetto all’86% registrato nel 2024». Parallelamente, cresce l’attenzione alle pratiche di voto per delega: il 79% degli asset owner verifica l’allineamento tra le politiche di voto dei gestori e i propri mandati di investimento responsabile, «segnalando un’aspettativa sempre più esplicita di coerenza tra intenzioni dichiarate e comportamenti effettivi».
IL DIVARIO NELLA GOVERNANCE
Resta aperto un divario significativo tra le pratiche dei proprietari e quelle dei gestori: l’85% degli asset owner dispone di una supervisione specifica in materia di investimenti responsabili a livello di CdA, contro il 62% degli asset manager. Un disallineamento che, secondo i dati Unpri, «può aiutare a orientare il dialogo tra asset owner e gestori sull’allineamento delle aspettative». Entrambe le categorie ricorrono in misura simile a indicatori chiave di performance per valutare i propri dirigenti sul tema, rispettivamente al 44% e 43%, ma le differenze si accentuano sull’approccio al rischio climatico, dove gli asset owner mostrano sistematicamente livelli più elevati di integrazione e disclosure.
CONTRATTI ED ESCALATION
Le aspettative si stanno traducendo in obblighi contrattuali: il 91% degli asset owner ha inserito clausole relative agli investimenti responsabili nei contratti con i gestori esterni, rispetto all’81% del 2024, con le più comuni che riguardano le politiche di esclusione. Sul fronte del monitoraggio, «gli asset owner si dimostrano disposti a passare dalle parole ai fatti in caso di disallineamento persistente: l’80% prevede il dialogo come primo strumento di escalation, ma il 56% è pronto a inserire il gestore in una lista di sorveglianza, il 50% a sospendere nuove allocazioni e il 49% a terminare il mandato».
Il report mostra dunque un trend molto attuale di asset owner che pretendono sempre più di farsi ascoltare dalle Sgr sulle tematiche Esg, a costo di sostituirle con altre. I gestori saranno in grado di dimostrare la propria identità Esg e coerenza sulla sostenibilità con gli asset owner?
Alessandro Fenili
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