studio bce, l'effetto vero è sui costi del credito

I rischi Esg non riducono i fidi bancari

18 Mag 2026
Notizie Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Una ricerca della Banca centrale europea rivela connessioni robuste tra gli effetti ambientali e quelli della biodiversità. L'esistenza di questi rischi si è già tradotta in variazioni importanti nei costi dei finanziamenti erogati dalle banche. Ma ancora non ha ridotto i volumi di credito concessi

Chi danneggia la biodversità, paga salato il conto in banca. Lo conferma il working paper “The role of biodiversity risk in shaping bank lending decisions” firmato dalla Banca centrale europea, nel quale emergono connessioni robuste tra gli effetti ambientali e quelli “bio”, i quali, combinati, si traducono in variazioni importanti nei costi dei finanziamenti. Ma, purtroppo, ancora non nei volumi di credito concessi.

«Abbiamo dimostrato – scrivono le autrici Karoline Bax e Aida Ćehajić – che il rischio legato alla biodiversità incide in modo significativo sui prezzi nei mercati dei prestiti sindacati. Le imprese con una maggiore esposizione al rischio legato alla biodiversità devono affrontare spread creditizi notevolmente più elevati, mentre i dati relativi ai volumi dei prestiti sono meno evidenti. Questo andamento suggerisce che le banche tendano principalmente ad adeguare i margini di prezzo piuttosto che a limitare l’offerta di credito».

LA RELAZIONE CON L’AMBIENTE

La ricerca, focalizzata sui prestiti a imprese statunitensi tra il 2007 e il 2023, dimostra che «la valutazione del rischio legato alla biodiversità viene amplificata a seguito di violazioni ambientali». Questo andamento indica che il rischio legato alla biodiversità diventa più rilevante per i finanziatori a seguito di shock ambientali negativi. Al contrario, come detto, gli effetti sui volumi dei prestiti rimangono limitati, «suggerendo che le banche non ritirano sistematicamente il credito nemmeno dopo eventi ambientali negativi». Andamenti simili emergono quando si tiene conto delle prestazioni Esg delle imprese.

Dal punto di vista dei finanziatori, «abbiamo riscontrato – scrivono sempre le autrici – che le banche impegnate nella sostenibilità (firmatarie dell’UnepFi) attribuiscono maggiore peso al rischio legato alla biodiversità nella determinazione dei prezzi, mentre non abbiamo trovato prove sistematiche del fatto che
le banche con sede in Paesi più vulnerabili dal punto di vista ambientale si comportino in modo diverso. Inoltre, il rischio legato alla biodiversità non sembra influenzare in modo significativo le decisioni delle banche in merito alla partecipazione a prestiti sindacati. Nel loro insieme, i nostri risultati indicano che il rischio legato alla biodiversità viene incorporato nel credito bancario principalmente attraverso la determinazione del prezzo del prestito piuttosto che attraverso l’allocazione del credito o le decisioni di partecipazione».

LA RELAZIONE CON L’ESG IDENTITY

Interessante anche le conclusioni sui fattori scatenanti. «Più in generale – si legge -, i risultati evidenziano che le istituzioni finanziarie rispondono ai rischi ambientali anche quando questi non sono direttamente osservabili attraverso metriche tradizionali, ma sono invece incorporati nell’impronta ambientale più ampia delle imprese». Anche in questa analisi, dunque, emerge il peso dell’ESG Identity complessiva delle aziende, nel determinare la valutazione di un finanziamento. Questo aspetto era già emerso in un report di Banca d’Italia, in relazione al greenium migliore per le aziende con una buona identità sostenibile (vedi articolo Bankitalia: l’ESG Identity alza il greenium).

 

 

 

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