analisi su primo e secondo anno di applicazione csrd
Imprese, asciugata doppia materialità 2025
Nel secondo anno di applicazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), le grandi imprese europee sembrano orientarsi verso una progressiva revisione delle proprie valutazioni di doppia materialità. È quanto emerge dal working paper “Double Materiality in Practice: Evidence from Two Years of CSRD Reporting”, realizzato da Jan Nahrstedt dell’Università di Amburgo e basato sull’analisi di 241 società quotate europee tra Fy2024 e Fy2025.
La ricerca si concentra sulla Double Materiality Assessment (Dma), il processo richiesto dalla Csrd per valutare sia gli impatti dell’azienda su ambiente e persone sia i rischi e le opportunità finanziarie collegati ai temi di sostenibilità. Attraverso un’analisi manuale dei report di sostenibilità conformi alla Csrd, il paper costruisce un dataset relativo ai dieci topical standard degli Esrs.
I TEMI PIÙ MATERIALI
Nel Fy2024 quasi tutte le aziende del campione identificano come materiali il cambiamento climatico (E1) e il tema della forza lavoro interna (S1), entrambi al 99,6%, seguiti da G1 (condotta delle imprese) al 97,1 per cento. Come evidenziato dal grafico, in fondo alla classifica invece si trovano i temi S3 (comunità interessate), E4 (biodiversità ed ecosistemi) ed E3 (acqua e risorse marine). Secondo il paper, questo confermerebbe una maggiore maturità delle aziende europee sui temi climatici rispetto ad altri temi ambientali ancora meno consolidati nelle pratiche di reporting.
L’analisi delle singole dimensioni della doppia materialità evidenzia inoltre che gli impatti negativi rappresentano la componente più frequentemente dichiarata materiale in tutti gli standard, mentre le opportunità finanziarie sono generalmente la dimensione meno identificata come materiale. Nello specifico, nella dimensione della impact materiality gli standard ambientali vengono considerati materiali soprattutto per i loro impatti negativi, mentre i temi sociali e di governance, con l’eccezione di S2 (workers in the value chain), mostrano più spesso impatti positivi che negativi. Sul fronte della financial materiality, invece, tutti gli standard risultano più frequentemente associati a rischi che a opportunità.
CONFRONTO SECONDO ANNO CSRD
L’analisi del secondo anno di applicazione della Csrd mostra una progressiva revisione delle valutazioni di doppia materialità da parte delle imprese europee. Nel campione analizzato, composto da 202 aziende per cui erano disponibili dati comparabili tra Fy2024 e Fy2025, il numero medio di standard Esrs considerati materiali si riduce dello 0,7 per cento. Secondo il paper e come evidenziato nel grafico qua sotto, il fenomeno appare come una moderata contrazione delle valutazioni di materialità: cinque standard su dieci registrano una riduzione dei livelli di materialità, mentre solo due mostrano un incremento.
Secondo l’autore, questa evoluzione è coerente con un progressivo consolidamento delle prime analisi di doppia materialità realizzate dalle imprese. Tra le possibili spiegazioni individuate dal paper vi sono un affinamento delle valutazioni, un maggiore allineamento ai benchmark settoriali e un restringimento volontario del perimetro di reporting in vista delle future semplificazioni della Csrd.
LE DIFFERENZE TRA I SETTORI
Lo studio mette inoltre in evidenza significative differenze tra settori. Il comparto Financials presenta livelli di materialità ambientale generalmente inferiori rispetto alla media del campione, con l’eccezione del climate change, mentre settori come Industrials e Materials registrano livelli più elevati soprattutto sugli standard relativi a inquinamento, risorse e impatti ambientali.
Nel Consumer Discretionary emergono invece valutazioni più elevate sugli standard legati ai consumatori finali (S4) e all’economia circolare (E5), mentre Information Technology e Communication Services mostrano, nel complesso, una minore materialità ambientale.
Giulia Bandini
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