presentato il report annuale sul progetto Investor Choice
Vanguard, boom di voti giovani all’Esg
Un aumento quasi esponenziale di investitori ha deciso di esprimere la propria preferenza sul voto del gestore nel 2026. E, di questi elettori, la parte più giovane evidenzia una netta preferenza per le strategie orientate in modo esplicito agli Esg. È quanto emerge dal report annuale How Investors Vote, pubblicato da Vanguard a settembre 2026, che analizza le scelte effettuate nell’ambito del programma di proxy voting.
L’Investor Choice, lanciato nel 2023, viene indicato da Vanguard come «il più grande programma al mondo di voto per delega per investitori al dettaglio». Il progetto consente agli investitori di selezionare una policy di voto (vedi immagine sotto) per determinare come la propria quota dei fondi indicizzati Vanguard eleggibili viene votata nelle assemblee delle società partecipate.
La partecipazione ha subito un’accelerazione nel 2026: il numero di investitori partecipanti è aumentato di oltre sei volte, passando da 82.000 nel 2025 a 507.000. Anche il patrimonio gestito ha registrato una crescita significativa su base annua, aumentando di quasi 17 volte, da 9 miliardi di dollari a 151 miliardi di dollari.
C’è stato anche un ampliamento della partecipazione dei gestori di piani pensionistici, con quasi 80 gestori di piani pensionistici che ha partecipato a Investor Choice, rappresentando oltre un milione di partecipanti ai piani sottostanti.
LE SCELTE (ANTI?) ESG
Tra le policy di voto, la Glass Lewis Esg Policy ha rappresentato il 12% delle scelte nel 2026, in calo rispetto al 18% del 2025. La quota era stata del 24% nel 2024 e del 45% nel 2023. Occorre però ricordare che il vero crollo c’è stato nel 2024, quando le indicazioni sono cadute a quota 24% (dal su menzionato 45% dell’anno precedente). Mentre nel 2025 sono calate al 18%, quindi riducendo la velocità di caduta. Tuttavia, c’è un punto di discontinuità. Nel 2025, infatti, Vanguard ha inserito tra le scelte la “Egan-Jones Wealth-Focused Policy”. E questa ha cambiato le carte sul tavolo. E le ha mischiate per bene.
La policy di Egan-Jones, infatti, respinge le proposte Esg. Ma, attenzione, salvo che producano impatti diretti sui ricavi della società. Questa eccezione, in tempi in cui gli Esg sono ormai sdoganati come strumento di business, rende la proposizione quasi tautologica.
La stessa Vanguard precisa che «il calo della quota della Glass Lewis Esg Policy nel 2026 va letto nel contesto della diversa composizione dei fondi entrati nel programma e delle rispettive basi di investitori. Il cambiamento riflette quindi la composizione degli obiettivi di investimento e della base azionaria dei fondi aggiunti anno su anno, piuttosto che un cambiamento strutturale nelle preferenze degli investitori».
IL RUOLO DELL’ETÀ E DEL SESSO
In ogni caso, è rilevante il peso generazionale nelle scelte verso la sostenibilità. Tra i clienti che partecipano all’Investor Choice, la quota di scelta della policy Esg diminuisce con l’età, mentre quella relativa alla Company Board-Aligned Policy tende ad aumentare. Il report evidenzia in particolare che gli investitori under 30 hanno selezionato la Glass Lewis Esg Policy nel 38,8% dei casi, contro il 16,2% degli investitori tra 62 e 80 anni. Nella fascia 31-45 anni la quota è stata del 36,3%, mentre tra i 46 e i 61 anni è scesa al 19,4 per cento.
Anche il genere mostra una differenza nelle scelte: la Glass Lewis Esg Policy è stata selezionata dal 25% delle donne, contro il 15% degli uomini.
La preferenza per la policy Esg diminuisce inoltre all’aumentare degli asset investibili. Per i clienti con meno di 100mila dollari di asset la quota è del 31%, mentre scende al 14% per quelli con 5 milioni di dollari o più.
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