ET.beyond_csrd/20 - la posizione del gruppo
Banca Finint: «Omnibus, l’Esg resta leva strategica»
La sostenibilità come leva strategica, di gestione dei rischi e di dialogo con il mercato, oltre gli obblighi normativi. È questa la posizione del Gruppo Banca Finint, che risponde come azienda in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle imprese che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd una volta entrata in vigore la Direttiva Omnibus.
Per il Gruppo, infatti, anche in caso di uscita dal perimetro obbligatorio, la scelta resta quella di proseguire con una rendicontazione volontaria, perché «la sostenibilità non è mai stata un tema di mera compliance», ma «uno strumento di gestione dei rischi, di indirizzo strategico e di dialogo con il mercato». In questo contesto, la Csrd viene considerata anche «uno strumento informativo basato su dati uniformi e certificati», a presidio dell’affidabilità delle informazioni. Il percorso prosegue quindi in continuità, senza impatti su priorità o commitment del management: le strutture Esg vengono confermate come parte integrante del modello di business e la doppia materialità resta «uno strumento strategico di ascolto degli stakeholder e di prioritizzazione».
Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?
Anche nell’ipotesi in cui, alla luce delle evoluzioni del pacchetto Omnibus promosso dalla Commissione europea, il Gruppo Banca Finint non rientrasse più nel perimetro obbligatorio della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nostra posizione è di proseguire con la rendicontazione su base volontaria.
Per noi la sostenibilità non è mai stata un tema di mera compliance. È uno strumento di gestione dei rischi, di indirizzo strategico e di dialogo con il mercato ; inoltre, la Csrd costituisce uno strumento informativo basato su dati uniformi e certificati per tutte le aree del Gruppo, a presidio dell’integrità e dell’affidabilità delle informazioni.
L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?
La possibile esclusione dall’obbligo non ha avuto impatti su priorità, budget o commitment del management. Le iniziative Esg previste nel piano 2024–2026 sono confermate e restano integrate nel piano industriale.
Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?
Il percorso di avvicinamento alla Csrd ha rappresentato un’occasione per rafforzare ulteriormente una struttura già solida, costruita negli anni della Non Financial Reporting Directive (Nfrd). Il Consiglio di Amministrazione è pienamente coinvolto, anche grazie alla presenza di un consigliere con competenze Esg e a un percorso di formazione dedicato svolto nel 2024. La sostenibilità è presidiata da comitati specifici e da una Direzione Sustainability di Gruppo, con il supporto della funzione di reporting Esg in ambito Finance.
Non prevediamo ridimensionamenti: le strutture Esg sono state concepite come parte integrante del nostro modello di business, non come risposta contingente a un obbligo normativo.
Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?
Sul fronte dei dati, siamo in una fase di evoluzione. Pur non avendo ancora adottato un software dedicato esclusivamente ai dati Esg, abbiamo in programma un investimento significativo sull’infrastruttura IT nei prossimi anni. L’obiettivo è integrare in modo strutturato anche i dati di sostenibilità, migliorandone qualità, tracciabilità e affidabilità. Il tema non è solo “come rendicontare”, ma come utilizzare i dati Esg per supportare decisioni strategiche.
Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?
Abbiamo completato l’analisi di doppia materialità a fine 2024 e ne abbiamo confermato gli esiti nel 2025. Per noi non si tratta di un esercizio formale, ma di uno strumento strategico di ascolto degli stakeholder e di prioritizzazione.
Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?
Guardando avanti, adotteremo gli standard previsti dal quadro normativo applicabile: in caso di obbligo, faremo riferimento agli European Sustainability Reporting Standards (Esrs); in assenza di obbligo, valuteremo standard volontari come i Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs (Vsme), mantenendo un allineamento con le best practice europee.
Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?
Le nostre scelte sono influenzate sia da fattori interni sia da aspettative di mercato. Internamente, il tema Esg è sempre più sentito, come emerso anche dall’Engagement Survey 2025. A livello di governance, il CdA esercita un presidio attivo e consapevole.
Esternamente, clienti e investitori attribuiscono crescente rilevanza alla solidità del posizionamento Esg, anche in relazione a evoluzioni normative come il Codice dei contratti pubblici, che integra requisiti sociali nei bandi di gara. In questo contesto si inserisce la decisione di avviare nel 2026 l’assesment per la certificazione di parità di genere Uni/PdR 125.
Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus? Posizionamento chiaro o attendista?
Stiamo valutando con attenzione il posizionamento comunicativo rispetto ai cambiamenti introdotti dall’Omnibus. L’obiettivo è adottare un approccio chiaro, trasparente e coerente, evitando sia toni allarmistici sia atteggiamenti attendisti. Il messaggio di fondo rimane che la sostenibilità resta un asset valoriale.
Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?
Nel 2026 continueremo a integrare i fattori Esg nelle scelte strategiche e operative, monitorando al contempo l’evoluzione del quadro normativo europeo. La sostenibilità è parte della nostra visione di lungo periodo e del modo in cui intendiamo creare valore per stakeholder e mercato.
Giulia Bandini
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