ET.beyond_csrd/9 - Zornitza Kratchmarova, ESG & Sustainability Director
Gruppo Alkemy: «Omnibus non ferma la sostenibilità»
L’incertezza normativa non frena il percorso: rappresenta piuttosto un motivo per consolidare quanto costruito ed evitare passi indietro. Lo racconta Zornitza Kratchmarova (in foto), Esg & Sustainability Director del Gruppo Alkemy, in questa nuova intervista della serie che ETicaNews dedica alle aziende che verranno escluse dall’obbligo di rendicontazione Csrd una volta entrata in vigore la Direttiva Omnibus.
Per il gruppo, il pacchetto Omnibus non ha modificato la direzione intrapresa: «Proseguire il percorso come se lo “stop-the-clock” non fosse intervenuto», spiega Kratchmarova. In un contesto percepito come incerto, la scelta è stata quella di mantenere l’impianto originario e continuare a rendicontare secondo gli Esrs, anche perché «il rischio maggiore è tornare indietro, più che proseguire». L’ipotesi di uscita dal perimetro non ha inciso su priorità e commitment: la decisione di continuare è stata condivisa dal top management e sostenuta dall’azionista, con l’obiettivo di «non disperdere competenze, energie e coinvolgimento interno», sottolinea la Esg Director. In questo quadro, la sostenibilità resta una funzione di governo dei processi, «non un presidio legato esclusivamente all’adempimento regolatorio», ma uno strumento per orientare raccolta dati e decisioni e per favorire l’ingaggio di stakeholder, clienti e partner, contribuendo a un confronto più consapevole su questi temi.
Alla luce dell’esclusione dall’obbligo Csrd, come avete scelto di posizionarvi?
Alla luce dell’accordo politico sul pacchetto Omnibus, il Gruppo Alkemy ha scelto una linea di continuità: proseguire il percorso come se lo “stop-the-clock” non fosse intervenuto. La prospettiva di una possibile esclusione dall’obbligo non ha portato né a rallentamenti né a ripensamenti strutturali. Al contrario, la direzione è stata quella di mantenere l’impianto originario, continuando a rendicontare secondo gli Esrs, e in attesa di una cornice definitiva. In un contesto percepito come altamente confuso, il rischio maggiore è stato individuato nel “tornare indietro”, più che nel proseguire.
L’esclusione dall’obbligo ha avuto impatti su priorità, budget e commitment del management?
L’ipotesi di uscita dal perimetro non ha inciso su priorità interne, budget o commitment della direzione manageriale. La scelta di continuare è stata condivisa dal top management e sostenuta dall’azionista di maggioranza (Fsi), che ha confermato la volontà di non disinvestire sulla sostenibilità. L’azienda ha letto l’incertezza normativa non come un segnale di stop, ma come una ragione in più per consolidare processi già avviati, evitando di disperdere competenze, energie e coinvolgimento interno.
Prima dell’esclusione avevate già rafforzato governance e processi interni? Oggi pensate di mantenere queste strutture?
Prima dell’accordo Omnibus, il gruppo aveva già avviato un rafforzamento dei processi interni, in vista della Csrd, a partire dalla presenza di una funzione centrale di sostenibilità con un ruolo trasversale. La rendicontazione non era concepita come un’attività isolata, ma come il risultato di un lavoro corale, che coinvolge Finance, Hr, Acquisti e le principali funzioni operative, chiamate a contribuire alla raccolta e alla qualità del dato. La preparazione alla Csrd ha, quindi, agito come acceleratore nella strutturazione dei flussi informativi e nella definizione di responsabilità chiare. Nel nuovo scenario non è previsto alcun ridimensionamento delle strutture Esg. Al contrario, con il perfezionamento dell’integrazione tra Retex e Alkemy, il team dedicato è stato ulteriormente rafforzato e oggi opera su un perimetro particolarmente complesso, che conta oltre 30 legal entity, in Italia e all’estero. Attualmente, il team di sostenibilità è composto da tre persone e lavora a stretto contatto non solo con le funzioni interne, ma anche direttamente con l’azionista di maggioranza, Fsi. La volontà dell’azionista è infatti quella di non arrestare in alcun modo il percorso di trasformazione in chiave sostenibilità, ma di consolidarlo e rafforzarlo ulteriormente, al di là dell’evoluzione del quadro normativo. In questo senso, la sostenibilità continua a essere considerata una funzione di governo e di integrazione dei processi, e non un presidio legato esclusivamente all’adempimento regolatorio.
Come è evoluta la raccolta dei dati Esg? Continuerete a investire su sistemi e digitalizzazione?
In preparazione alla Csrd, la raccolta dei dati Esg si è evoluta in modo progressivo. Fino allo scorso anno, soprattutto sul perimetro Retex, il lavoro si è basato prevalentemente su strumenti tradizionali come Excel, anche per via della continua evoluzione normativa, che rendeva poco efficiente investire in piattaforme complesse e costose. L’azienda ha preferito concentrarsi sulla costruzione dei flussi interni e sulla responsabilizzazione delle funzioni. Il salto verso la digitalizzazione è avvenuto con l’adozione di un applicativo scelto dall’azionista di maggioranza e messo a disposizione delle partecipate. Per la prima volta, il gruppo utilizza un sistema It strutturato per la raccolta dei dati Esg, sia per rispondere alle richieste del fondo sia per alimentare il proprio bilancio di sostenibilità. Questo percorso non verrà messo in pausa: al contrario, sarà mantenuto e consolidato. Resta però centrale la consapevolezza che la tecnologia non elimina la criticità principale, ossia l’ottenimento del dato grezzo dalle funzioni. La digitalizzazione è vista come un abilitatore, non come una scorciatoia.
Avete svolto l’analisi di doppia materialità? Come pensate di usarla in futuro?
L’analisi di doppia materialità era già stata svolta da entrambe le realtà prima dell’integrazione, ed è risultata indispensabile per i bilanci precedenti. Nel nuovo perimetro, il Gruppo Alkemy ha scelto di non ripartire da zero, ma di costruire una sintesi delle due matrici esistenti, tenendo conto della comunanza di business ed esigenze operative. La doppia materialità resta uno strumento strategico, utile per orientare la raccolta dati verso ciò che è realmente rilevante, evitando che la rendicontazione si riduca a un esercizio formale.
Le semplificazioni Esrs e i Vsme possono essere utili?
Quanto agli Esrs, il tema centrale è il timing delle modifiche: in assenza di certezze operative, l’azienda ha scelto la continuità con l’impianto precedente. Le indicazioni Efrag sulla semplificazione sono osservate con interesse, ma difficilmente applicabili in corso d’opera. Rispetto ai Vsme e ai futuri standard volontari per le aziende escluse dalla Csrd, il gruppo evidenzia una criticità di fondo: non tutte le imprese potenzialmente escluse sono piccole o medie imprese. Serviranno strumenti proporzionati anche a realtà di dimensioni medio-grandi, che non rientrano nelle soglie ma presentano una complessità significativa.
Quali stakeholder hanno inciso di più nelle vostre scelte?
Nel processo decisionale hanno inciso soprattutto l’allineamento tra azionista e top management, e la continuità delle richieste provenienti dal mercato. All’interno dell’azienda non si è registrata una contrapposizione tra posizioni diverse: la scelta di proseguire il percorso è stata condivisa sin dall’inizio e sostenuta in modo trasversale. All’esterno, le pressioni non si sono attenuate. Nelle gare e nei processi di qualificazione dei fornitori, le informazioni Esg continuano a essere richieste con frequenza, sia come prerequisito sia come elemento premiante. Anche il sistema finanziario mantiene un livello di attenzione elevato, perché banche e investitori hanno bisogno di dati strutturati per valutare rischi e solidità nel medio-lungo periodo. A questo si affianca una dimensione interna rilevante: dopo aver coinvolto le persone, avviato percorsi formativi e strutturato processi, un passo indietro avrebbe un impatto negativo su credibilità e ingaggio.
Come avete comunicato i cambiamenti legati all’Omnibus?
L’approccio comunicativo adottato è stato improntato alla coerenza tra ciò che viene fatto e ciò che viene raccontato. Internamente, il Gruppo Alkemy ha ribadito la continuità dell’impegno, chiarendo che i cambiamenti normativi non avrebbero trasformato la sostenibilità in un tema accessorio o puramente formale. La sostenibilità continua a essere comunicata non come elemento di vetrina, ma come strumento di ingaggio di stakeholder, clienti e partner, con l’obiettivo di contribuire a una maggiore consapevolezza e a un confronto informato su questi temi. L’azienda ritiene infatti fondamentale che se ne parli in modo strutturato e intelligente, affinché la sostenibilità non resti lettera morta. In questa prospettiva rientrano anche iniziative di confronto aperto, come eventi, workshop e momenti di approfondimento, pensati per alimentare il dialogo e favorire progettualità condivise. La comunicazione è quindi intesa come una leva per fare, insieme ad altri attori, di più e meglio, evitando derive di green o social washing, e rafforzando un posizionamento credibile e coerente nel tempo.
Guardando al 2026, quali sono le priorità? In che modo la Csrd continuerà a influenzarvi?
Guardando al 2026, le priorità del Gruppo Alkemy sono orientate alla continuità e al consolidamento di quanto già avviato. È prevista la prosecuzione della rendicontazione di sostenibilità secondo gli Esrs su base consolidata, pur mantenendo la separazione rispetto al bilancio civilistico. Parallelamente, il gruppo continuerà a portare avanti tutti i processi già in essere, estendendoli progressivamente all’intero perimetro integrato. Un focus rilevante riguarderà il lavoro sulle policy, sui codici e sugli strumenti di governance, con un’attività strutturata di deployment volta a renderli coerenti e pienamente allineati con il nuovo assetto societario. L’obiettivo è realizzare un’integrazione a 360 gradi, in cui il reporting rappresenta solo una delle componenti di un’azione più ampia e capillare. In questo quadro, la Csrd continuerà a esercitare un’influenza sulle scelte organizzative e di business, anche al di là dell’obbligo formale, non come mero vincolo regolatorio, ma come riferimento metodologico. La sostenibilità è intesa come una dimensione che deve continuare a essere strategica e concretamente a supporto del business, integrata nei processi e nelle decisioni aziendali, e non come un adempimento isolato.
Giulia Bandini
CsrdET.beyond_csrdGruppo AlkemyOmnibusZornitza Kratchmarova
