la grande marcia della Cina nei dati di Sbti

Perché gli Esg parlano di Confucio

20 Apr 2026
Editoriali Companies & CSR Commenta Invia ad un amico
Il traker della Science Based Target Initiative indica una accelerazione degli obiettivi in Cina. È solo l'ultimo passo di una lunga marcia sostenibile, sviluppata su diversi fronti. E accompagnata da un raddoppio (nel 2025) della consapevolezza sulla materialità Esg

Il dato era già chiaro ed emblematico: leggendo tra le righe del tracker pubblicato dieci giorni fa dalla Science Based Target Initiative (Sbti), i Paesi del Far East apparivano come i protagonisti del maggiore cambio di marcia negli impegni climatici delle aziende nel globo. Il trend è così forte che, giovedì, Sbti ha rilanciato un approfondimento dei dati, accompagnandolo con un titolo esplicativo “Asia is emerging as the new center of gravity for corporate climate action”.

In un 2025 da record per i numeri di Sbti, la regione asiatica, scrive l’organismo, «ha registrato la crescita percentuale più elevata nel numero di aziende che hanno fissato obiettivi basati sulla scienza, con un aumento del 53% (da 2.297 a 3.513). La Cina è il Paese in cui il numero di aziende che adottano tali obiettivi cresce più rapidamente, mentre il Giappone continua a primeggiare a livello mondiale per numero totale di obiettivi».

LA LUNGA MARCIA

È una sorpresa? Nemmeno per idea. L’inseguimento Esg all’Europa da parte delle economie orientali non è certo cominciato adesso. Giusto per valorizzarne le tracce nell’archivio storico, addirittura nel novembre 2012 una delegazione di industriali cinesi venne a Milano per evidenziare il potenziale degli impegni di Pechino sul fronte della corporate social responsibility: a colpi di piani quinquennali, quei numeri già delineavano l’avvio di una grande marcia.

Oggi, quella marcia ha portato al quadro che il report di Sbti rende operativamente concreto nel raffronto da Est e Ovest, in termini di impegni del mondo corporate.

UN DRAGO CON DIVERSE SFUMATURE DI ESG

Ma il raffronto si può replicare su altre dimensioni che vedono la Cina ormai protagonista in senso Esg.

Gli aspetti strutturali sono i più complessi: l’ex impero di mezzo è un Paese che ha forzosamente avviato la sua trasformazione energetica, dipendendo largamente dal carbone. Eppure, sta registrando un continuo calo delle emissioni, e, per la prima volta, lo scorso ottobre, un leader di Pechino, il presidente Xi Jimping, ha preso un impegno pubblico al 2035.

A fronte di tali ostacoli carbonici, infatti, la Cina è riconosciuta come il primo “electro-state” del pianeta: un’economia fondata su elettricità, tecnologie pulite, manifattura avanzata e controllo dei materiali strategici.

E, in questo percorso, c’è della “filosofia”, non solo il caso. Infatti, Pechino sta seguendo le orme delle normative europee sul fronte della Tassonomia e della regolazione degli investimenti sostenibili. Non ha caso, nel 2025, il Paese è diventato il primo emittente di green bond del pianeta.

L’ALTRA METÀ DEL MONDO

Appare dunque assi più chiaro perché, qualche settimana fa a Milano, Kunal Kapoor, chief executive officer di Morningstar, uno dei principali gruppi di analisi e dati finanziari al mondo, ha richiamato l’attenzione sugli Esg come driver per gli investimenti 2026 .

Il motivo?

Kapoor ha spalancato il campo. Ha suggerito di guardare oltre l’attuale equilibrio dei mercati, in cui gli Stati Uniti stanno tirando il freno Esg. E di guardare al resto del mondo. Quindi ha presentato una slide su quanto i fattori Esg siano percepiti più o meno materiali alle diverse latitudini.

Ebbene, la percezione della materialità degli Esg è più o meno raddoppiata in Cina nel 2025. In altre parole, nell’anno di maggiori critiche all’acronimo della sostenibilità ambientale, sociale e di governance, i cinesi sono due volte più convinti di prima che gli Esg siano un fattore determinante della creazione di valore.

È questa consapevolezza che rende il quadro della grande marcia molto credibile. Perché riflette la via indicata dai saggi che hanno forgiato la cultura della Cina: “Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi”.

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